PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Le recensioni di Gordiano Lupi (Marcello Gagliani Caputo, Cinzia Demi, Luciano Curreri).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

ero maddalenaCinzia Demi

Ero Maddalena

Puntoacapo – Euro 10 – Pag. 70

Non sono un esperto di poesia, anche se amo leggerla e tradurla dallo spagnolo per far conoscere i miei poeti cubani della diaspora, ché poi far conoscere - per la poesia - è una parola grossa, a volte anche regalandola non si trovano lettori. Proviamo a parlare di un libro che mi ha emozionato, allora, da semplice lettore, ché quello sono, non certo un critico, tanto meno un poeta.

Cinzia Demi è piombinese come me, vive a Bologna, dove dirige la collana di poesia Sibilla per Pendragon e manda avanti il bimestrale Parole. Per Il Foglio Letterario ha curato, insieme alla poetessa Patrizia Garofalo, una stupenda antologia – omaggio a Giorgio Caproni: Tra Livorno e Genova: il poeta delle due città (2013).

Ero Maddalena è un libro di liriche che mette in primo piano una figura di donna inquieta, straziata dal dolore, piena di passione carnale (come in Giovanni Testori), inserita nel quotidiano dove vive la sua follia e la sua passione. Maddalena è una peccatrice, come tutti noi, non è difficile per il poeta immedesimarsi in una figura di donna che ottiene la salvezza bagnando di lacrime le carni di Gesù (ero Maddalena lo sento/ lo so ho la sua stessa vena/ sono la sua stessa forma). Maddalena percorre le stazioni del dolore, un personale pellegrinaggio di redenzione, assiste alla resurrezione di Cristo con gli occhi meravigliati di un’innocente. Maddalena peccatrice, certo, ma proprio per questo vicina a Cristo e donna investita del ruolo di dover svelare il mistero della resurrezione della carne (io mi piego alla pietà/ di uno che ho visto morto/ che non è più nessuno). Cinzia Demi dialoga con Maddalena (parti in corsivo alternate a sequenze in tondo), in terzine dantesche, imperfette, moderne, con uno stile originale, anche se suggestionato dallo studio di Caproni. La poetessa accoglie la leggenda secondo cui il vento di Ponente avrebbe accompagnato la figura di Maria Maddalena, sin quando la sua statua approdò all’omonima isola, in Sardegna, spinta da quel vento: Bologna mi accoglie/ potente nelle sue strade/ a quest’ora quasi senza gente/ un vento di ponente/ deciso mi ha spinto/ nella sua direzione/ scalza come un bambino/ nuda di consolazione/ cerco l’antro di un portone/ o la fredda scala/ la balaustra di una chiesa/ il riparo di una prigione.  Poesia moderna che racconta una vita del passato e ripercorre strade d’un dolore al femminile quanto mai moderno e attuale. Simbolismo, metafore, similitudini poetiche e ricerca linguistica sono elementi fondamentali d’una poesia vibrante, musicale e ricca di emozioni. Suggestiva la copertina di Maurizio Caruso, acrilico su cartone telato, di Maurizio Caruso. Confezione editoriale tascabile, economica, in perfetta sintonia con l’opera poetica.

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Luciano Curreri
Quartiere non è un quartiere
Racconto con foto quasi immaginarie
Amos Edizioni – Euro 12 – Pag. 115
www.amosedizioni.it
 

Luciano Curreri – professore di letteratura in Belgio – lo conoscevo come forbito saggista e valente italianista, avevo letto Il peplum di Emilio (Il Foglio, 2012), L’elmo e la rivolta (Comma 22, 2011), ma mi ero lasciato sfuggire la sua notevole vena narrativa, che in questo volume – a metà strada tra il romanzo e la raccolta di racconti – tocca corde proustiane. Forse quando raggiungiamo una certa età – non giocoforza veneranda, come in questo caso – il ricordo dell’infanzia si fa pressante e ci chiede di venire fuori, di essere inserito in una narrazione, di non restare soffocato dal tempo che passa. Ci capita, allora, di andare alla ricerca del tempo perduto, se siamo scrittori usiamo l’arma della poesia o della prosa poetica, come nel caso di Curreri, che racconta i suoi ricordi, ma sono ricordi talmente universali da comprendere tutti i lettori. Curreri narra una campagna ferrarese che fa venire a mente i migliori film di Pupi Avati, un’adolescenza che profuma di un Amarcord felliniano, intrisa della poesia della memoria, ricca di parole evocative e di immagini suggestive. Protagonista dei ricordi è la nonna dell’autore, ma in primo piano c’è un piccolo mondo antico irrimediabilmente perduto, un mondo piccolo abbandonato per sempre, che non può tornare, un’infanzia che più si allontana più si affaccia con prepotenza alla memoria. Bravo Luciano Curreri che è andato alla ricerca del tempo perduto e ha saputo trovare le parole giuste per farlo apprezzare al lettore. Non era facile.

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Marcello Gagliani Caputo

Universal Monster

Pag. 30 Distribuito gratuitamente in formato digitale per Hbooks di Horror.it Link per scaricarlo: http://www.horror.it/a/2013/12/universal-monsters-marcello-gagliani-caputo/

Marcello Gagliani Caputo ci accompagna nel viaggio degli “Universal Monster”. “Universal” sta a indicare sia la famosa casa di produzione cinematografica che il vocabolo “Universale”. Da questa parola accoppiata a “Monster” parte il viaggio nei meandri del cimena dell’orrore e di coloro che hanno saputo trasformare in immagini quello che era stato scritto a parole. Tutti noi conosciamo la figura di Dracula, Frankenstein, l’uomo lupo, solo per citarne alcuni. Tutto questo lo dobbiamo alle penne di illustri scrittori e a produttori che hanno creduto nel fenomeno horror sin dall’inizio.

Gagliani Caputo riesce in poche pagine a mostrarci da dove tutto abbia avuto inizio e come sia stato recepito. L’autore ci rende partecipi, partendo da una visione nostalgica, di come si sia messa in moto la cinepresa su quelli che poi sarebbero diventati delle vere e proprie icone, archetipi, come li definisce lo stesso Nicola Lombardi nella prefazione. Universal Monster è stata una bella scoperta e credo dia il suo contributo all’orrore di un tempo ormai lontano, ma inevitabilmente vicino. Una sorta di “C’era una volta…” che permetterà ai lettori di orientarsi e rispolverare dei capolavori universali, appunto. Mica credete che un regista contemporaneo si svegli una mattina e si metta a girare un film di vampiri non avendo mai visionato Nosferatu?

Questo testo è riuscito a farmi riflettere e a ricordarmi che senza passato non c’è futuro, banale, ma vi prego passatemela, anche perché se oggi siamo arrivati a delle pellicole di alto livello come Dracula di Francis Ford Coppola è soprattutto grazie a quello che è stato girato prima.

Un altro motivo per recuperare il saggio di Marcello Gagliani Caputo è che il sito internet Horror.it lo offre gratuitamente, in un bel formato pdf, moderno e accattivante. Si legge bene con Calibre.

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