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Sul gran rifiuto di Angelino Alfano: scacco al re ma c’è un problema (Berlusconi). Sul non-problema (Fitto e gli altri falchi) e sull’ameno tentativo di beatificazione del leader.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Celestinus_quintusdi Rina Brundu. Se Angelino Alfano fosse un papa sarebbe Celestino V: il papa del gran rifiuto. Certo, Celestino non era proprio “l’uomo di mondo” che serviva nel tardo 1294 per essere un “degno” vescovo di Roma, ed è vero che la “sua” decisione di abdicare fu in qualche modo pilotata; tra gli altri, fu pilotata proprio da quel cardinale Benedetto Caetani che sarebbe diventato il suo successore con il nome di Bonifacio VIII; un altro pontefice, quest’ultimo, natìo della ridente cittadina di Anagni - anche nota per avere dato i natali a Franco Fiorito l’ex tesoriere pdiellino della regione Lazio -  e sui cui abitanti non ci si può non interrogare: ma che cazzo avranno da ridere?

Non che Celestino mancasse di palle d’acciao: che fosse anch’egli vittima della Sindrome Letta lo dimostra l’ultimo monito che lanciò al suo successore: “Hai ottenuto il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane”. Altra domanda: e se prima di confermare il suo definitivo no alla nuova Forza Italia – un qualcosa di simile lo avesse detto anche Angelino Alfano a Raffaele Fitto il falco tra i falchi dell’ex PDL? La provocazione sarebbe senz’altro una panacea per le ambizioni da leader dell’ex-segretario berlusconiano ma in realtà sarebbe un poco come trovare la soluzione ad un non-problema.

Il non-problema è proprio Raffaele Fitto così come un non-problema sono gli altri falchi (o supposti tali). C’è infatti qualcosa di divertente e di ridicolo in questa illusione, mitizzazione collettiva, in questo tentativo di beatificazione e di santificazione di Silvio Berlusconi (il problema) che le “colombe” dell’ex PDL stanno portando avanti da diverso tempo: da che mondo e mondo il berlusconismo è espressione diretta della volontà del leader e dentro il principato non si muove foglia che il leader non voglia. I falchi non esistono perché non possono esistere, sono un’astrazione, una sorta di calcolo matematico scontato perché i falchi fanno equazione col leader per loro natura, i falchi sono il leader e non hanno una volontà propria: si muovono a commando. Detto altrimenti è Berlusconi che decide: ed è Berlusconi che sta combattendo da par suo, fino all’ultimo uomo, con il dichiarato fine di evitare la “decadenza”. Una battaglia perduta in partenza ma una battaglia da combattersi come da manuale per i capi che fanno bandiera del machiavellismo più spregiudicato.

Questo per dire che se Angelino Alfano vuole anche lui mostrarsi un leader degno di quel pontefice di cui abbiamo già detto, di quell’eremita tutto sommato buono, vittima delle circostanze e delle ingordigie dei potentati che lo circondavano, il suo monito più severo dovrebbe girarlo direttamente all’indirizzo di Berlusconi. Del resto, se il cane in questione è Dudu anche augurargli di “morire come un cane” non può essere cosa troppa brutta: ci sono amici a quattro a zampe che hanno davanti un destino peggiore. E, di questi tempi, anche tantissimi bipedi!

Featured image, Papa Celestino V.

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2 Comments on Sul gran rifiuto di Angelino Alfano: scacco al re ma c’è un problema (Berlusconi). Sul non-problema (Fitto e gli altri falchi) e sull’ameno tentativo di beatificazione del leader.

  1. attilio cece // 16 November 2013 at 11:14 //

    un solo appunto:mi sembra che riferirsi a berlusconi quale ‘leader’ sia improprio. Il comportamento ‘guidato’ dei falchi denota, infatti, che berlusconi è “il padrone del partito” pagandone lui i conti e imponendo parole e comportamenti a quelli che vogliono continuare a partecipare alla mangiatoia.

  2. Caro Attilio no questo no, tutto si può dire di Berlusconi tranne che non sia un leader, anche perché le tipologie di leader sono varie e avariate.
    Vero è che anche Berlusconi un giorno dovrà fare i conti con lo status-quo descritto qua sotto da Kissinger. Cordiali saluti

    Un leader non è tenuto a correre dietro ai sondaggi d’opinione, ma a preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni. Gli chiederanno conto dei disastri anche se la decisione che li ha provocati aveva riscosso, quando è stata presa, il consenso generale.

    Henry Kissinger, Gli anni alla Casa Bianca, 1980

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