PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

La nuova Manciuria, la Cina a Nord – Est, attraverso l’occhio fotografico di Francesco Lucania

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

HarbinA Pozzallo dal 9 al 28 novembre

di Giuseppe Nativo. Viaggiare è rompere gli schemi della propria vita quotidiana, mantenendo un continuo sottile dialogo con la propria anima. Ma è anche un dialogare con se stessi cercando pure di rapportarsi con gli altri e, soprattutto, con i luoghi che si va a visitare.

Ciò è dettato talora da un’esigenza, ovvero quella di fermarsi, di scrutare nella propria vita, di entrare in altre forme di pensiero, di mentalità, cercando di penetrare negli occhi, nei volti di persone tanto lontane, per poi scoprire che sono tanto vicine.

Il viaggio inizia quando il pensiero di ciò che è stato pianificato prende forma, si tramuta in elaborazione, in progetto, in ricerca e approfondimento. E’ l’atto finale, il concretizzarsi dell’idea, del pensiero, che si tramuta in realtà.

E’ ciò che ha spinto Francesco Lucania, classe 1952, siciliano di nascita ma residente nel capoluogo piemontese, cultore eclettico di tutto ciò che va oltre la mentalità e gli schemi occidentali, a viaggiare. La finalità del viaggio, diviene così punto di partenza, e nello stesso tempo punto d’arrivo.

Harbin (2)Tutto ciò è sintetizzato nei molteplici click fotografici che rappresentano un corposo reportage svolto da Lucania e che lui stesso ha intitolato “La Nuova Manciuria: La Cina a Nord Est” e da cui emerge una Cina molto diversa, lontana dagli stereotipi che i media occidentali prospettano; una regione poco conosciuta, ricordata soprattutto per il suo passato, ma turisticamente poco frequentata dagli europei. Si tratta di un lungo viaggio durato circa un mese nel corso del quale ha scattato centinaia di foto che hanno immortalato Harbin, Changchun, Shenyang, Dandong, Dalian.

Il 30 agosto 2012 con il volo per Pechino (Beijing), inizia il viaggio in Oriente ai confini della Russia. La prima tappa è la città di Harbin a sud della Siberia, famosa per le sue sculture di ghiaccio. Le foto sono molto esplicite: la cattedrale di Santa Sofia, chiaro riferimento all’architettura russa, con le sue cupole richiamo evidente della Chiesa di San Basilio nella piazza Rossa di Mosca; nella stessa città è possibile ammirare il Tempio di Confucio, dalle facciate variopinte. La città di Harbin è tristemente nota in quanto alle sue porte i giapponesi crearono il loro primo campo di sterminio con esperimenti batteriologici, su esseri umani vivi, studi sul dolore su donne e bambini.

Segue Changchun capitale della Manciuria che, dal 1932 al 1945, fu uno stato soggiogato dal Giappone. In molti edifici si può ancora notare l’influenza dell’architettura giapponese, classico esempio è il palazzo imperiale.

Un ampio numero di foto sono state scattate a Shenyang, gemellata con Torino dal 1985, città che ammalia non poco attraverso i suoi particolari draghi variopinti. Diversi i luoghi di culto messi in risalto da Francesco Lucania: la pagoda delle ceneri di Buddha, meglio conosciuta come “la Pagoda del Nord”, e il Mausoleo della dinastia Qing, che sostituì la dinastia Ming e rimase al potere fino al 1912. Shenyang dista da Dandong 225 chilometri. Quest’ultima è una città al confine con la Corea del Nord, considerata l’Hong Kong del Nord-Est, osservando il ponte sul fiume Yalu, lo sguardo si perde all’infinito.

Particolari suggestioni suscitano i dodici scatti che, su pellicola in bianco e nero, regalano ancora più fascino a una Cina al confine, mostrando tra l’altro uno scorcio della grande muraglia, una statua di Mao e quella di un guerriero testimoni di storia antica e moderna.

Il fotografo Francesco Lucania non dimentica di mostrare la trasformazione delle antiche città, circondate oggi da grattacieli sfavillanti e costruzioni moderne come ad Harbin e Changchun.

Queste immagini, raccolte con tanta passione da Lucania, sono solo una parte della testimonianza storica di una Manciura che sta cambiando e della quale non si sa molto.

Tale corpus fotografico, recentemente oggetto di esposizione proprio a Torino dove risiede Francesco Lucania, che adesso approda a Pozzallo grazie alla sensibilità di Rossella Smarrocchio (Assessore alla Cultura), offre l’opportunità di spostarsi, anche se virtualmente, fra le strade della Manciuria attraverso lo sguardo di un occhio attento e sensibile, al quale non sfuggono i particolari decorativi di una fenice, quelli di dragone, di un leone, o quello di un viso imbellettato di un attore in costume che tramanda la sua antica tradizione in un parco della città di Dalian.

Nel viaggio l’artista era solo e, nel contempo, in compagnia virtuale attraverso un fitto scambio di e-mail con i suoi amici più cari regalando loro un sogno. Un sogno ad occhi aperti.

Le distanze erano annullate e “si riesce a dialogare da qualsiasi punto della terra”, scrive il nostro viaggiatore nel corso del suo secondo giorno alla scoperta di Changchun.

Da questo reportage fotografico emerge una Cina molto diversa, lontana dagli stereotipi che i media occidentali prospettano. Una regione poco conosciuta, ricordata soprattutto per il suo passato, ma turisticamente poco frequentata dagli europei.

Il diario fotografico proposto da Francesco Lucania, che sarà proposto presso lo Spazio Cultura Meno Assenza, la cui presentazione è affidata ai critici Cristina Fanelli e Diego Guadagnino, pone dinanzi all’animo di ciascuno appunti visivi, tracce di ricordi da custodire, memoria da trasmettere di culture e territori lontani, di etnie e popolazioni diverse ma vicine, nelle passioni, nei sentimenti e nella ricerca della bellezza.

Perché la bellezza è un’aspirazione ineffabile, che valica qualsiasi confine geografico tracciato dal cuore pulsante dell’uomo.

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01-DandongPagina di Beijing (Pechino)

Dal diario di Francesco Lucania

Beijing 31 agosto 2012

L’arrivo a Beijing è stato puntuale, ad essere precisi è arrivato prima del previsto, alle sette e ventisei, anziché alle sette e cinquantacinque.

Sono rimasto colpito dall’eccessiva foschia e dal caldo umido che avvolge il corpo,

mi ha sorpreso l’efficienza de controllo passaporti, pochi secondi ed era tutto a posto, nessuna dichiarazione da compilare, ne itinerario da descrivere, nessuna esibizione di altri documenti.

Mi avvio al ritiro bagagli, penso che le procedure di dichiarazione avverranno dopo il ritiro dei bagagli, ma con mio stupore, non vi è nessun controllo, ne alcuna dichiarazione di dogana, nessuno ufficio particolare a cui esibire ulteriori documenti, sono incredulo, osservo attorno ma, non vedo alcuna indicazione di controllo di bagagli, chiedo a dei viaggiatori, mi confermano che non vi sono delle formalità da espletare, posso avviarmi all’uscita.

Le procedure di controllo per l’ingresso sono state esemplificate al massimo, il personale si rivolge in modo amichevole e sorridente, fa davvero piacere, vedere il personale di servizio che cerca di mettere il viaggiatore al proprio agio. La segnaletica dell’immenso aeroporto è scritta anche in inglese, è semplice e molto intuitiva, un viaggio a Beijing lo può fare un ragazzino di 14 anni, che per la prima volta esce da solo di casa, non vi sono della difficoltà, anche per le persone che non sono abituati a viaggiare.

La prima cosa che si nota è il clima caldo afoso, l’altro è il traffico caotico delle macchine, ma scorre senza intoppi, pur nel suo disordine. Durante il tragitto osservo molti gruppi di persone per lo più anziani che si ritrovano per giocare. Ho letto su varie guide e libri che il gioco è molto diffuso in Cina, per alcuni aspetti era una piaga storica. Dopo circa trenta minuti di taxi, arrivo in albergo, apparentemente non bello, in primo momento mi fa ricordare gli alberghi del ex Unione Sovietica della seconda metà degli anni settanta. La fermata della metropolitana si trova a pochi passi.

La camera è grande, silenziosa, pulita con tutti i comfort necessari, il distributore dell’acqua, un bollitore per fare eventualmente del te o del caffè.

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Francesco Lucania

Profilo biografico

Dna siciliano, città natale è Castronovo di Sicilia (Pa), classe 1952, Francesco Lucania cresce nel capoluogo piemontese dove i suoi genitori si trasferiscono sin dalla fine degli anni Cinquanta.

La sua passione per la letteratura russa dell’Ottocento è fonte di stimolo per lo studio del russo. Verso la metà degli anni Settanta diventa accompagnatore ed interprete in Unione Sovietica. Ha così la possibilità di venire a contatto con esponenti di primo piano della cultura russa del dissenso; intrattiene rapporti di amicizia con Vladimir Kovalev e la grande italianista Cecilia Kin (autrice, fra l’altro, del saggio “La cultura cattolica in Italia”), facilitandone spesso i rapporti con intellettuali e scrittori italiani dell’epoca.

Da diversi anni, funzionario della Biblioteca Civica Torinese, coniuga i suoi lavori di ricercatore e di studioso delle culture tradizionali con frequenti viaggi nei luoghi più disparati e periferici del pianeta, raccogliendo immagini e documenti di culture scomparse o in via di estinzione attraverso la sua inseparabile macchina fotografica.

Tali esperienze, sia da un punto di vista fotografico sia da quello sociale e antropologico, fanno di Lucania un punto di riferimento di indiscusso valore umano e intellettuale, Ne dà anche testimonianza la sua attività svolta nella precisata struttura bibliotecaria unitamente alle continue promozioni culturali e le numerose mostre fotografiche tenute con successo in varie città d’Italia (qualche anno fa anche a Ragusa nei locali del Centro Studi “Feliciano Rossitto”).

Si occupa di studi locali, socio attivo dell’associazione di ricercatori locali, “I Luoghi e la Memoria”, collabora con molti centri studi, in particolare con il Centro Studi Piemontesi, con il Centro per lo Studio e la Documentazione delle Società di Mutuo Soccorso. In particolare è curatore della ponderosa bibliografia Il Mutuo soccorso ha i titoli.

La sua indole, curiosa ed eclettica, lo porta a spaziare su molti settori dello scibile, dall’arte alla letteratura, dalla musica alla poesia e, non ultima, l’arte culinaria, dando in più occasione la dimostrazione di essere un raffinato cuoco.

Featured images source Giuseppe Nativo.