PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

La percezione dell’intero. E sul rottamatore Matteo Renzi a Genova.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

De_Gasperi_con_Nilo_Piccolidi Michele Marsonet. Tutti hanno ormai capito che l’Italia è un Paese ad alto rischio di implosione. La cronaca politica quotidiana offre innumerevoli esempi atti a suffragare tale tesi, e non occorre quindi essere dei geni per comprendere che ci siamo cacciati in un vicolo cieco da cui sarà terribilmente difficile uscire.

La complessità (e la confusione) del quadro politico è tale da causare una sfiducia tanto sottile quanto diffusa, che s’insinua ovunque come la nebbia in certi giorni invernali; e invernale è per l’appunto il clima politico. Premetto che intendo fare un discorso neutro, senza adottare le posizioni di nessuno dei partiti o movimenti che ci assillano ogni momento con polemiche sterili e senza costrutto.

Alcuni esempi tra i tanti che si potrebbero citare. Recentemente l’ineffabile ministro Brunetta ha detto che “l’Imu non sarà pagata e l’Iva non aumenterà: questi erano gli impegni e così sarà”. Sulla sponda opposta – anche se sono alleati di governo – il segretario del PD Epifani ha pronunciato un netto “no” all’aumento dell’Iva.

Musica per le orecchie dei comuni cittadini. Non si paga e, dunque, evviva! Peccato che entrambi scordino di spiegare come saranno reperite le risorse che servono a tamponare la voragine del debito pubblico (colmarla è, ovviamente, mera utopia). Tutto questo mentre i sindaci, in un perfetto schieramento bipartisan, non si stancano di far notare che le amministrazioni locali sono al collasso: urge trovare subito i soldi per farle sopravvivere.

Prendiamo poi il rottamatore (o ex tale) Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze sembra ultraconvinto che sia sufficiente la sua entrata nella stanza dei bottoni per risolvere come d’incanto ogni problema, e tanta autostima desta pure una certa ammirazione. Ma qualcuno ha capito quale sia il suo programma, e quali le ricette che intende applicare per risolvere la crisi?

All’ultima festa democratica tenutasi a Genova Renzi è stato subissato di applausi quando ha rilevato che Bersani si preoccupava soltanto di “smacchiare il giaguaro” senza parlare del lavoro, dei giovani e “di tutta quella roba lì” (cit.). Se qualcuno però gli chiede cosa lui stesso intende fare a proposito di questi temi non riceve risposte precise. Dobbiamo in sostanza fidarci delle sue virtù taumaturgiche. E alcuni anziani tra il pubblico, intervistati dalla TV, hanno detto che si fidano “perché è giovane”. Un po’ poco, ma tant’è.

Quanto ai grillini, ogni volta che uno di loro partecipa a un dibattito televisivo fa letteralmente cadere le braccia per l’evidente mancanza di competenza e la banalità dei ragionamenti. Né ha fatto figura migliore il guru Casaleggio. Il suo discorso a Cernobbio è in rete e facilmente reperibile, e qualcuno lo ha persino definito “interessante”. A me non pare proprio, anche se il suo livello culturale è migliore di quello dei tanti deputati e senatori che M5S ha eletto in parlamento. Mi azzardo allora a rilevare che nell’attuale quadro politico nostrano manca un elemento essenziale, la percezione “dell’intero”. Mi spiego subito. In una crisi epocale come quella che stiamo vivendo sarebbero necessarie figure in grado di proiettarsi oltre i confini e gli interessi del loro schieramento. Cosa che fece De Gasperi nel primo dopoguerra quando, pur combattendo vigorosamente gli avversari politici di allora, dimostrò di avere ben chiaro in mente il quadro complessivo della nazione. Fu questa sua capacità di ragionare in termini globali a far uscire il Paese dal disastro della seconda guerra mondiale.

Mi sbaglierò, ma non vedo ora alcun politico di quel tipo. Tutti, senza distinzione di schieramento, sono impegnati – nonostante le “larghe intese” – a prevalere sugli altri, senza tener conto (se non a parole) degli interessi del Paese. Nessuno che affronti in modo chiaro, per esempio, il nodo cruciale dei rapporti con l’Unione Europea, che minaccia in maniera neppure velata di procedere a un commissariamento dell’Italia ancora più deciso di quello già in atto.

Nella celebre conferenza “La politica come professione” Max Weber disse che “Tre qualità possono dirsi sommamente decisive per l’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza”. Difficile trovarle nei nostri attuali politici. Forse una certa passione, anche se il sociologo tedesco identificava tale termine con “la dedizione appassionata a una causa”.

Mi si può accusare di condurre una mera esercitazione accademica, e in un certo senso è vero vista la mancanza di coinvolgimento diretto nella lotta politica. Tuttavia anche le esercitazioni hanno un senso se aiutano a riflettere su avvenimenti che sfuggono all’influenza diretta di chi scrive.

Featured image, De Gasperi con Nilo Piccoli (1951).

2 Comments on La percezione dell’intero. E sul rottamatore Matteo Renzi a Genova.

  1. Max Weber, ha dimenticato un’ultima qualità: il “coraggio”. E’ questo che manca ai nostri politici. Dovrebbero avere il coraggio del “fare”. Mentre non difettano in quello del “galleggiare”.
    Riccardo

  2. Riccardo, il coraggio in politica è come lo sconto in dati negozi. E’ morto e occorre non nominarlo onde non procurare nuovo dolore.

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