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Manet: riflessioni da un manifesto antiborghese di una giovanissima lettrice….

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

DOUARD~1Maria Cristina Ruggieri. Guardo i cappelli cilindrici della massa brulicante degli uomini ben vestiti in giacca e papillon. Uno sguardo alle maschere nere, gli sguardi ammiccanti e una sfarzosa ambientazione tipicamente borghese (i candelabri, le rifiniture dorate…) e già “fervono amori e danze”. Il piano su cui si trovano gli uomini è riscaldato soltanto dalle chiazze di colore dei giullari, dai costumi di alcune donne e da un mazzo di fiori che ci rimanda a infinite storie di idilli amorosi.  Il ballo, così come rappresentato in  “Bal masqué à l’opéra”, è nell’immaginario collettivo, simbolo dell’immoralità e del lassismo borghese, che ritroviamo negli sguardi lussuriosi degli uomini attorno a giovani donne discinte.

Guardando poco più in su troviamo uno stilema del pittore: la scena, bruscamente tagliata e per questo poco apprezzata dai critici, inizia con delle gambe; tra queste spiccano quelle di una donna che calza scarpette vermiglie, un altro elemento che rimanda alla sfera della sensualità. Tutti  gli uomini sono rappresentati con una naturalezza fittizia, come se i protagonisti del ballo, accortisi dello sguardo del poeta, abbiano deciso di mettersi in posa per lui.

Questa plasticità nelle pose la ritroviamo anche in “Jeanne Duval”, in cui le sfumature di bianco del vestito, che inonda la scena, contrastano con i riccioli e gli occhi neri e malinconici della fanciulla che ci fissano impenetrabili e sfiduciati. Queste caratteristiche, in relazione all’ambientazione e alla posa romantica della donna con la testa inclinata da un lato, la fanno apparire assorbita dalla profondità dei suoi pensieri richiamando il topos sociologico detto “bovarismo”.

Anche ne “Le balcon” i protagonisti sembrano quasi ingessati e Bertha, in basso a sinistra, ha quasi gli stessi connotati e la stessa posizione di Jeanne: anche lei ci appare come un’eroina romantica. Anche gli altri uomini raffigurati hanno un’aria pensierosa e infelice. Caratteristica fondamentale, che traspare dal confronto di questi personaggi, è la loro incomunicabilità: sono insieme, ma i loro sguardi non si incrociano per nulla e, in questo balcone piccolo come una gabbia, sembra che ognuno di loro si senta estraniato dal contesto.

Questa infrangibile solitudine possiamo trovarla anche nell’opera “Lezione di musica”: gli occhi sono persi nel vuoto, in una solitaria contemplazione di qualcosa oltre la scena. Manet disse “Guardatemi, sono un borghese come voi, come tutti!” e questo suo status che gravava su di lui come una condanna, lo ritroviamo in ogni suo quadro. E’ evidente come il pittore tenda a rispecchiare il suo disagio nei soggetti che dipinge, come lui stesso dichiarò per “Le buveur d’absinthe”.

“Il bevitore di assenzio” è il dipinto di esordio del pittore che simboleggia la rottura con la scuola impressionista dell’epoca per lasciare spazio ad un realismo freddo, in cui il pittore denuncia la degradazione del soggetto. Questo dipinto, come suggerisce il titolo stesso, raffigura un uomo in preda ai fumi dell’alcool in una strada notturna dai contorni poco definiti e dalle tinte scure e malinconiche. Al  suo fianco c’è solo un bicchiere pieno ed una bottiglia vuota gettata per terra, cui il pittore dedica uno spazio quasi a parte. Il dettaglio della bottiglia ci appare come una natura morta, simbolo e causa dell’inevitabile morte che noi e il protagonista siamo costretti a contemplare. L’uomo sembra schermirsi per mezzo del mantello, forse dal freddo, dai ladri, forse rappresenta l’artista stesso che tenta di difendersi dagli attacchi dei critici.

 Anche in “Emile Zola” il pittore sembra infondere la propria anima nello sguardo vuoto e distratto dell’amico e negli oggetti, elementi notevoli nel quadro, a cui affida il compito di evidenziare tutti quei tratti che li accomunano (una riproduzione di “Olympià”, un libretto di Zola sul pittore…) .

 “Bertha” , moglie del fratello,  giovane donna dagli occhi verdi, viene rappresentata con gli occhi neri in cui ancora una volta viene trasferito lo Spleen di Manet, ovvero quella tristezza provocata dal senso di inadeguatezza così chiamata dall’amico Baudelaire.

Questa infelicità universale la rivediamo anche nelle diverse nature morte dipinte da Manet come “Anguilla e triglia” e “Stelo di peonie e forbici”  in cui, accanto ai pesci agonizzanti e ai fiori strappati dalle loro radici e rovesciati bruscamente sul tavolo, vediamo un coltello e una forbice, anch’essi simboli della vanitas della vita e della morte che incombe.

Ne “Le déjeuner sur l’herbe”  vediamo in primo piano un’altra piccola natura morta, costituita dagli abiti della donna e dalla colazione. Ciò che attrae lo spettatore è in primo luogo la luminosità del corpo nudo della donna e il suo sguardo fisso, malizioso e penetrante . Tutti questi elementi stridono con gli abiti scuri degli uomini, che rappresentano in realtà la loro personalità  e i loro sguardi vacui. In fondo, un’altra figura di donna, questa volta eterea perché pare stia galleggiando sull’acqua.

Quest’opera fu esposta al Salon de Refuses e fu aspramente criticato dal pubblico parigino. Assieme ad “Olympia”, anch’essa esposta nella medesima mostra, rappresenta la ribellione del pittore al filone impressionista del tempo. “Olympia”, inoltre, può essere vista come una critica alla frivolezza borghese del tempo: i francesi, infatti, contestano a Manet il soggetto, una prostituta, e questa loro contestazione riuscì a sottolineare la loro miserabile ipocrisia.

 Un altro dipinto ampiamente contestato fu “Cristo insultato dai soldati”, ritenuto oltraggioso poiché rappresenta un Gesù punzecchiato con una lancia che viene canzonato dal soldato che pone su di lui un mantello alludendo alla sua presunta regalità. In questo dipinto, come in “Cristo morto con gli angeli”, ci viene presentato un Gesù impotente e rassegnato. Il suo Gesù non dà alcuna speranza all’uomo, perché è impregnato di una fragilità drammaticamente terrena. Manet, anche nell’icona ancestrale di fede, vede sterile illusione. Vice versa, pieno del suo tagliente realismo, coerentemente rappresenta un Gesù che nella mediocre società del suo tempo non poteva essere regnante, e vuole lasciare a noi, che guardiamo, l’attesa di una resurrezione rimasta incompiuta e la speranza che vengano sovvertiti i ruoli dei più influenti.

Featured image, Colazione sull’erba (Le déjeuner sur l’herbe) è un dipinto ad olio su tela di cm 208 x 264 realizzato tra il 1862 ed il 1863 dal pittore francese Édouard Manet, conservato al Musée d’Orsay di Parigi.

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