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Fenomenologia (breve) di Gianroberto Casaleggio. E sulla sua intervista al Corriere della Sera.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

450px-Star_Trek_-_Borgdi Rina Brundu. Gianroberto Casaleggio non è  Henry David Thoreau, il grande filosofo e scrittore statunitense nativo di Concord, e non è neppure Niccolò Machiavelli. Qualora si fosse coltivato un qualsiasi dubbio in proposito, lo stesso è stato fugato quest’oggi dopo la pubblicazione, sul Corriere.it, di una sua intervista, a firma Serena Danna, titolata “La democrazia va rifondata”, catenaccio “Un nuovo contratto tra cittadini ed eletti: referendum per sfiduciare i parlamentari. Oggi temo guerre per l’acqua ed il petrolio”. In calce alla lunga tirata nessun commento, almeno fino a questo momento.

Leggendo tra le righe si scopre infatti che Casaleggio è un ideologo anti-thoreauiano per eccellenza. Laddove il filosofo  statunitense proponeva un ritorno ad una dimensione naturale per ritrovare noi stessi, il nostro senso del privato, la miglior parte della nostra essenza, Casaleggio auspica un nostro volontario donarci alla mente collettiva digitale allo scopo di creare una super-creatura capace di decidere per sé, per i suoi bisogni, e capace di abbattere, sul piano politico, qualsiasi forma di rappresentatività democratica. Più che le tematiche da “disobbedienza civile” molto care a Thoreau dunque, le immagini evocate dai cogitamenti dell’ideologo del M5S, sono immagini che rimandano al Borg di Star Trek, ovvero a quella comunità umanoide che nel suo lunghissimo processo evolutivo è infine riuscita ad annullare completamente la volontà individuale e ad esistere come mente unica che tutto vede e provvede.

Stupisce in questo senso la naïveté – che non si capisce quanto voluta ma che è spesso riscontrabile nei ragionamenti proposti da diversi appartenenti al “movimento” –  con cui Casaleggio affida il nostro bene prossimo venturo alle dinamiche elettroniche dell’interweb. Dinamiche che, proprio in virtù della loro natura digitale, sono controllabili, controllabilissime e sono in questo senso “liberticide” sotto qualsiasi profilo e sotto qualsiasi punto di vista. Il nostro io-digitale è infatti un io-pubblico ben oltre il nostro volere e ben oltre il nostro vedere e porta seco conseguenze plurime. Da rigettarsi completamente è dunque, a mio avviso, la sua idea bucolica di una Rete oasi di tutto ciò che è buono e di tutto ciò che è meglio; così come è da rigettarsi la sua idea di una Rete “francescana”, anche qualora si trattasse di un “francescanesimo” rivisto e corretto per adattarlo al fine ideale. La Rete,  dopo un primo periodo di smarrimento e di confusione vissuto circa venti anni fa – proprio al tempo in cui le grandi società informatiche attraversavano l’Atlantico per venire qui in Irlanda, dove avrebbero messo le basi per la loro colonizzazione globale – è diventata un giocattolo nelle mani di pochissimi grandi player colossi digitali che oggidì dirimono su qualsiasi dato, noi, di nostro spontanea volontà, regaliamo loro. Gli ultimi scandali digitali internazionali dicono molto in questo senso (vedi l’epopea Snowden dopo il caso Wikileaks), ma sono ben lontani dal dire tutto. Come a significare che se Gianroberto Casaleggio è un ideologo anti-thoreauiano per eccellenza, la democrazia, quella ideale e ad un tempo imperfetta già lucidamente descritta da Churchill, è anti-elettronica, o non è.

Mi chiedo invece quale potrebbe essere il pensiero del grande segretario fiorentino Niccolò Machiavelli– nell’apprendere da Casaleggio che il “leader” dovrebbe essere emanazione di una “selezione” che viene “dal basso” in virtù delle sue “competenze” (due statements molto spesso ossimorici, purtroppo), e nell’ascoltarlo mentre favoleggia una utopia democratica privata di una qualsiasi forma di leadership. In realtà a meno di non consegnare il nostro governo ai cyborg di cui sopra, o alla deriva anarcoide, vi è una ragione se dopo mezzo millennio non si è mai aggiunto qualcosa di sostanziale a quanto ha già scritto Machiavelli in materia di leadership e in materia di politica; e se la sua conoscenza della natura umana, come dimostra la citazione che segue, è rimasta per lo più insuperata: “Ogni volta che è tolto agli uomini il combattere per necessità, essi combattono per ambizione, la quale è tanto potente nei loro petti che mai, a qualunque grado salgano, lì abbandona”. Di questi stessi uomini e donne è pure espressione la Rete. Francesco, invece, se era davvero come lo descrivono, doveva essere unico e non ha fatto fortuna con un sito web!

Featured image, un drone Borg, fonte Wikipedia.

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