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Giornalismo online: dal G8 dublinese alla terza guerra mondiale (dei click), del Grillo a passo di Gambaro. O sul sonno della ragione che genera mostri.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

250PX-~1di Rina Brundu. Forse è un segno dei tempi, ma l’ultimo G8 in salsa irlandese non ha procurato troppa confusione qui a Dublino. Credo che così sia stato perché i leader si trovavano nell’Irlanda del Nord, mentre nella Repubblica sono rimaste le sole signore e fatta salva la loro uscita serale a teatro, avvenimento che ha ingolfato il traffico al centro per diverse ore, si sono tenute a debita distanza. Il cittadino comune poteva dunque passeggiare per strada ignaro che i potenti del mondo fossero radunati ad un tiro di schioppo. Si fa per dire.

Dovessi concentrare il G8 2013 in una singola immagine, sceglierei quella dell’eterno ragazzo Obama che da pacche sulle spalle all’eterno ragazzo Letta, una fotografia che racconta più di mille parole lo status-quo della leadership internazionale. Come spesso accade non è mancata neppure la ciliegina sulla torta e l’eterno ragazzo Obama ha voluto strafare nell’aftermath: sulle orme di quel J F K che il 26 giugno del 1963 fece uno dei suoi più famosi discorsi alla Porta di Brandeburgo, si è infatti proposto anch’egli sulla scia dei grandi miti politici americani di respiro globale, se non fosse che con lui, il mitico motto “Ich bin ein berliner”, forse complici le pacche sulle spalle di cui sopra, suonava quasi come un “Ich bin ein italiener”, con tutto ciò che questo comporta.

Intanto il solstizio d’estate incombe, così come la terza guerra mondiale. Questo lo avrebbe detto Grillo, che evidentemente di guerre mondiali non ne ha troppa esperienza, diversamente dai ragazzi sardi nati nel 1899 i quali quando tornarono a casa dal fronte preferivano il silenzio alle tante parole. Ma questi sono tempi feisbukici, da democrazia digitale; insomma, ognuno può sparare la cazzata che vuole e se capita che hai molti followers sul blog, riesci a farti eleggere in Parlamento e poi i giornali fanno a gara per pubblicarla sulla homepage la suddetta cazzata: dalla prima linea alla prima pagina e dalla guerra mondiale alla guerra dei click.

Che pare una celia se non fosse che dietro queste dinamiche se ne nascondono altre che danno da pensare. Questo è senz’altro il caso dell’affaire Adele Gambaro, la senatrice del movimento a cinque stelle espulsa dal gruppo per avere osato criticare la linea grilliana. Senza entrare nel merito delle cupe atmosfere da distopia orwelliana e da pseudoprocesso kafkiano che la faccenda richiama, e senza dirimere troppo sulla matematica asfittica e di matrice dittatoriale che permette a circa 27300 internauti (ovvero al 65% dei 42000 grillini con diritto di voto online), di decidere sul destino di un senatore della Repubblica Italiana, stupisce il totale asservimento dei cittadini al loro garante. Asservimento che, ritengo, non sia determinato da un diktat grilliano, quanto piuttosto da una innata tendenza tutta-italica a servire il capo, a riverirlo, chiunque egli sia e qualunque cosa dica.

Mai, infatti, prima della dichiarazione molto pragmatica, molto pensata e molto costruttiva di Adele Gambaro, si era avuta evidenza che anche dentro il M5S esiste sostanza. E capacità di raziocinio. Nel dubbio, naturalmente, hanno pensato bene di metterla a tacere; Goya docet, il sonno della ragione genera mostri, anche sotto il sole più dolce di prima estate!

Featured image Il sonno della ragione genera mostri (El sueño de la razón produce monstruos) di Francisco Goya (1797).

2 Comments on Giornalismo online: dal G8 dublinese alla terza guerra mondiale (dei click), del Grillo a passo di Gambaro. O sul sonno della ragione che genera mostri.

  1. Dispiace che sebbene capace di leggere (complimenti per la distopia orwelliana) lei non si impegna a comprendere. Il punto focale dell’affaire Gambaro è che gli eletti del Movimento non sono onorevoli, senatori o dottori; sono portavoce, ambasciatori di quella volontà popolare voluta dalla base che ha dato incarichi a tempo. Ora, da che mondo è mondo, un ambasciatore che non si ritrova nelle idee del suo datore di lavoro si dimette, non cambia il suo capo. Ed è quello che avrebbe dovuto fare la Gambaro; si sarebbe dovuta dimettere come lei stessa aveva auspicato al momento della sua candidatura. Così avrebbe dato un segnale forte alla base e mantenuto le promesse “elettorali”. Ma, e non poteva essere altrimenti, la signora ha optato per un intervento che avrebbe portato inevitabilmente alla sua cacciata in modo da, novella Santa Lucia, immolarsi e confluire nel gruppo misto con stipendio pieno. Perchè il fulcro del discorso è tutto qui: la diaria. pecunia non olet diceva Vespasiano, e mai motto fu più azzeccato per alcuni del Movimento; scusa la divagazione, Venturino, fuoriuscito dal Movimento Siciliano per questione di soldi, ha inteso organizzare un suo movimento in cui il fine principale è combattere gli sprechi della casta (no comment!). Purtroppo la mela marcia la trovi in ogni cesto (questo lo diceva mia nonna). Saluti, e comunque non se la prenda a male, mi piace leggerla, la cultura oggi è veramente rara.

  2. Gentilissimo Toni,
    perchè dovrei prendermela a male? Anzi! Dovrei complimentarmi sia per la modalità cortese e ad un tempo forte con cui ha risposto sia per avermi detto che dovrei sforzarmi di comprendere. E su questo ha ragione, lo dico senza ironia. Ma, forse sarà un mio limite, forse sarà qualcos’altro sta di fatto che per quanto mi sforzi di comprendere io non riesco a capire…. Un movimento di quella natura non é un’azienda e dovrebbe fare della diversità di opinione la sua bandiera. Non si dovrebbe mai mettere piede in un luogo dove ci proibiscono di pensarla diversamente… mai. Ho combattutto per anni il tentativo di omologazione anche culturale, figuriamoci un tentativo di omologazione intellettuale e politica. Nel mio mondo questo non esiste! E non dovrebbe esistere nel dato contesto dato che, io ho sentito la Gambaro, quelle critiche, la loro modalità di espressione sono forse la cosa più vera e più valida prodotta da quel movimento da quando è in Parlamento. E da lì si dovrebbe ricomiciare, pena l’oblivion come si dice qui…
    Cari saluti, spero di risentirla da queste parti, i suoi commenti dovrebbero essere un modello. Per tutti. All the best, rb

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