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Davide Moltisanti e i suoi affascinanti “Ritratti positivi” – Intervista e galleria

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Davide Moltisanti-autoritrattodi Giuseppe Nativo. Cos’è la fotografia? E’ il linguaggio che rende visibile un’idea.

Ma forse non basta. E’ la conseguenza di un progetto, di una sensazione, di uno stato d’animo che bisogna assecondare.

Se gli stati d’animo, le idee, i momenti di spensieratezza sono un vapore sfuggente, una condizione momentanea, allora cosa c’è di meglio che poterli afferrare? Facile! Dice qualcuno: l’importante è fotografarli.

Facile e, nel contempo, impossibile parlare di fotografia. L’atto fotografico ha un innata valenza di magia, di arte, che cerca di racchiudere in un click l’immagine e che apre una poetica d’intenti. Si tratta di un momento unico dove forme, trasparenze, ombre, variazioni, oscillazioni, sentimento e scansione del tempo si fondono in un puro gioco.

Tutto ciò traspare nelle foto del ragusanissimo Davide Moltisanti, recentemente in mostra presso la libreria Saltatempo di Ragusa.

Titolo del tema è “Ritratti positivi” dove l’osservatore è portato, quasi per mano, dal giovane Davide in una dimensione da cui sembra trasparire l’animo del soggetto immortalato nella foto. Ma di cosa si tratta? Le foto ritraggono diversi soggetti (ragazzi e ragazze) sui quali, a loro volta, sono proiettate delle immagini. E’ proprio tale sovrapporsi di immagini su immagine che fornisce all’osservatore un quadro di insieme sicuramente unico che dà l’impressione di leggere lo stato d’animo di quel momento del soggetto stesso. E’ un caleidoscopico mondo di foto dove immagini e ombre e luci si fondono e si intrecciano dando l’impressione di fuoriuscire dalla sagoma del soggetto fotografato. I personaggi sembrano, in apparenza, deformati nei loro tratti che assumono così una spontanea ri-modulazione nelle loro linee essenziali. Moltisanti può essere considerato come dispensatore di emozioni disegnate dalla luce. Le sue foto hanno l’obiettivo di lasciare alla luce il compito di disegnare le idee, di affidare alla scelta di un’inquadratura i limiti oltre cui far correre i pensieri.

Davide emette i primi vagiti nel 1988 a Modica (la zia puericultrice lavorava lì) ma è ragusano di famiglia e crescita. Dopo la maturità scientifica, consegue la laurea in Informatica presso l’università etnea dove tuttora prosegue gli studi. Si diletta di musica e cinema, di batteria e chitarra (tentativi di poco auspicabile ascolto) e, soprattutto, di fotografia, arte cui dedica parecchio tempo sin da quando indossava i calzoni corti. Il suo acceso bisogno di libertà e di espressione lo porta ad una esplorazione della realtà immortalata nelle sue molteplici dimensioni attraverso la sua inseparabile macchina fotografica. Nel 2009 ha conquistato il primo premio del concorso fotografico “Liberarte” tenutosi nel capoluogo etneo con una foto tutta ragusana.

Da dove nasce l’ispirazione per “Ritratti positivi”?

«L’ispirazione per il progetto è nata in maniera del tutto casuale. La scintilla è scoccata osservando di sfuggita uno spezzone di un video musicale dove una persona passava velocemente davanti ad un video proiettato. Quella immagine, caratterizzata da un rapido gioco di colori ed ombre, mi ha talmente colpito da sviluppare il progetto tutto in una notte. Il giorno dopo, svegliatomi, ho fissato l’idea su un quaderno e, appena possibile, ho fatto le prime prove. Dopodiché ho ispezionato circa 1000 fotografie diapositive, scattate in gioventù da mio padre, per poi selezionarne poco più di una decina; ho quindi reclutato amici e conoscenti per poter proiettare sui loro volti una delle diapositive selezionate. Per realizzare le fotografie ho semplicemente proiettato la diapositiva sul volto delle persone, allineando l’immagine proiettata a dovere. Pertanto, non c’è alcuna elaborazione digitale, la foto finale è il risultato puro dello scatto. L’immagine nelle diapositive è fissata in positivo, cioè i colori riprodotti nella pellicola sono esattamente quelli della scena fotografata (a differenza della tradizionale pellicola negativa, dove l’immagine appunto è fissata a colori invertiti). Essendo le fotografie del progetto delle composizioni miste tra un ritratto ed un’immagine diapositiva, ecco svelato il significato del titolo “Ritratti positivi”».

Il tuo sogno nel cassetto?

«Malgrado gli studi intrapresi, che seguo molto volentieri, non nascondo che il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di essere uno dei fotografi di National Geographic, rivista che adoro: 300 giorni l’anno in giro per il mondo, a conoscere culture diverse e posti reconditi di questo mondo. Cosa c’è di meglio?».

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Featured image, source, Giuseppe Nativo.