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Servizio Pubblico Ritrovato – Santoro, apologia di se stesso contro i disfattisti di Internet. Sulle ossessioni mediatiche Berlusconi e Grillo e su Travaglio contro Confindustria.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

franca rame spdi Rina Brundu. L’apologia di se stesso l’ha fatta Michele Santoro nel preambolo all’ultima puntata di Servizio pubblico (I ricchi di più). Un’apologia dei meriti personali, dei risultati ottenuti dal suo programma in questa stagione, della capacità, vuoi del conduttore vuoi della trasmissione, di essere forti perché “si accettano le critiche”. Immagino quindi che l’ossimorica stoccata contro i “disfattisti di Internet” che tenderebbero a diminuire quei meriti, sia stata un incidente di percorso, un guizzo d’orgoglio che, nelle intenzioni dell’oratore, non dovrebbe diminuire la sua abilità nel parare le critiche con un dato savoir-faire.

Correndo il rischio di essere etichettata come una dei “disfattisti” di cui sopra, ma concedendo a Servizio Pubblico il merito di essere una delle poche trasmissioni di approfondimento giornalistico che valga ancora la pena guardare, dirò invece che il consuntivo della stagione, non è tutto rose e fiori come Santoro vorrebbe dare ad intendere. Se è vero per esempio che il momento da ricordare, il grande exploit, Servizio Pubblico lo ha ottenuto nella puntata-cult in cui è intervenuto Silvio Berlusconi, è pure vero che da quel momento in poi la caduta della capacità catartica del programma è stata verticale, con alcune puntate inguardabili vuoi per il parterre di ospiti, vuoi per il reiterato battere, con una data astuzia e una notevole capacità di fare-azienda, sugli argomenti che sollecitano la “pancia” del suo pubblico: Berlusconi e Grillo.

L’approccio santoriano all’ossessione Grillo è senz’altro quello che fa più tenerezza. Diversamente dalla maggior parte dei colleghi che conducono trasmissioni di approfondimento giornalistico, e che sembrerebbero avere scoperto il fascino M5S soprattutto da quando un suo rappresentante, Roberto Fico, è diventato Presidente della Commissione di Vigilanza RAI, Santoro fa l’occhiolino all’ex-comico genovese da sempre, nella coscienza del potenziale mediatico che l’effetto-grillo porta seco. Indispettito dall’amore non corrisposto,  di tanto in tanto il nostro Michele bacchetta il savonarola internauta, ma poi, come avviene con tutti i grandi amori, fa un giro immenso e ci ritorna. Grillo-Highlander tuttavia continua ad ignorarlo e parrebbe, ad un guardare da fuori, che neppure i buoni uffici di Travaglio abbiano ancora convinto il leader-maximo del M5S, impegnato a lanciare editti bulgari ovunque sotto il sole – e come un cavaliere dell’apocalisse, a dividerci tutti quanti in buoni e cattivi – ad intervenire nella trasmissione. L’evento, infatti, si trasformerebbe subito in un altro momento da ricordare; un momento da boom degli ascolti, da mandare finanche il prof. Grasso in confusione, e tale da convincere il patron de La7 a rinnovare il contratto santoriano seduta stante. Anzi, il contratto verrebbe stampato già firmato: una goduria che sta a Santoro quanto la vista di una succosa ghianda gigante sta al mitico Scratch (dell’Era Glaciale) in visibilio.

L’ultima puntata di Servizio Pubblico mi ha comunque riconciliato con le ragioni importanti che giustificano l’esistenza del programma sia in televisione che in Rete. Da un lato, infatti, è stato quanto mai sostanziale l’intervento di Travaglio contro i “missionari di Confindustria”, impegnati a tessere gli elogi di un governo che è somma espressione della classe dirigente responsabile dello sfascio corrente, quando invece dovrebbero concentrarsi maggiormente in quell’esame di coscienza che, qualora riuscisse (il dubbio è lecito vista la lunga lista di imprenditori e di imprese in cattivi rapporti con il Fisco per problemi di evasione), porterebbe le riunioni dei loro rappresentanti ad essere tenute nelle cabine telefoniche, per mancanza di iscritti; dall’altro, è degna di lode la campagna di solidarietà a sostegno della famiglia di Giovanni Guarascio, l’imprenditore suicidatosi dopo che la sua abitazione è stata messa all’asta. Ottima, a questo proposito, la proposta di Diego Della Valle per evitare la messa all’incanto della prima casa. L’imprenditore vedrebbe infatti nella capacità delle banche di riscoprire la loro vena solidale (è mai esistita?), e dunque nel loro impegno a mettere da parte alcuni milioni per sostenere le attività degli operai e dei piccoli imprenditori onesti, la soluzione al problema.

Molto validi anche tutti i servizi di approfondimento delle tematiche economiche mandati in onda, ma tagliare, please, il tempo destinato a Sgarbi. È bravo, ma alla lunga, annoia.

Featired image, screenshot da Servizio Pubblico, con Franca Rame come testimonial della campagna di solidarietà a favore della famiglia di Giovanni Guarascio.

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