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L’arte del maestro Franco Cilia: “Ai piedi della Croce”, la speranza che coinvolge l’animo

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Ai piedi della croce cm 100x150 acrilico su tela di F.Ciliadi Giuseppe Nativo. La pittura è una sottile voce che vola sulle ali del cuore, raccoglie gli umori, gli stati d’animo tra gioie e sofferenze, scolpisce l’idea trasformandola in materia che l’artista modella in nuove epifanie dando loro forma e significato.

E’ quanto traspare dalla pala d’altare, donata alla chiesa di San Paolo a Ragusa, che ha per titolo “Ai piedi della Croce” (cm. 100 x 150, acrilico su tela). L’autore è Franco Cilia, maestro delle arti visive ma anche scultore d’immagini. La sua pittura esprime una forza d’animo che rende viva l’opera.

Nella rappresentazione scenica non ci sono più i soldati di Pilato a controllare, né gli uomini del Sinedrio a spiare. Non ci cono più le grida. Eppure sembra esserci ancora qualcuno. Lì, proprio lì ai piedi della Croce dove si erge il corpo senza vita dell’uomo-Cristo. Uno scorcio ardito e, al tempo stesso, di grande sensibilità.

Lo possiamo vedere, anzi, assaporare con gli occhi dell’anima. Dal basso verso l’alto. In primo piano una donna vista di spalle e con una folta chioma di capelli, appena sollevati e accarezzati dolcemente da un leggero alito di vento, che sembrano quasi uscire dalla tela, quasi potessimo toccarli. Cerca di avvicinarsi ai piedi della Croce ma non riesce nell’intento. E’ quasi accerchiata da una inusitata schiera di volti che sembrano parlare, osare, osservare da una prospettiva incerta (osano verso la donna o verso il Cristo?) e, nello stesso tempo, la figura femminile è bloccata da un drappello di sagome senza volto che si frappongono tra lei e la Croce. Noi spettatori, noi uomini, siamo ai piedi del crocifisso, come se fossimo lì, come se fossimo ancora ai piedi del Legno, sul Golgota, in un’agonia prolungata.

E’ questa la visuale che Cilia ricrea. Ci guardiamo attorno e tutto ci appare contratto, duro. Una luce colpisce l’uomo-Cristo in croce, ma illumina poco il fondo. Quasi non c’è colore sullo sfondo della tela. Di più: c’è l’assenza stessa del colore. Un colore di un cielo brumoso e coagulato su cui fanno capolino eteree e adombrate sagome che si innalzano “volitando” verso l’infinito.

Più oltre verrà l’ora della riflessione, della consolazione, della speranza, perfino. Ma adesso, adesso c’è solo il dolore che strazia il cuore. E’ il sentimento dell’animo di Cilia da cui traspare, in maniera delicata, il pensiero al figlio Gianluca e al suo viaggio verso un mondo altro dove il tempo e lo spazio non hanno confini e il velo della conoscenza è illuminato da un faro che non fa ombra.

Nella visione di Cilia tutto è simbolo, tutto rimanda ad altro, tutto è immagine di qualcosa di più, che va oltre la semplice percezione. E’ un flusso emozionale che coinvolge i cinque sensi. E’ un fluido magico che trasforma i tratti pittorici e luci e ombre e sfumature nella materia impalpabile della memoria immersa nell’attimo che sembra già passato e che, invece, è scolpito nel presente.

E’ in questo penetrante “mysterium” che “Stat Crux, dum volvitur orbis!”. Sì, “la Croce sta alta sul mondo che volge!”.

Featured image, source Giuseppe Nativo, “Ai piedi della croce” di Franco Cilia.

3 Comments on L’arte del maestro Franco Cilia: “Ai piedi della Croce”, la speranza che coinvolge l’animo

  1. Aggiungerei che quei volti ghignanti, quella maschera alla sinistra del Crocifisso, ghigante anch’essa, sta a dimostrare quanto l’essere umano possa essere crudele, insensibile, indifferente alla sofferenza umana. Che sia del Cristo, o di ogni essere umano, ci troviamo di fronte ad un quadro che dipinge sì, la sofferenza del condannato a morte, ma anche i non-volti umani, di quegli esseri che sono impietosi. Il Gesù dipinto pare abbia l’aspetto di un ragazzino efebico, al quale è stata aggiunta la barba…e mi sembra rappresentare tutti i bambini, gli adolescenti o i giovani uomini che, per un motivo o un’altro, vengono tranciati alla vita, come si strappano giovani germogli, senza una vera ragione…anzi, con la più efferata pazzia!

  2. correggo il secondo ghignante, cui manca la enne,chiedo venia!

  3. Sì un’opera straordinaria… davvero! ciao

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