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Sul FEMEN – ismo e sul femminismo. Anche in politica. A destra.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

femendi Rina Brundu. Sono rimaste sono loro, degne figlie di Mary Wollstonecraft, femminista, filosofa (questo termine per sua natura dovrebbe declinare per lo più al femminile), scrittrice, autrice del manifesto Rivendicazione dei diritti della donna: con critiche sui soggetti politici e morali (1792), madre di quella Mary Wollstonecraft Godwin (più nota come Mary Shelley), il cui romanzo gotico Frankenstein (1818), scritto mentre, moglie devota, attendeva ad ogni whim (capriccio) del di lei marito, il poeta laureato Percy Bisshe Shelley (1792-1822), ha assicurato la sua immortalità e quella del compagno.

Sono rimaste solo loro, le FEMEN. Il movimento di protesta femministra nato in Ucraina nel 2008 che lotta contro la discriminazione strisciante, le vessazioni e le violenze ancora perpetrate sulle donne in quel paese e dovunque sotto il sole. In Italia in particolare. Sono rimaste solo loro ma forse bisognerebbe dire che sono sempre state solo loro. Negare i meriti della storia del femminismo fino ad oggi, del femminismo da primo mondo sventolato come bandiera negli anni ’60 e ’70, anche a sostegno di infinite altre battaglie, politiche e non, più o meno nobili e nobilitanti, sarebbe sciocco, ma vero è che questo nuovo femminismo di matrice orientale ha in sé qualità straordinarie e assolutamente nuove.

Con le FEMEN, venuto meno l’input-patronizing, la neocolonizzazione culturale (soprattutto a sinistra) da parte di un universo maschile comunque restio a farsi da parte, le donne lottano finalmente ad armi pari. Corpo a corpo. C’è qualcosa di mirabile, infatti, in queste amazzoni moderne e bellissime, che combattono a seno nudo nelle piazze di mezzo mondo per difendere i loro diritti e non arretrano mai. Le recenti sortite nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, hanno consegnato alla nostra storia, momenti e fotografie spettacolari in grado di aiutarci a coltivare speranza, nonostante tutto.

Nonostante le cronache italiche di questi giorni ci rimandino invece a continuati momenti di reiterata sopraffazione. Storie di bullismo in Rete che portano seco conseguenze gravissime, storie di suicidi, appunto, di ragazzine in balìa della barbarie culturale e formativa che ci propongono i modelli diseducanti dominanti. Storie di donne bruciate, violentate, sparate, umiliate. Storie di donne abbandonate, depresse, addomesticate da paradigmi culturali e religiosi rozzi, beceri, figli di ideologie tese a garantire la speciale soddisfazione dei bisogni maschili primari, di quelli più abietti, e ad imporli come un dovere. Della moglie verso il marito, della donna verso l’uomo, della donna verso la società tutta, pena la sospensione… a divinis. Storie figlie dell’italietta provinciale e gaudiente pre e post-boom prima e della cultura dei grandi-fratelli e delle miss-italia-miss-regione-miss-campanile-miss-culetto poi.

Forse anche per questo motivo mi hanno colpito, di recente (sebbene in realtà non sia la prima volta), alcune ospitate tv fatte da diverse esponenti femminili del PDL, mi riferisco in particolare alla partecipazione di Daniela Santanché al santoriano Servizio Pubblico e alle presenze di Mara Carfagna in altre trasmissioni. Mi ha colpita la forza ferina con cui queste donne impegnate in politica difendevano le loro ragioni. Una forza e una coscienza di quella forza mai vista prima. Una forza connotata da un salutare guizzo fisico che si concede il lusso di non arretrare mai, una forza molto FEMEN -ista. Come se il berlusconismo, padre nobile di molte di quelle situazioni deprimenti descritte nel precedente paragrafo, abbia infine partorito un figlio bast*rdo capace di imporre un giro di boa. Come se avesse generato, insomma, una sorta di femminismo di destra capace di insegnare molto al femminismo (esiste ancora?) imbalsamato e sclerotizzato di sinistra. Salutare sarebbe dunque che il giro di boa, nel giusto tempo, venisse effettuato completamente da queste giovani donne, anche e soprattutto dentro il loro universo politico di riferimento.

Featured image, screenshot dalla Rete.