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Servizio Pubblico Minima Moralia: dopo lo scontro Travaglio – Santanchè, Santoro, aridacce Cacciari! E sulla guerra M5S – PDL a Brescia.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

ferraradi Rina Brundu. Diceva Montanelli che la corruzione comincia con un piatto di pasta. Secondo me inizia molto prima, ovvero quando si decide chi invitare a pranzo. Naturalmente, nel caso specifico, la corruzione, per-se, non c’entra nulla, ma guardando al tema dibattuto durante l’ultima puntata del Servizio Pubblico di Michele Santoro, puntata titolata L’età dell’innocenza, guardando alla modalità di estrinsecazione di quella discussione, nonché agli ospiti – o per meglio dire, ai duellanti – presenti in studio, si può senz’altro speculare che gli autori, nell’organizzare la scaletta, hanno pensato più a rinforzare la vis-polemica che a trattare le problematiche serie ed importanti di cui una buona trasmissione di approfondimento giornalistico, com’è senz’altro Servizio Pubblico, dovrebbe occuparsi.

Infatti, se a spaccarci i cosiddetti sul processo Ruby e sui guai giudiziari di Berlusconi non fosse bastato il programma del TG5, La guerra dei vent’anni, Michele Santoro (e centomila altri, a leggere i titoli di apertura), hanno pensato bene di raddoppiare la dose proponendo un altro noiosissimo episodio dell’usata telenovela, portando sul ring, allo scopo di scandagliare l’argomento fin nel minimo dettaglio, nientepocodimenoché il giustizialista Marco Travaglio (definizione di Daniela Santanchè) e la pasionaria del Popolo della Libertà Daniela Santanchè (definizione mia coniata dopo essermi sorbita la trasmissione in oggetto); il tutto dopo avere (idealmente) chiamato a dirigere l’eccezionale partita, un padre del giornalismo italiano (almeno per quanto mi riguarda), ovvero quel bravissimo Giuliano Ferrara sempre un poco in bilico tra la grande idealità e la tentazione low-profile don abbondiana.

Ninente di nuovo sotto il sole, a dire il vero, ma ciò che mi ha veramente dato da pensare durante questa puntata è stata l’impronta minimo-moralistica che caratterizzava i punti di vista di ciascuno dei contendenti. Per Ferrara il problema dell’affaire Ruby-Berlusconi sta nel nostro non comprendere che “Ognuno (e dunque anche Berlusconi) è fatto come è fatto!” e che lo status-quo andrebbe accettato, anche dalla magistratura, senza troppo obiettare. Insomma, per il direttore de Il Foglio la morale sembrerebbe essere un apostrofo rosa tra le parole fatti-i-c..-tuoi-che-io-mi-faccio-i-miei (dove poi si vada ad incuneare l’apostrofo rosa in questa frase non lo so, ma tant’è!). Per Marco Travaglio, la morale sembrerebbe essere invece una curiosa equazione logica, sostenuta da una matematica elegante e  dotata di una severa consistenza interna all’insegna del motto “Guai ai vin… pardon, guai a chi sgarra!”, sette ave-maria e tre padre-nostro (più un suo sermone), non glieli toglie nessuno. O della serie, crepa d’invidia Ed Witten! “Passare dal processo dello stile di vita al processo alle idee, e dunque al regime, il basso… pardon, il passo è breve” lo ha infatti ammonito Daniela Santanchè, propugnatrice, nell’occasione, di una morale cenerentoliana condita con due grani di filosofia tipo porgi-l’altra-guancia che fa sempre un poco-figo, fa sempre un poco-saggio e fa sempre pure un poco-Cristo-in-croce (o un poco-fratelli-Grimm, che dir si voglia), ma lui (i.e. Travaglio) niente! Non la voleva capire e ha continuato imperterrito a propugnare le sue usate tesi. E lei? Pure.

Il tutto mentre la parola P****** diretta alle donne veniva usata con grande abbondanza e in estrema libertà, sdoganandola completamente e privandola di qualsiasi significato semiotico, una roba da mandare in pensione anticipata sia Ferdinand De Saussure che Charles Peirce. Che questi due sarebbero stati pure fortunati, perché almeno la pensione l’avrebbero vista. Di certo non la vedranno né i giovani del M5S che a Brescia hanno contestato la manifestazione del PDL, né i pdiellini che l’hanno sostenuta e che, nel dubbio, se la sono data di santa ragione. Anche tutti costoro, ad onor del vero, abbondando con la P-word e denunciando una capacità di disquisizione morale da fare invidia a Plutarco. Per dirla altrimenti, quella pensione non la vedrà mai tutto il popolo degli “invisibili”, così chiamati da un Grillo particolarmente ispirato, durante un discorso in piazza, discorso che è stato anche uno dei pochi momenti davvero godibili del Servizio Pubblico di giovedì scorso.

Servizio Pubblico Minima Moralia o Moralia Minima, dunque? E se invece, per dirla con Adorno (o meglio, parafrasandolo), fosse tutta colpa del giornalismo di questi tempi, la cui astuta arte sembrerebbe essere quella di introdurre il caos nell’ordine? Il dubbio mi assilla e nel dubbio io non ho dubbi: Santoro, aridacce Cacciari!

Featured image, screenshot di Giuliano Ferrara intervistato durante l’ultima puntata di Servizio Pubblico.