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C’era una volta la politica (3) – Grillo, chapeau. Apologia. E sulla provvidenziale caduta dei demagoghi (di Gramsci).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

21congressodi Rina Brundu. Dobbiamo dargli atto che aveva ragione lui e dobbiamo dargli atto che ha saputo perseguire il suo obiettivo con una capacità di leadership straordinaria senza mai perdersi o lasciarsi irretire dalle usate trame di palazzo. Come non bastasse è proprio quando Beppe Grillo esce allo scoperto, si ferma a parlare con la gente, concede una intervista, lascia che i suoi “cittadini”  interagiscano con la Stampa e anche con il resto del mondo che non li ha votati, che il suo movimento ne guadagna, acquista credibilità e permette di cogliere scampoli di una vita politica normale-e-possibile anche per una nazione come la nostra.

Laddove Grillo riuscisse a portare avanti questo processo di “crescita” del suo movimento, a farlo diventare un gruppo capace di assumersi anche responsabilità governative e istituzionali e dunque capace di assumere oneri sostanziali nell’interesse del Paese, l’M5S potrebbe diventare davvero il primo pilastro di una scena politica completamente rinnovata e un segno tangibile di speranza di cambiamento.  Anche di cambiamento civile e culturale. Finanche intellettuale. “Ora tutti a casa!”. Stupisce infatti in questa e in molte altre simili dichiarazioni la forza e la determinazione scevre da qualsiasi ammiccamento a destra o a sinistra. Quell’ammiccamento – spesso culturalmente snobistico – che nel tempo, a sinistra, ha preso il posto delle ragioni grandi dei lavoratori come scintilla capace di dare fuoco alle polveri. Di fare la rivoluzione. O di fare le rivoluzioni che passano per tali oggidì.

E dove non ha potuto il radical-chichismo da borghesi incazzati e satolli ci ha pensato l’ambizione personale a fare il resto, a trasformare il partito dei lavoratori in una dependance-sui-generis tipo politburo di datata memoria. Scriveva Gramsci “La grande ambizione, oltre che necessaria per la lotta, non è neanche spregevole moralmente, tutt’altro: tutto sta nel vedere se l’ambizioso si eleva dopo aver fatto il deserto intorno a sé, o se il suo elevarsi è condizionato [consapevolmente] dall’elevarsi di tutto uno strato sociale e se l’ambizioso vede appunto la propria elevazione come elemento dell’elevazione generale”.

Da qui il passo verso la creazione di validi capi politici ambiziosi è breve. E questi capi sapranno “suscitare possibili concorrenti ed uguali”, “elevare il livello di capacità delle masse”, “creare elementi che possano sostituirlo nella funzione di capo”. Purtroppo però anche il passo verso la creazione di demagoghi che vedono se stessi come elementi insostituibili, che sanno creare “il deserto intorno a sé”, che tendono a schiacciare e ad elimire i concorrenti, e dunque ogni speranza di futura leadership, è molto corto.  A giudicare dall’ennesima richiesta fatta dal PD al novantennne Presidente della Repubblica affinché si metta a disposizione per un nuovo settennato al Quirinale, non dovrebbe essere troppo difficile capire da quale parte hanno preferito muovere i nipotini del grande filosofo sardo: absens hæres non erit!

Grillo, chapeau!

Featured image il congresso di Livorno, fonte Wikipedia. 

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4 Comments on C’era una volta la politica (3) – Grillo, chapeau. Apologia. E sulla provvidenziale caduta dei demagoghi (di Gramsci).

  1. No, nessun chapeau! Decidendo di aver scelto Rodotà come presidente della Repubblica, mentre solo qualche mese fa lo definiva un classico della casta, infatti percepisce una pensione di 8.445 euro mensili. Inoltre l’aver detto che se anche il PD lo avesse votato, i grillini erano pronti a formare un governo insieme. Mi sembra una bella giravolta a 360° da uno che sbraitava che mai e poi mai si sarebbe alleato con i vecchi partiti. La verità è che anche loro hanno visto un bel chiodo (parlamento) su cui appendere il loro “chapeau”.
    Riccardo

  2. Ciao Ricccardo, ma no non concordo. In altri tempi ci sarebbe stato un accordo subito dopo le elezioni che avrebbe salvato il culo (scusa se lo scrivo) di tutta quella casta che doveva andarsene. E a cui ha guardato indignata una intera nazione, da destra a sinistra. Se non fosse stato per Grillo sarebbero ancora lì come sempre più di sempre; ripeto, Grillo chapeau. Poi vedremo cosa saprà fare e non risparmieremo nulla neppure a lui come credo si sia sempre fatto. ciao

  3. Che strano, se Grillo avesse accettato di sostenere un governo Bersani, per molti sarebbe stata la cosa giusta. Ma ora che si è visto quale è il vero volto del Movimento Cinquestelle, un partito radicale comunista (abbiamo visto le bandiere) alleato con Vendola che, infatti, gli si è appiccicato come una cozza, non solo sulla candidatura di Rodotà. Centri sociali, comunisti e grillini da ieri sera stanno cercando di organizzare insieme una ridicola marcia su Roma nonostante la sconfessione di Rodotà stesso, che giudica assolutamente democratica, come ovviamente è, l’elezione di Napolitano. Se cercate un capro espiatorio cercatelo in Bersani.
    Riccardo

  4. Bersani ci ha messo molto del suo per finire come è finito, dalle primarie in poi. Piuttosto occorre anche dire che il problema nello scrivere una nota buona su Grillo è che il giorno dopo ti ritrovi col sedere per terra. Sentire cazzate come “golpe”, “repubblica morta” etc… corrode la pazienza di un santo. La strada è lunga insomma.

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