PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

C’era una volta la politica (2) – … e poi le chiamarono Quirinarie. Sul diritto alla segretezza del voto, anche online, e sull’intervento di Crimi a Porta a Porta.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

1984-Big-BrotherFino a che non diventeranno coscienti
 del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi,
e fino a che non si saranno liberati,
non diventeranno mai coscienti del loro potere.
George Orwell, “1984”.

di Rina Brundu. La speranza è che Milena Gabanelli, vincitrice delle Quirinarie dell’M5S – da gran donna e da grande giornalista qual è – declini gentilmente la candidatura a prossimo Presidente della Repubblica. Il rischio è invece che con simili sortite populistiche, tra un inciucio maschilistico e l’altro, una valida designazione femminile al “colle” – quale sarebbe quella di Emma Bonino o del ministro Cancellieri – e dunque una concreta possibilità di vedere una signora eletta alla carica di Presidente della Repubblica italiana, venga rimandata alle calende greche. La cosa non sorprenderebbe nell’Italia del machismo ad oltranza, ma che a far naufragare questo sogno sia proprio il partito di Grillo preoccupa veramente.

A questo proposito continua ad impensierire anche la naiveté-digitale con la quale i seguaci di questo primo movimento politico nato in Rete si prestano a operazioni mediatiche come le già citate Quirinarie, vale a dire a quella sorta di primarie online organizzate per scegliere il canditato futuro Presidente della Repubblica. A parte i limiti-intrinseci, le numerose problematiche di metodo, di rischio-hackering, di inaffidabilità tecnico-operativa che sono state giustamente evidenziate in questi giorni dalla Stampa e dalla satira internautica a proposito di questo “evento”, non si riesce a comprendere come i “cittadini” grillini e gli elettori di quei “cittadini” riescano a rinunciare in maniera così remissiva ad uno delle caratteristiche fondamentali del diritto di voto in una moderna democrazia, ovvero la sua segretezza.

Se il voto elettronico (perché di questo si dovrebbe parlare, non di democrazia liquida), non ha mai preso piede in realtà democratiche più tecnologicamente avanzate e pronte della nostra un motivo ci sarà; e il motivo principale è che il voto online è prima di tutto un segnale elettronico, dunque tracciabile, tracciabilissimo, il cui encrypting, allo scopo di garantire una segretezza-da-urna, sarebbe operazione molto complessa se non impossibile quasi. L’idea che i capi di un movimento politico, qualunque esso sia, siano anche i detentori degli indirizzi IP che hanno procurato tutti quei voti, procura infine un fastidioso prurito da distopia orwelliana tipo “1984” per intenderci.

Il tutto mentre l’M5S sembrerebbe cominciare a fare anche le sue prove-tecniche-di-politica-da-salotto, come si sarebbe portati a pensare guardando l’incredibile intervista vespiana, in quel di “Porta a Porta” ad un Vito Crimi rilassato e satollo come un sessantottino arrivato. Il crollo di un altro mito, insomma! Ovvero la fine dell’idea che l’era della politica-mediatico-televisiva fosse arrivata al capolinea. Se allo status-quo tratteggiato aggiungiamo le sortite online di Roberta Lombardi, capogruppo del M5S alla Camera dei Deputati, che avrebbe chiesto ai suoi seguaci opinione sul come recuperare i 250 euro in scontrini che le sono stati rubati (io ho pensato ad una colletta su Rosebud, ma poi mi sono detta che di cazzate online ne ho scritte parecchie negli anni e aggiungerne un’altra in questo difficile momento storico sarebbe stato quantomeno indecoroso!), i motivi di preoccupazione non fanno che moltiplicarsi. Ma forse sto esagerando; parafrasando Kissinger, e dati i tempi, non sarebbe azzardato dire che non ci potrà essere una crisi la prossima settimana. La nostra agenda è già piena.

Featured image, cartello “Big Brother is watching you”, fonte Wikipedia.

4 Comments on C’era una volta la politica (2) – … e poi le chiamarono Quirinarie. Sul diritto alla segretezza del voto, anche online, e sull’intervento di Crimi a Porta a Porta.

  1. Federico // 17 April 2013 at 10:42 //

    Come sempre il Suo e’ un interessante punto di vista, ma da specialista in materia non posso leggere che “i capi di un movimento politico, qualunque esso sia, siano anche i detentori degli indirizzi IP che hanno procurato tutti quei voti” senza rispondere dal punto di vista opposto.
    Il nostro indirizzo IP permette, volendo e potendolo fare, la ricostruzione di TUTTA la vita di una persona, dalle sue abitudini alimentari, sessuali, politiche, etc. molto meglio dell'”analisi della spazzatura” che veniva utilizzata per conoscere le abitudini dei consumatori.
    Al lavoro ad esempio tutti gli indirizzi del web acceduti dalla singola postazione sono monitorati e loggati (non ho detto “usati”): data e numero di accessi, tempo trascorso su ogni pagina.
    La protezione del voto elettronico e’ e deve essere garantita allo stesso livello di quella, ad esempio, dell’accesso ad una banca (anche in quel caso e’ ben noto l’IP di un utente che va su una banca online … cosa molto piu’ preoccupante della provenienza di un voto: riuscire ad hackerare un solo conto produce disastri ben piu’ gravi del riuscire a scoprire il nome di UN SOLO votante).
    Gli strumenti online sono piu’ pericolosi oggi per l’ancora inadeguata cultura del “rischio internet” – insomma commettiamo molte piu’ ingenuita’ di fronte ad un terminale che davanti ad una persona che ci chiede le nostre credenziali riservate! – ma sono infinitamente superiori a quelli tradizionali.
    Perche’ non potrebbe un rappresentante di lista o uno scrutatore, che ha a disposizione nomi e indirizzi dei votanti di una sezione belli stampati davanti a se’, andare poi “porta a porta” sapendo i risultati della sezione a scrutinio terminato? (come aspettare la vecchietta che ritira la pensione fuori dalla banca).
    Decidere “democraticamente” il nome di un candidato alla PDR e’ semplicemente segno di democrazia, nemmeno lontanamente paragonabile alle discussioni tra i vari partiti e correnti dentro i partiti (“si va bene Prodi al Quirinale, pero’ tu poi mi metti quell’altro li’…” per me e’ disgustoso, per i politici e’ politica): dai su non si puo’ criticare le sole novita’ positive della politica che non ha fatto che peggiorare e costare di piu’ anno dopo anno da almeno 20!
    A proposito della votazione “tradizionale” Vi consiglio di guardare qualche filmato online sulle recenti votazioni in paesi sudamericani, con un controllore che accompagna e osserva la votante! (non so se funziona il link, questo e’ uno dei tanti: https://www.facebook.com/photo.php?v=10151543898928656&set=vb.567488655&type=2&theater).
    Per concludere il mio sproloquio aggiungo di essere un appassionato lettore di Orwell, ma vedo l’occhio del Grande Fratello ben piu’ incisivo in mille altre situazioni della vita attuale: telecamere, cellulari, carte di credito, carte “fedelta'” e simili. Se uno vuole una maggiore, vera, privacy puo’ farlo semplicemente spegnendo il cellulare, togliendone la batteria, e rinunciando a carte di credito e sconti fedelta’ ai supermercati.

  2. Caro Federico, grazie per la Sua nota, ma non posso che confermare, essendo anche io specialista in materia, quanto scritto e i timori espressi. Timori che lei stesso conferma. Qui infatti il discorso non e’ uno di buona etica tecnico-gestionale ma uno di possibile mancanza di quell’etica. O per dirla con un qualcuno che di politica se ne intende: a pensar male si fa peccato ma ci si indovina….
    La politica non si puo’ fare online, non in quei modi naturalmente. Si potrebbe fare volendo ma servirebbe una societa’ eticamente piu’ evoluta capace di gestire un dato visibile e inconfutabile come quello elettronico. Graizie

  3. Federico // 17 April 2013 at 19:13 //

    Salve,
    la ringrazio per la Sua risposta ma rilancio.
    Il rischio di un uso non etico dei dati c’è sempre, che si parli di informatica o carta:
    perchè dovrebbe essere più pericoloso il voto elettronico di quello con carta e matita? si sono sprecati i casi di schede nulle-bianche-sparite nel passato. Ogni volta che ho fatto lo scrutatore ho sempre avuto problemi con gli altri componenti il seggio per raggiungere l’unanimità del numero dei voti (eh si, molti non sanno contare, per essere d’accordo in 3 o 4 abbiamo dovuto contare le schede a notte fonda anche 4 volte, con i rappresentanti di lista a disturbare). Ripensi un attimo ai famosi 12 referendum di Pannella … circa 13-14000 pezzi di carta colorata a sezione maneggiati da 6 persone in una stanza, con la croce un po’ fuori dal quadratino, etc. …
    Dietro qualunque SW c’è e ci sarà sempre il “giudice” umano, ma tutto il flusso di voto sarebbe più efficiente, veloce, economico, ripetibile.
    Si potrebbe andare verso una democrazia “leggermente più diretta”.
    Si potrebbe aggiungere la possibilità di votare, di votare “bianco” e “nullo” (per eventuali quorum), riducendo a zero le schede inavvertitamente “invalidate perchè la volontà del votante non era manifesta”.
    Ciò che è stato fatto da Grillo e soci è chiaramente migliorabile, deve esserlo, tenendo però conto del breve tempo avuto a disposizione per dettare le regole, dei costi quasi nulli e autofinanziati rispetto ad esempio alle primarie contrastatissime del PD, costato ai soci 6-7 milioni di euro, peraltro di maggiore consistenza numerica.
    Basta pagare informatici seri e 10 anni di carcere a chi manomette “i dati sensibili”.
    Altra domanda che Le ho fatto è su che base afferma che i “cittadini” abbiano rinunciato in modo così remissivo alla segretezza del voto: lo dice perchè potrebbe Lei stesso con le sue competenze dirci “chi ha votato chi”, o è un vago (pre)sentimento?
    Torno a dire che il nostro paese è sufficientemente informatizzato da avere molti milioni di conti correnti online, unico metro da me (arbitrariamente) scelto come parametro della potenziale inattaccabilità e segretezza dell’informazione sul mezzo internet: un voto online non può fare più paura di perdere tutti i propri risparmi in un click.
    Saluti e buona serata,
    Federico

  4. Grazie Federico, ma continuo a dissentire e proprio per le ragioni che lei indica. Ha perfettamente ragione nel dire che anche le votazioni su carta generavano una marea di problemi ma manipolare il dato elettronico è paradossalmente cosa ben più facile. Prende solo qualche centinaia di kb in una chiavetta….

    Tuttavia vorrei precisare due cose:
    1) Con il mio articolo non intendevo dire che le quirinarie siano state taroccate
    2) Con il mio articolo intendevo ribadire che l’opzione segretezza con il voto online è da dimenticarsi al tempo in cui scriviamo, proprio perché gli interessi in ballo sono molto alti e la storia di ogni giorno ci insegna quanto dati-molto-più-scottanti siano in realtà facilmente accessibili a chiunque sia determinato ad averli.

    In realtà però il mio era un discorso di bontà di metodo. Non mi risulta neppure che alcuna grande nazione democratica abbia ancora rinunciato alla matita dei nonni in favore del voto online. Non nelle nazioni dove l’appuntamento elettorale è una cosa seria. Ripeto, un motivo c’é.

    Per il resto mi perdoni, vorrei tornare poi con più calma su ciò che ha scritto. Che trovo interessante e vorrei fare un follow-up meno affrettato di quando sono costretta a fare al momento.

    Grazie, a presto.

Comments are closed.