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Miserando atque eligendo: sul pre-incarico a Bersani e sullo scandalo del rientro dei marò in India. Amarcord: se c’era Renzi, pardon, se c’era Craxi….

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Coat_of_arms_of_Jorge_Mario_Bergoglio_svgdi Rina Brundu. Miserando atque eligendo (lo guardò con pietà e lo scelse), così recita il motto che compare sullo stemma prescelto da Jorge Mario Bergoglio dopo la sua ordinazione a vescovo, vale a dire sullo stesso stemma che Papa Francesco ha deciso di fare suo anche dopo l’ascesa al soglio di Pietro. Non so se la faccenda sia stata di una qualche ispirazione per il Presidente ella Repubblica Giorgio Napolitano durante la sua recente odissea alla ricerca di un candidato papabile per Palazzo Chigi, ma a giudicare dallo status-quo non pare troppo peregrina l’idea che sia stato proprio un simile spirito misericordioso ad animarlo prima di dare l’incarico esplorativo  al Segretario del PD Pier Luigi Bersani.

Il problema con gli “atti dovuti” in Italia è che ti si attaccano alla pelle per almeno una legislatura e non ti danno respiro, all’insegna di un altro mitico motto sicuramente molto meno nobile di quello già citato ma certamente più adatto a rappresentare la nostra natura italica: quel che è detto è detto! Quel che è detto è detto anche perché se i conti, pardon, se i numeri non tornano un modo per farli tornare lo si trova sempre. Per esempio, basta sguinzagliare i fedelissimi, meglio se armati con ipad-ultima generazione, a fare “scouting” e ad indurre i vicini di scranno “in tentazione”; che un simile comportamento non-fa-molto-Spirito-Santo ma di questi tempi anche la Trinità tende ad esssere soltanto la mano-sinistra-del-diavolo proprio come accadeva enne anni fa nei film degli intramontabili Terence Hill e Bud Spencer.

Che Bersani – disposto a tutto per il bene del Paese (tranne a farsi da parte) –  ha pure chiesto alla direzione PD di contattare informalmamente Enrico Bombieri (Medaglia Fields, 1974) per vedere se – sempre per il bene del Paese – si riusciva, in qualche modo – “magari con queste benedette equazioni di secondo grado” avrebbe detto colui – ad aggirare la ferrea logica matematica a cui sembrerebbero voler obbedire anche i suoi “numeri”. Ricevutane risposta negativa, il suo commento sarebbe stato un “determinato”: me ne frego! Che – dati i tempi che corrono –  e nell’attesa delle nuove mirabolanti avventure che porteranno molto presto il segretario PD dove nessun segretario politico è mai stato prima,  finanche a rompere i maroni ad Alice nel Paese delle Meraviglie nella speranza che sottoscriva gli 8 punti del Programma anche lei – a raccontarla così, più che dir, sospirando, “se c’era Renzi”, occorrerebbe dir, sospirando, “se c’era Craxi!”.

Se c’era il Craxi di Sigonella, infatti, quasi sicuramente non sarebbe mai stata scritta una delle pagine più umilianti della nostra storia nazionale moderna: quella del ritorno dei due marò in India. Come a dire che in tempi di walzer di poltrone – condito di telefonate di politici di nuova elezione nei programmi di approfondimento giornalistico (ma non sono i giorni dell’ora et labora?) – l’ultima speranza resta davvero Grillo. E dato che ai grillini premeva così tanto entrare nella stanza-dei-bottoni, a questo punto non resta che sperare che vi entrino veramente. Che vi entrino, ne tirino fuori i nomi di coloro che hanno autorizzato questo “ritorno” e li pubblichino a caratteri cubitali sul blog. Nel momento in cui accanto ai nomi compariranno anche i cognomi avremo finalmente certezza che qualcosa sta scambiando in questa nazione e che il teorema di Stockmayer (1) è fondamentalmente parafrasabile: se sembra difficile, è facile. Se sembra facile, è fottutamente possibile.

(1)      Arthur Bloch, La legge di Murphy, 1977

Featured image, stemma vescovile di Jorge Mario Bergoglio.

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