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Servizio Pubblico in Crisi: Cacciari contro “le teste di creta” e lo “strabismo totale” dell’apparato PD, sdogana Renzi a sinistra e dimissiona Bersani (qualora Grillo lo chiedesse). E sulle lacrime deleddiane dell’operaio di Carbonia contra-Carfagna.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

spsardegnadi Rina Brundu. Adesso si può anche morire: finalmente un esponente autorevole dell’intelligentsia di sinistra fulminato sulla via di Damasco! Sarà perché è un filosofo, sarà semplicemente perché si è rotto le balle pure lui delle tante panzane sentite, sta di fatto che durante l’ultima puntata di Servizio Pubblico, Massimo Cacciari è venuto fuori insolitamente critico contro i vertici del PD da un lato e contro il suo Segretario dall’altro. Certo si potrebbe obiettare che l’ira-funesta sarebbe stata più appropriata durante l’infausta-sceneggiata delle Primarie, quando non si sentiva una mosca volare mentre i “compagni” si scambiavano pacche sulle spalle in forma di “accesi” dibattiti, ma meglio tardi che mai… pardon, meglio Renzi che Bersani.

Questo lo ha dato ad intendere, ieri sera, Cacciari, individuando, (col “senno di poi”), nella soluzione-Renzi l’unica via valida che avrebbe permesso di veicolare positivamente il malcontento della base a sinistra, ovvero di quella stessa base che sarebbe infine andata a votare Grillo (per inciso, 3 milioni e mezzo di persone). Ma Cacciari lo ha anche detto fuori dai denti: “l’Apparato non voleva Renzi!”. A questo proposito, straordinario il filmato mandato in onda da Santoro e relativo alla riunione d’emergenza dell’Apparat… pardon, del vertice PD post-débâcle, laddove, proprio come accadeva enne anni fa durante le riunioni del Politburo, sono sfilati in rigoroso silenzio-stampa e davanti al telecronista in vana attesa di confidenze, D’Alema, Franceschini, Veltroni, Fassino, Bersani, Finocchiaro, Violante, Letta, Bindi.

Mancava solo Cofferati che però, fortunatamente, ero nello studio di Servizio Pubblico. Il quale Cofferati, pur continuando ad interagire dialetticamente (si fa per dire), soprattutto con Cacciari, a suon di “Massimo” e “Sergio” (e dunque per lo più ignorando Mara Carfagna ed Elisabetta Gualmini, anche loro ospiti della puntata), risultava un tantino pallido e preoccupato dalla furia rottamatizzante dell’ex-sindaco di Venezia. Nel dubbio si è tenuto vago, specialmente quando un disoccupato di Carbonia, Alessandro, gli ha chiesto le ragioni dell’abbandono delle sue lotte operaie da parte del PD: è colpa di Monti, ha detto infatti l’ex Segretario Generale della CGIL. E tutti noi gli abbiamo creduto subito, anche lo stesso Alessandro che quindi ha pensato bene di prendersela con la Carfagna e di additarla come l’effettiva responsabile del malcontento a sinistra.

Naturalmente, sempre secondo Cacciari, la sconfitta PD non è stata determinata solamente dell’arroccamento del vertice intorno alle sue obsolete ragioni, ma specialmente dal suo “strabismo totale”, dal suo essere andato a spasso un giorno con Vendola e uno con Monti, dalla sua mancanza di strategia e di focalizzazione su questioni importanti quali, per esempio, la questione settentrionale (quella meridionale, no?). Come uscirne? Secondo il filosofo occorre un gesto di modestia da parte del Partito. Il suo segretario dovrà presentarsi da Napolitano conscio della diminuita importanza e qualora Grillo lo chiedesse dovrebbe farsi da parte. Di sicuro, dice Cacciari, il PD dovrà mandare al tavolo della concertazione un suo esponente gradito a Grillo (vai a trovarlo!), e dovrà tentare di raggiungere un accordo con l’ex-comico, anche perché quest’ultimo non potrà evitare a lungo di assumersi le proprie responsabilità, di dare delle risposte politiche convincenti, pena il malcontento della base grillina che nessuno – ha assicurato sempre Cacciari – smuoverà dagli scranni di Montecitorio fra un paio di mesi: neppure a calci!

Che a ben guardare per raccontare tutto questo non serviva un filosofo, ma si sa, un filosofo fa più figo e non si può pretendere che una data sinistra e la sua tradizione culturalmente segregatrice sparisca d’un botto (questo, secondo Dario Fo, avverrebbe solo qualora Bersani optasse per il “governissimo” con Berlusconi). Sullo sfondo di quello che a dire il vero è risultato essere il solito dibattito mediatico inconcludente (in questo caso finanche privato del suo interlocutore privilegiato, Grillo), risuonava comunque strana e molto, molto vera, l’eco deleddiana delle lacrime dell’operaio Alessandro in quel di una Carbonia dimenticata dai figli di Berlinguer ma soprattutto data in pasto da Dio ad un futuro senza speranza. Lo stesso futuro senza speranza che oggidì si respira nella Sardegna tutta e a cui non basteranno centomila “grilli” per farle sentire un canto diverso.

Featured image screenshot da Servizio Pubblico in Rete.

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3 Comments on Servizio Pubblico in Crisi: Cacciari contro “le teste di creta” e lo “strabismo totale” dell’apparato PD, sdogana Renzi a sinistra e dimissiona Bersani (qualora Grillo lo chiedesse). E sulle lacrime deleddiane dell’operaio di Carbonia contra-Carfagna.

  1. Grazie Salvo.

    A dire il vero voglio profittarne in coda a questo articolo per fare una precisazione visto tutti i post che ho pubblicato chiedendo le dimissioni di Bersani. Naturalmente voglio spiegare che io non parlo dell’uomo e non ce l’ho con l’uomo Bersani che, anzi, a mio avviso ha sopportato questa prova molto degnamente.

    La mia ira viene da lontano e riguarda, ha sempre riguardato, i giochi di potere in sede Primarie, la gerontocrazia dominante all’interno del Partito che faceva e fa il bello e il brutto tempo (si può senz’altro dire che Bersani sta a D’Alema come Alfano sta a Berlusconi), apparentemente indifferente al destino del movimento. Le Primarie avrebbe dovuto vincerle Renzi per mera logica rinnovatrice.

    Il Renzi minestra riscaldata che vogliono proporre ora invece non è la stessa cosa. Non solo, proprio per come ha rinunciato alla sua battaglia, ora Renzi non meriterebbe di diventare il leader. Di fatto il problema leadership del PD nasce dalla sua incapacità cronica di cambiare. Insomma è nato vecchio e quindi la morte non è troppo lontana: Grillo ha solo suonato le campane d’avviso!
    Ciao

  2. Marco A // 8 March 2013 at 11:10 //

    Solo una precisazione.

    Non mi pare sia nuova la contrarietà di Cacciari verso la classe dirigente del PD: l’ho sentito tuonare in diverse occasioni. Ricordo in particolare che la sua linea di costruire un partito federato (non centralizzato a Roma) del PD – in particolare per l’area del nord Italia al fine di ripristinare un reale radicamento nel territorio (anche per contrastare la lega evidentemente) – è stato sempre osteggiato dalla dirigenza PD che ora raccoglie i frutti della sconfitta.

    Cacciari, si è tolto dalla scena politica, dopo l’ultimo mandato di Sindaco a Venezia, anche per questo motivo.

    Le sue critiche non sono secondo me un fulime a cile sereno ma vengono da lontano.

  3. Caro Marco,
    grazie per il tuo intervento ma nel mio post non intendevo dire che Cacciari non abbia mai criticato il PD: spero bene per lui che lo abbia fatto perche’ questo e’ il suo lavoro di mente pensante. Io intendevo dire che durante le primarie, ovvero in quel momento in cui i candidati del PD si davano pacche sulle spalle in forma di accesi dibattiti (vale a dire il candidato era gia’ stato scelto dalla direzione e dall’establishment di riferimento) io non ho sentito ne’ la voce di Cacciari ne’ quella di nessun altro esponente valido levarsi per porre attenzione sull’inevitabile disastro che si andava combinando.

    E questo statement e’ ancora talmente vero che ieri io non ho guardato Servizio Pubblico per il semplice motivo che quando si continua a mandare in onda certi personaggi come se nulla fosse l’unica opzione che resta all’ascoltatore e’ quella di cambiare canale. E naturalmente per chi vota l’unica opzione e’ quella di votare Grillo.

    Tutto qui.

    https://rinabrundu.com/2012/11/13/primarie-pd-dal-mito-di-lenin-a-quello-di-papa-giovanni-ritratti-di-compagni-e-compagna-pagelle/

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