PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Giornalismo online: sulla marchetta elettorale odierna del TG5 a Berlusconi e sull’incantamento di Alberto Bilà. O della “Par” Condicio mediatica sui generis.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

HamletSkullHCSealousdi Rina Brundu. Mentre scrivo, il suo fantasma, alla maniera dello spettro del vecchio re Amleto che infestava il castello di Elsinore, è ancora nello studio. O almeno così sembra. Nulla di strano del resto: da quando il santoriano Servizio Pubblico lo ha sdoganato non vi è angolo mediatico libero che Silvio Berlusconi non abbia sfruttato per ottenere una qualche visibilità elettorale. Non che i suoi avversari politici siano anime candide rispetto all’argomento in questione ma per chi ha la mia età è pure facile ricordare un tempo in cui si poteva decidere di guardare il TG5 nella certezza che il suo editore, per una qualche forma di delicatezza etica, non si sarebbe fatto vedere. Altri tempi, altro TG5 e altro Berlusconi! Forse, o forse ad ingannarmi è solo la memoria.

Ma finanche in questi tempi cambiati, lo spot elettorale odierno del telegiornale di Mimum ha qualcosa di straordinario. Specialmente per le dinamiche febbrili che lo hanno fatto esistere. Non sapendo della partecipazione del leader del PDL alla “puntata” di oggi, la mia impressione è stata che la comparsata fosse stata preparata di corsa, per la serie “ogni lasciata è persa”. Berlusconi stesso ha detto di essere giunto nello studio solo 30 secondi prima e si è congratulato per “avercela fatta”! Poi il conduttore, Alberto Bilà, ha cominciato “l’intervista” O giù di lì. Sarebbe più corretto dire però che gli ha fatto alcune domande dalle quali il suo ospite traeva spunto per partire con il solito soliloquio teso a sminuire l’operato del governo tecnico e a magnificare il suo futuro fare. Ad un tratto, con la scaltrezza mediatica di sempre, ha pure colto la palla al balzo e ha preso ad elencare i “successi”, o supposti tali, dei suoi passati esecutivi, uno dopo l’altro.

È stato allora, mentre Berlusconi parlava con voce affrettata e incolore, che ho notato lo sguardo “incantato” del conduttore. O meglio, è stato allora che ho notato come Bilà, lungi dal bloccare l’esuberanza comunicazionale del suo ospite, lo stesse guardando come vinto dalla stessa magia che nelle sere e nelle notti fatidiche pareva avvolgere le gloriose mura dello shakesperiano castello citato nell’incipit. La differenza però era che quello non era Elsinore, ma uno studio di Canale 5. E quello era il telegionrale della Rete Ammiraglia di Mediaset. E lui era il padrone di casa. Berlusconi non Bilà. Talmente padrone di casa che la sua posizione sul tavolo ricordava quella della Gruber prima maniera: di tre quarti.

Per carità: resto convinta che Bilà abbia procurato a Berlusconi quest’oggi, la stessa difficoltà-dialettica e lo stesso fastidio-di-fondo cbe in altre occasioni avrà procurato ai vari Bersani, Casini, Monti, Fini, solo per citarne alcuni. E che, mentre lasciavano lo studio, tutti costoro avessero dipinto sul viso lo stesso sorriso soddisfatto che aveva il leader del PDL. Resto convinta, insomma, che il conduttore applichi una sorta di “par”-condicio-mediatica sui generis, della serie facciamoli parlare tutti per farne parlare uno. Ma il dubbio, amletico (tanto per restare in tema), mi resta: ma era giornalismo o una marchetta elettorale? Temo, la seconda opzione.

Featured image Amleto con il teschio di Yorick di Henry Courtney Selous (1803-1890).