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UN POMERIGGIO D’APRUGNO I MIEI AMICI STAVANO SFOTTENDO RAFFAELE….

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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….. O “CINQUANT’ANNI DI COMPAGNIA” UNO SPASSOSISSIMO LIBRO DI STEFANO CUOREDIBRADIPO, AL SECOLO STEFANO MAZZI DA MONGHIDORO

di Paolo Campidori. Stefano Mazzi usa questo pseudonimo “Cuoredibradipo” per il suo libro “Cinquantanni di compagnia”…”

“Cuore di Bradipo” avrebbe tutti i crismi per essere un titolo di un libro, magari di quelli strappalacrime, come ad esempio “Cuore di orso” oppure uno di quei racconti di De Amicis, super-strappalacrime, che obbligatoriamente dovevamo ascoltare annoiati nei banchi delle scuole elementari.

No, no, nient’affato “Cuore di Bradipo” non è il titolo di un libro, però è un libro. Ora vi racconto. Stefano Calzolari, seguendo le orme del padre Carlo Calzolari detto Mazzi (attenzione alla pronuncia: “Massi” poiché siamo in provincia di Bologna), un bel giorno decide di fare un bel libretto, simpatico e molto scorrevole, anzi lo definirei spassosissimo. Però Stefano si pone almeno un paio di obbiettivi: primo, carcarsi uno pseudonimo (come fanno tutti i grandi scrittori, anzi, non proprio tutti); secondo, raccontare la propria vita un po’ movimentata (per usare un eufemismo) proponendosi come scopo principale la precisione delle date degli avvenimenti: giorno, mese ed anno, gtassativo. Non è cosa facile, specialmente se con la nostra mente dobbiamo ripercorrere i fatti della nostra fanciullezza e adolescenza. Con la più grande “nonchalance” ed ‘espeditezza’, Stefano pone il primo paletto alla sua opera: lo pseudonimo. Ne sceglie uno facile, il primo che gli viene a mente: “Stefano Cuoredibradipo”. Perché? Perché sì, e basta!

La copertina del libro "Cinquant'anni di compagnia" di Stefano Cuoredibradipo da Monghidoro

La copertina del libro “Cinquant’anni di compagnia” di Stefano Cuoredibradipo da Monghidoro

Poi, dicevamo: la precisione nelle date; ecco come Stefano Cuoredibradipo risolve il problema: “Un pomeriggio d’aprugno i miei amici stavano sfottendo Raffaele, detto Raflin, gridandogli: “Uh! Scroc!”….ecc; oppure: “un giorno di marzobre Alberto, detto Bertoeddavidinedmilio, prese il teschio di bue con delle corna lunghissime…ecc.

Mi sembra una trovata geniale, che ve ne pare?

Poi Stefano, Cuoredibradipo, dopo aver specificato che lo pseudonimo Stefano Cuoredibradipo, si riferisce proprio a lui, Stefano Calzolari (che bisogno c’era allora di mettersi uno pseudonimo?) inizia a raccontare la sua vita e di quella dei suoi amici (nella gioventù). E’ proprio vero che da queste parti, come mi diceva il mio cugino Nedo, ci sono i veri “matt”, detti altresì “matt duri”, cioè matti da ricoverare. E, Cuoredibradipo, può essere benissimo incluso fra i più estroversi personaggi di Monghidoro, dove i “matt” (nel senso buono del termine) non mancavano assolutamente. Certamente i ragazzi non si dovevano annoiare a Monghidoro, a quei tempi! Il mercato era l’evento più caratteristico dove trovavi personaggi buffi come Arrigo, il caramellaio, che “arrivava dal Mugello con la sua valigetta e installava un piano di marmo su due cavalletti. Sopra quel marmo lavorava lo zucchero filato e dei croccanti e qualcos’altro. Ogni tanto gridava: “aria bonaaa!” Riferendosi all’aria che si respirava a Monghidoro oppure; “Daglielo duro alla Mariaaa!”.

Altri aneddoti divertentissimi, si susseguono sfogliando le pagine del libro a folle velocità, alternati da pensieri profondi come questo: “Considero il vento come una celestiale scorreggia di quel Dio che fa fluire le acque, che fa crepare la terra arida , che dà spinta alla nuvola per farle irrigare la terra”, filosofia pura. Ma il bello – come è raccontato nel libro- doveva venire quando il Polacco (uno degli amici) “li condusse sul prato del Gallo, sul sentiero ripido che attraversa il Balzo Arcigno. In certi punti dovevamo letteralmente scalare le rocce. Il clima tra noi era di festosa avventura, prendevamo in giro Cielodoro, che divenne “Chiappa-Fetente”. Sembra un film di Fantozzi!

Cuoredibradipo continua: “Potrei raccontare di imposte spalancate dal demonio, o di legna che rotola nei sottoscala, o di code bovine intrecciate con maestria a due a due da mani ignote….” A Monghidoro tutto è possibile dopo una veglia passata in compagnia di una bella “sbronza” al Lambrusco, rosso locale!!. Gli aneddoti, conditi di sano umorismo continuano: “Morire quasi dal ridere ci toccò una volta che, dalle parti di Quinzano (Monghidoro), ci fermanno a raccogliere le ciliegie di fianco ad una casa. Era notte ed eravamo in una decina stipati nel “cinquina” (la Cinquecento) di Perotto. Schiamazzammo un poco e da una finestra si sporse qualcuno per rimproverarci. Risalimmo lesti in auto e, mentre transitavamo di fianco alla casa, Perotto dal finestrino abbassato gridò: “Avi dla bela merdaaaaaaaaa!” Effettivamente le ciliege erano pessime – afferma Stefano Cuoredibradipo. Ancora: “Zero era un ‘provos’ nato, vissuto e ‘provos’ morirà. Ma ancora non è morto”…. “In una di quelle tre occasioni il prete andò ad aspergere il suo liquido benedetto in casa sua, (il Provos, ndr) gli offrì un bicchiere di liquore alle erbe proibite, che il parroco gradì molto”. Tutti, con un po’ d’ingegno, possiamo immaginare quali erano queste erbe proibite.

Monghidoro, detto Scarica l'Asino, in un pomeriggio d'estate

Monghidoro, detto Scarica l’Asino, in un pomeriggio d’estate

Un altro personaggio è quell’Oliviero, detto Livio….”credo che sia stato uno dei meglio (sic) filosofi che ho conosciuto. Era solito dire: ‘Inco an ho brisa magné, ma an ho gnenc lavuré (Oggi non ho mangiato, ma neppure ho lavorato!).

“ Bologna la scoprii quando mamma e babbo, sbagliando di grosso, mi iscrissero all’ “Istituto Professionale per il Commercio”….Il secondo anno che ripetei la prima la mia frequenza scolastica fu quasi nulla, verso marzo quasi nessuno dei professori mi (ri…)conosceva….”

“Curve in auto o in moto ne abbiamo ‘comprate’ un po tutti….una domenica pomeriggio Faruk e Franco detto Franzin, uscirono di strada lungo la strada nuova, e rotolando arrivarono quasi fino al vivaio della Valle…”

Ad un certo punto del libro, esattamente a pag, 51, Cuoredibradipo ci avverte: “Ora controllo quante pagine ho scritto e poi vi faccio sapere se è ora di smettere. Anche qui è da lodare la sua precisione e la sua coerenza.

Il libro termina con una specie di dizionario un po’ psichedelico; fra le sue voci citerei: Evincere, il contrario ndi Eperdere; Forlì: località più distante di Forqui e più vicina di Forlà; Menopausa: lavoro continuato; Museo: luogo ove ci si esercita a fare le smorfie; Fecondo: giunto prima del terfo, ecc. ecc.

Infine, Cuoredibradipo raggiunge le vette della filosofia con un suo pensiero sulla vita: “prima non c’ero – ci sono – smetterò di essere – qui sto bene, anche se ho capito che il mondo è fatto per chi non ha paura di vivere, né di morire”.

Dal libro: Stefano Cuoredibradipo “Cinquantanni di compagnia”, Armando Vitelli 2009, Copyright

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