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Servizio Pubblico: Santoro rifila a Scalfari un 2 – 0 (goal di Berlusconi e Carfagna) e poi lo manda… al cinema. Dalle difficili prove di leadership del Pericle – Ingroia alle spettacolari perle del Grillo-pensiero.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

spingroiamaradi Rina Brundu. “Le idee non sono né di destra né di sinistra: le idee o sono intelligenti o sono stronze!” così Grillo dixit in un’altra delle sue affollate prediche di piazza riprese dal Servizio Pubblico santoriano a mò di ciliegina sulla torta del programma.  Di certo vi è che se in un tempo futuro un qualsiasi collezionista di momenti “cult- spettacolari”, si prendesse la briga di andare a spulciare la “campagna elettorale” di Grillo – indipendentemente dal risultato ottenuto – vi troverebbe delle perle comiche a dir poco superbe. Perle che forse non ha mai prodotto prima, né in televisione né a teatro, perle che se lui non si prendesse così maledettamente sul serio ti fanno venire voglia di andare a votarlo, proprio perché solo una sua vittoria saprebbe trasformarsi nelle lezione-solenne che nessuno scorderebbe. Soprattutto la solita casta afflitta dalla Sindrome dell’Araba Fenice.

Ma che questa sia la campagna-elettorale più comica di sempre non lo dice solo la presenza nella stessa di un comico quale leader di “movimento”, o la ritrovata verve d’avanspettacolo di Silvio Berlusconi. Udite, udite, adesso ci si è messo pure Eugenio Scalfari che – tra una lettura di Leopardi la mattina e una di Schopenhauer la sera – a forza di condannare l’Effetto-Santoro (vale a dire quella colossale balla mediatica – sbugiardata e ad un tempo propugnata dalla troupe di Servizio Pubblico – in virtù della quale la sola partecipazione a quel programma sarebbe stata la causa della rinascita politica del signore di Arcore), avrebbe ingenuamente trasformato Silvio Berlusconi e lo stesso Santoro in Totò e Peppino. Così almeno ha sostenuto il conduttore di Servizio Pubblico prima di mandare il grande vecchio del giornalismo italico… al cinema. O meglio, prima di rifirargli una seconda sonora stoccata invitando in studio il leader di Rivoluzione Civile Antonio Ingroia e dandolo in pasto alle pdielliche Mara Carfagna e Lara Comi in forma-politica smagliante, soprattutto la prima.

Usando una metafora calcistica, si potrebbe infatti dire che le due “donne del Cav” hanno marcato Ingroia a uomo, buttandosi su ogni occasione offerta su piatto d’argento e non perdonandogliene una. La Carfagna in particolare, dopo averlo ironicamente ribattezzato novello-Pericle, lo ha messo all’angolo con una serrata arringa che andava a giocare proprio in casa del magistrato, toccando l’importantissimo tema del “conflitto d’interessi” procurato dall’essere quella di Ingroia presenza ancora importante nel sistema giudiziario e ad un tempo probabile futura figura di spicco nel sistema politico-legislativo; e poi facendo le pulci alla sua lista del “rinnovamento” che in barba alla sua ragion d’essere vedrebbe i suoi rappresentanti emblematici in alcuni personaggi piuttosto “noti” quali Ferrero (ministro del Lavoro), Diliberto, Di Pietro e De Magistris. Il problema è che laddove non riuscivano le avversarie, Antonio Ingroia ci ha messo molto del suo per cadere nel pantano, mostrando ancora una volta una notevole mancanza di dimestichezza con date strategie dialettiche che restano comunque molto importanti per chiunque voglia fare politica. Imperdonabile, mediaticamente e politicamente parlando, anche il suo descrivere l’esperienza lavorativa in Guatemala come una posizione-ottima perché con gli incarichi delle Nazioni Unite si guadagna molto di più e perché colà si stava comunque lontani dalle beghe italiche….

Che a sentire parlare un Ingroia così ti viene pure da dare ragione a Bersani e la cosa è preoccupante in sé! Del resto Bersani meglio non menzionarlo a Servizio Pubblico dato che non si sarebbe neppure preso la briga di mandare una cartolina per declinare l’invito ricevuto! Sarà “la frittata” dello scandalo Montepaschi di Siena, sarà “il pasticcio” del fiato montiano sul collo, sarà il già citato Effetto-Santoro, sta di fatto che i falchi di sinistra sembrerebbero avere abbandonato in-massa il mitico Michele al suo “triste” destino mediatico. E ai suoi soliloqui. Fortuna che gli resta sempre il fido Travaglio, il quale tra una scudisciata alla “sporca trentina” pidiellica e una frustata ai candidati centristi e sinistrici in odore di “impresentabilità”, ha trovato anche lui tutto il tempo per punzecchiare la “campagna-elettorale” dell’Eugenio Scalfari inneggiante alle Liste Pulite del PD sul sacro suolo de L’Unità. O degli incerti del radicalchichismo a-tutti-i-costi in tempi di meri ecchisenefrega digitali!

Featured image screenshot da Servizio Pubblico.

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2 Comments on Servizio Pubblico: Santoro rifila a Scalfari un 2 – 0 (goal di Berlusconi e Carfagna) e poi lo manda… al cinema. Dalle difficili prove di leadership del Pericle – Ingroia alle spettacolari perle del Grillo-pensiero.

  1. Francesco Blasi // 25 January 2013 at 08:23 //

    Prima delle idee vengono le persone. E se ne vedono, in giro, più di “stronze” che di intelligenti. Sono quelli, per esempio, che imboccano gente come la Carfagna, che altrimenti Pericle non saprebbe neanche cosa o chi è o è stato. O quelli che caricano il disco dell’altra per farlo poi suonare in trasmissione -musichetta su un presunto candidato “impresentabile” di Ingroia.

    L’americanizzazione delle campagne elettorali, in cui cioè non valgono gli argomenti e le proposte, ma gli esiti delle vaiassate in una sala televisiva, ci stanno piacendo tanto perché ricordano epici scontri sul ring o sul rettangolo verde in cui venti e più persone in mutandoni corrono dietro a un pallone.

    E ci si mette anche Scalfari, che di recente perde colpo su colpo. A cominciare dalle tesi strampalate sull’intangibilità del presidente della Repubblica, che nella sua versione ricorda molto più il Mikado di origine divina pre-1945 che un capo di stato occidentale.

    Ma la politica, di cui la versione proposta ora anche in Servizio pubblico è una caricatura scalcinata, è un affare molto più serio. Roba che non s’attaglia a donnette e donnetti che a giorni alterni passano dalle cure degli estetisti allo specchio in cui si rimirano interrogandolo se saranno i più belli o le più belle del reame.

  2. Scusa il ritardo, al solito. Concordo che la Politica sia cosa altra (fermo restando che la Politica vive ed è sempre vissuta pure di queste dinamiche low-profile), tuttavia ritengo che quel giovedì nessuno abbia imboccato le donne del Cav ma qualcuno avrebbe dovuto aiutare il dottor Ingroia… perché qualunque siano le sue ottime motivazioni in quel giorno non si sono capite. Si chiama fare campagna elettorale appunto e che lo si voglia o no per il momento passa ancora tutta dalla televisione. O quasi. Nulla più, poi ciascun telespettatore procederà secondo il suo intendimento. Non ritengo che i signori Rossi italiani siani così ignoranti delle cose. Ciao.

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