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Servizio Pubblico: la resurrezione di Lazzaro e sulla democrazia che non è sempre bene-assoluto.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

429px-Juan_de_Flandes_001di Michele Marsonet. La democrazia non è un bene assoluto, né lo è quella sua particolare versione intrisa di liberalismo che oggi prevale in Occidente. La democrazia, anzi, è pericolosa, perché molto spesso – per non dire quasi sempre – porta al governo i peggiori mediante elezioni cosiddette “libere”. Bene fanno i dirigenti cinesi a dire che – loro – della democrazia non sanno che farsene: gli occidentali se la tengano e buon pro gli faccia. E, visto che ormai sono lanciato, metto nel calderone pure Putin. Bene fa il leader russo post-sovietico a fissare paletti che non si possono abbattere: democrazia sì, ma fino a un certo punto. Aggiungo infine, per fare buon peso, Bashar al-Assad. Bene fa il dittatore siriano a respingere gli appelli alla democratizzazione che gli giungono da ogni dove. Sicuramente lo abbatteranno tramite la solita “guerra giusta” combattuta per procura ma, dopo, seguirà il solito caos e i fondamentalisti islamici avranno via libera anche a Damasco.

Questi strani pensieri mi frullano in testa da un paio di giorni. Dapprima confusi, sono diventati via via più netti e precisi, anche se contraddicono le mie più intime convinzioni liberaldemocratiche. Quale l’origine? Potrei identificarla nell’indecente talk show di Santoro del quale Berlusconi è stato protagonista assoluto, ma non è vero. In realtà sono le reazioni seguite all’evento che mi hanno fatto sentire – all’improvviso – anti-democratico.

Già. I riflettori erano stati appena spenti ed è subito iniziato il coro dei peana. A destra un grosso respiro di sollievo. “Lui” c’è ancora. Non è cotto come i nemici pretendevano. Al contrario: quando tira fuori gli artigli nessuno è in grado di reggere il confronto. Non importa l’aspetto fisico sempre più posticcio, i capelli che paiono incollati con l’attak, gli occhi così stirati da farlo sembrare un giapponese, il ghigno perpetuo frutto di innumerevoli lifting. “Lui”, comunque, c’è, e le sue truppe cammellate possono rimettersi in marcia sotto la solita bandiera.

A sinistra e al centro, ammesso che quest’ultimo esista, respiro di affanno. Il cadavere, a dispetto di ogni previsione, è resuscitato, è uscito dalla tomba come Lazzaro sentendo la voce di Gesù-Santoro. E allora via con le gag, i gesti plateali, le battute da caserma, le solite eterne promesse cui tantissimi abboccano, dai ferrovieri agli avvocati, dai giornalai ai professori universitari. Toglierà l’IMU e penserà a come reperire i soldi mancanti. Bacchetterà Europa e Germania e ci ridarà la cara, vecchia lira, rendendoci felici. Di chi la colpa se il nostro Paese si è trovato sull’orlo di un default scongiurato all’ultimo istante? Di Monti e dei tecnici, ovviamente. Lui, anche se mummificato, ci aveva lasciato in condizioni splendide: ristoranti pieni, navi da crociera affollate, clima festaiolo permanente.

Che l’uomo di Arcore sia un grande comunicatore lo sapevamo tutti. In tema di retorica e di abilità discorsiva nessuno regge botta, e men che mai Monti, Bersani e gli altri leader e leaderini oggi presenti sulla scena. Eppure la realtà non si può modificare con l’abilità dialettica, sia pure di grande livello. Invece no. La realtà sparisce e viene sostituita da un’apparenza intessuta di sogni, illusioni e, soprattutto, bugie grandi come elefanti. Però sogni, illusioni e bugie pagano. Lo show, stando ai sondaggi, ha fruttato dal 10 al 15% di consensi in più all’eventuale partito del Cav., del quale ancora non si conosce il nome poiché la sigla Pdl non gli piace più.

Mi si può obiettare che questa è davvero democrazia allo stato puro. In fondo Berlusconi è andato nella tana del nemico, si è sottoposto al contraddittorio e… ha vinto (almeno sul piano delle parole). In democrazia prevale chi riceve più voti degli altri. Poco importa la bontà delle proposte, la credibilità (e fattibilità) dei programmi. E neppure conta il passato, se si è abbastanza abili da cancellarlo facendo intravedere una nuova verginità. Se la maggioranza degli elettori ci crede il gioco è fatto, e forse proprio questo accadrà.

Sulla stampa italiana ho letto commenti che stupiscono. Un giornalista ha persino tirato in ballo il concetto weberiano di “capo carismatico”, che il nostro incarnerebbe a pieno titolo. Davvero incredibile: chissà che ne direbbe Max Weber. Un altro ha tentato il paragone con De Gaulle, e in questo caso viene da ridere se appena si rammenta la biografia e la figura austera del generale e statista francese. Nessuno ha invece pensato a un parallelo con Juan Domingo Peron, assai più legittimo e plausibile.

Tornando agli strani pensieri anti-democratici che mi frullano in testa, noto che oggi molti parlano della necessità di “dimenticare Platone”, essendo il filosofo greco l’antesignano del pensiero totalitario. Stando almeno all’interpretazione che ha fornito Karl Popper il quale, ne La società aperta e i suoi nemici, equipara “totalitarismo” e “utopia”. E se così non fosse? Se ricordassimo Platone invece di dimenticarlo? E se, infine, tornassimo ad attribuire valenza positiva al concetto di “utopia”?

So bene che il tentativo platonico di tratteggiare la società ideale governata dai migliori e dai competenti pone problemi pressoché irrisolvibili. Chi è in grado di individuare con sicurezza i migliori e i competenti e, soprattutto, con quali strumenti si può controllare il loro operato? Tuttavia penso che gli intellettuali, invece di appiattirsi su un eterno presente, dovrebbero costantemente formulare proposte utopiche, pur consci che non sono realizzabili qui e ora.

E’ possibile che i miei pensieri anti-democratici svaniscano domani  come neve al sole e che lo spirito pratico riprenda il sopravvento. Ed è pure possibile che solo una minoranza si faccia impressionare dallo show berlusconiano, comprendendo gli altri la distinzione tra apparenza e realtà. Resta però l’amarezza nel constatare come e quanto, in Italia, parole nobili come “democrazia” e “liberalismo” vengano usate a sproposito.

Featured image, La resurrezione di Lazzaro in un dipinto di Juan de Flandes (1500-1510).

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