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Servizio Pubblico dell’altro mondo: Berlusconi litiga a Domenica In e poi annuncia: “Vado da Santoro perché Travaglio mi è simpatico!”. Fenomenologia incommensurabile dell’incommensurabile (1) Massimo Giletti.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

giletti ebdi Rina Brundu. Pensare che credevamo di averle viste tutte e che credevano di avere chiuso con la Politica prima di Natale! Ma che followers del teatrino italico saremmo se non si desse almeno breve nota dei dieci minuti già-cult e di vera follia televisiva che abbiamo potuto testimoniare quest’oggi sugli schermi RAI; del godibilissimo botta e risposta a distanza tra Silvio Berlusconi e Mario Monti e di cui ha fatto le spese l’incommensurabile Massimo Giletti durante la pomeridiana puntata del suo DOMENICA IN. Il tutto per la serie, abbiamo visto cose che voi umani….

I fatti: dopo il solito anti-catartico salotto tv domenicale condito di aspiranti e trapassati VIP politici, di commentatori di professione, di servizi giornalistici montati per fare un baffo a nessuno, di anime in pena, Massimo Giletti non sta più nella pelle e informa il pubblico che “dall’altro lato dello studio è arrivato Silvio Berlusconi!”. Con passo da felino consapevole del suo brand-new role di re della foresta mediatica traversa lo spazio che giustifica la distanza fisica e raggiunge l’ex-Premier. Convenevoli di rito. Breve pubblicità. Ritorno in studio. Giletti comunica che il terzo protagonista dell’epocale intervista sarà Massimo Franco del Corriere della Sera (nda: serve sempre, infatti, la presenza di un giornalista di un giornale-che-conta per dare autorevolezza ad un “momento” che altrimenti non l’avrebbe!)., e poi pone la prima domanda a Berlusconi.

Naturalmente, lo “sventurato”.. ha prontamente risposto. Altroché se ha risposto! Anzi, al suo solito ha cominciato a sviscerare numeri, a difendere le sue ragioni politiche (et non), a prendersela col Monti-bersanico e ha continuato a farlo in maniera prolissa per tutto il tempo. Prolisso per prolisso Giletti ha tentato di fermarlo con interventi lunghi come un treno giapponese in corsa (da Tokio a Nagasaki insomma!) e ad un certo punto ha pure tentato di portare il recalcitrante Franco nella conversazione. Interrompendo l’ospite in studio. Mai l’avesse fatto! Berlusconi si è alzato infuriato e ha minacciato per circa 5 volte di andarsene.

Pallido come un cencio Giletti ha tentato di fermarlo, tremolando gli ha ricordato che stare nel suo programma non era come stare da Barbara D’Urso (nda: personalmente aggiungerei che non era neppure come stare con Bob Woodward e Carl Bernstein, ma tant’è!), che non era come stare a “casa sua”, ma poi si è taciuto e ha lasciato fare. Dopo un lungo momento nel quale, mentre Berlusconi esternava, noi tutti cercavamo di comprendere se vi era ancora vita su Marte.. pardon, se vi era ancora battito del cuore nel conduttore, un qualsiasi segno di vita, Giletti ha cominciato a riprendere un dato tono-epidermico… un dato colore…. Il tanto bastante per scodinzolare di nuovo e rifare felice il regale invitato. Costui a quel punto si è calmato a sua volta e ha accolto l’invito a rilassarsi raccontando un suo recente, orribile sogno che vedeva Monti al Governo, Ingroia alla Giustizia, Di Pietro alla Cultura e Fini nelle fogne. Il tutto prima dell’annuncio degli annunci: “Andrò da Santoro perché Travaglio mi è simpatico!”.

Servizio Pubblico dell’altro mondo: in tutti i sensi!

(1)      Nello specifico il termine ha significato di natura filosofica e tutto-mio, più o meno significa che non saprei come cappero definire lo stile del conduttore.

Featured image screenshot da Domenica In via Corriere.Tv.

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5 Comments on Servizio Pubblico dell’altro mondo: Berlusconi litiga a Domenica In e poi annuncia: “Vado da Santoro perché Travaglio mi è simpatico!”. Fenomenologia incommensurabile dell’incommensurabile (1) Massimo Giletti.

  1. Be… a giudicare dai tantissimi che leggono questo pezzo sembrerebbe essere stato lo spettacolo più bello del mondo. Lo dico sempre io: mala tempora currunt… e peggio ne verranno!

  2. francu pilloni // 24 December 2012 at 19:37 //

    Per un istante, solo per un istante solamente, ho desiderto di essere al posto di Giletti, quando il Cav. ha minacciato ripetutamente : Guardi che me ne vado!
    Mi è tornata in mente l’espressione della maschera di Totò, la sua voce e la battuta.
    Giletti, evidentemente, preferiva Macario.

  3. Ottimo Franco. In realtà tutto l’articolo – per quanto satirico – girava intorno a quel punto. Un vero giornalista-conduttore avrebbe detto semplicemente: “Vada Presidente, buonasera”. Giletti, lui no! Ecco perché i Woodward e i Bernstein sono altra cosa! In compenso…. grazie a tutti coloro che hanno letto questa boutade. Buon Natale a tutti. Ciao.

  4. Francesco Blasi // 24 December 2012 at 22:20 //

    Torno momentaneamente dalle mie vacanze natalizie per dire la mia (per quello che conta…).

    L’episodio può apparire comico, tragico, grottesco o addirittura drammatico. In ogni caso, è paradigmatico dei rapporti di forza tra -per così dire- classe giornalistica e classe politica in Italia.

    Ed è singolare constatare che la classe politica, quanto mai screditata, continua a tenere in scacco forse più che in passato quella dei giornalisti. Che in una visione più o meno normale dovrebbero agire da “cani da guardia della democrazia” e invece sono ridotti a zerbini di chi occupa di fatto il potere e ne detiene una parte nonostante non sia niente più che un parlamentare tra 945. In questo caso, leader per giunta di un partito marginale, dato al 15% dei consensi. E sempre che i sondaggi contino poi qualcosa rispetto alla capacità reale di individuare, affrontare e possibilmente risolvere i nostri problemi e quelli dello Stato.

    Non è colpa di Giletti, né di Franco (il Corriere fu peraltro qualche anno fa bersaglio di un attacco devastante portato dall’intervistato dell’altro ieri), ma di mali antichi dell’editoria italiana, dell’emittenza pubblica (pubblica?) e della greve atmosfera attuale.

    La Rai, si sa, è presidiata dai partiti e la lottizzazione ha raggiunto di recente vette indecenti e sconce, al limite della pornografia esplicita. Se aggiungiamo che il personaggio ospite l’altro giorno in quel programma è riconosciuto quasi unanimemente come il mostro più orripilante generato dal conflitto di interessi -concetto che in Italia non ha però ancora una sua legittimazione culturale; tantomeno legislativa- il quadro si completa.

    E dunque non è colpa del destino cinico e baro se l’informazione italiana continua a aggirarsi smarrita e spaurita intorno al 60° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa.

  5. Personalmente, dubito che se ci fosse stata la Gabanelli il tutto si sarebbe svolto allo stesso modo. Concordo però che il problema è la confusione dei ruoli generata da un substrato comunicazionale mediatico-politico che è ormai diventato una gelatina schifiltosa prodotta da almeno un quarto di secolo (ma secondo me molto di più) di disastrosa malinterpretazione del vivere civile, a tutto tondo. E di cui noi italiani siamo responsabili come i leader che abbiamo prodotto.

    Per quanto riguarda la stampa italica ho già detto ieri in questo pezzo
    https://rinabrundu.com/2012/12/23/monti-missione-compiuta-presidente-sulla-conferenza-stampa-di-fine-anno-sulla-salita-in-campo-sulle-donne-e-sul-ruolo-inadeguato-e-vittimistico-della-stampa-i/
    e non vi è altro da aggiungere.

    Senza considerare che sono cose che ripeto da anni. Anzi il mio giornalismo online nacque proprio dall’idea che il giornalismo di un dato tipo era ormai morto. Meglio ancora, probabilmente non era mai stato dato che in Italia anche i grandi giornalisti, anche quelli di nome, sono sempre stati schiavi del padrone. E a dirla tutta non avrebbe potuto essere altrimenti. Siamo la patria del mecenatismo.

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