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Profezia Maya – Testamento (morale) ed altre cavolate da leggersi solo in caso di effettiva fine del mondo… E sulla “terra desolata”.

279px-Dresden_Codex_p09di Rina Brundu. Mi rendo conto che il titolo è criptico quando non ossimorico: non si capisce infatti chi dovrebbe leggere l’articolo in caso di effettiva fine dei tempi. O chi vorrebbe leggerlo… a prescindere. Detto questo considerando le innumerevoli sciocchezze e le fesserie che sono state scritte sull’argomento, aggiungervi la mia è un poco come scorreggiare tra le raffiche più malevole dell’uragano Katrina. E poi qualcosa bisogna comunque buttarlo giù in maniera da poter dire “io l’ho fatto” e da togliersi l’argomento dalle balle il prima possibile.

Che l’aspetto più fastidioso è che sia proprio un popolo sanguinario come i Maya a metterci davanti al momento del redde-rationem! Chi coltivasse visioni bucoliche a proposito di quella grande civiltà – ma neppure tanto grande se si pensa ai monumentali achievements delle civiltà megalitiche del Sud America, per inciso quelle che hanno regalato al mondo Tiahuanaco e Puma Punku- dovrebbe infatti fare un corso veloce sulla loro cultura della vita energizzata con il sangue di infiniti innocenti sacrificati: uomini e donne, vergini e peccatori, giovani e vecchi tutti dipartiti troppo presto da questo mondo in maniera inenarrabile quando non uccisi dal loro stesso terrore.

Then again (mi ripeto), i tempi che viviamo, soprattutto in Italia, sono tempi che comanderebbero uno stop-ai-lavori. Pensiamo soltanto ai lecca-lecca, ai coni gelato, ai dvd, alle corse in taxi, alle cene che sono stati pagate coi denari del contribuente italiano grazie ai rimborsi elettorali elargiti alla Regione Lombardia. L’eccellenza-italica di cui Roberto Formigoni, suo Presidente, ha sempre fatto vanto. Per carità, ho dimenticato di dire che erano “cene di rappresentanza”. Ma rappresentanza di chi? Non certo degli operai lombardi che ogni giorno vanno al lavoro con la paura di perderlo, non certo degli imprenditori che pagano le tasse, non certo di ogni ultimo-cristo che tra quelle sponde vi è capitato per fato infelice o per miraggio di una ricchezza improbabile.

Che a spostarsi più a Sud, o muovere ad Ovest in quel della Torino città tramontata e sull’orlo del collasso economico, o spostarsi più ad Est tra le rovine dell’ennesimo miracolo economico italiano inizializzato coi soldi pubblici, o muovere in qualsiasi altra direzione possibile, finanche in alto o in basso, non fa differenza. Adesso come al tempo dei Maya noi restiamo dunque nazione dissipata in attesa dell’unico uomo savio che si adoperi come “salvatore” della patria. E se oggi quest’uomo sembrerebbe chiamarsi Piermario Monti, ventanni fa si chiamava Piersilvio, nel ‘500 Pierlorenzo e duemila anni or sono Piergiulio, ma la sostanza non è mai cambiata.

Che oltre Piermario esiste soltanto un vuoto riempito da fantasmi infestanti e determinati a non andare via, a non staccare il sedere atrofizzato dalla sedia del potere nell’atavica convinzione che il signor Rossi qualunque il cambiamento non lo voglia davvero e non sappia comunque notare… la differenza. Tra il prima e il dopo. Tra lo sfascio sistemico di prima e quello del poi. Colpisce, in questa pseudo-vigilia pseudo-apocalittica, il silenzio dell’intelligentsia, come se quella fosse dipartita molto tempo fa, come se non se ne fosse mai notata l’assenza e adesso che servirebbe non si avesse idea con chi o con cosa supplire per poter espletare i suoi compiti. Il tutto mentre un falso intellettualismo interessato scende in campo – spesso senza vergogna – a supportare le velleità politiche (o pseudo-tali) del fantasma di Tizio o di Caio che di andare “verso la luce” (o verso le tenebre, che dir si voglia), non ne vuole proprio sapere. O alla peggio scende in campo per rispondere alla pregnante domanda: Sanremo si o Sanremo no?

E allora, in questa “terra desolata” di eliottiana memoria e di rinnovate crisi sociali, lasciare testamenti, soprattutto morali, può risultare incombenza davvero improba. Quando non impossibile. Se non si capisce bene il titolo di questo pezzo, non si capisce neppure che magistero – davanti ad una reale fine dei tempi – noi potremmo lasciare. Cosa potremmo mai pensare di insegnare ad un diverso-Essere arrivato dallo spazio profondo a leggere il nostro ultimo messaggio in bottiglia? O ad altre future generazioni che verranno? Forse nulla, se non l’esempio stesso della nostra fragilità ed inettitudine. Che gli oracoli Maya – sebbene fagocitati dalle campagne pubblicitarie e mediaticamente folli dei tempi moderni da loro mai vissuti – la fine di un ciclo consunto forse l’avevano individuata davvero. Proprio come accade a tutti gli uomini sapienti incapaci di salvare la patria ma molto attenti a conoscere se stessi e i misteri della loro anima. “Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta” scrisse in diversa occasione Thomas Stearns Eliot e, alla sua maniera, coltivava comunque speranza.

 Featured image il codice di Dresda.

14 Comments on Profezia Maya – Testamento (morale) ed altre cavolate da leggersi solo in caso di effettiva fine del mondo… E sulla “terra desolata”.

  1. ok, me lo stampo senza leggerlo e dopo la fine del mondo lo leggerò e articolerò una chiosa ;D

  2. Ottimo Imbuteria, finalmente qualcuno proactive! Ti dirò di più: stampalo ed utilizzalo per incartare il pesce che di questi tempi non bisogna buttare via nulla… Ciao.

  3. Francesco Blasi // 16 December 2012 at 18:09 //

    Pezzo letto, dopo un resistibilissimo invito a metterlo da parte.

    I Maya mancarono di predire la fine del loro mondo, cominciata in modo inatteso nell’Anno Domini 1492. Quando il loro fiume di sangue incontrò il nostro; e la fine era garantita! Ma ci lanciarono un anatema differito di 500 anni, arrivato puntualmente a inverarsi. Mors mea, mors tua…

    E’ mia opinione che, come l’avvento del Cristo, anche la profezia dei Maya (sempreché abbia qualche valore) va letta in chiave spirituale e escatologica. Non è la sfera celeste a essere inghiottita nell’Armageddon degli armageddon. Semplicemente è il “nostro” mondo che va a donnine allegre insieme a tutto quanto in cui credevamo. In un lupanare tanto straboccante che i ruoli non si distinguono più: si salvi chi può e ne goda chi può. E’ la roulette pompeiana…

    Ma questo si sapeva già! Allegri, dunque, dal 22 si continuerà a lavorare per due soldi, a pagare tasse e attendere sempre più impotenti la fine sempre annunciata ma che per sfortuna non arriva mai.

    Anche i Maya (mi scusino la volgarità le signore) ci fanno una pippa.

  4. Però hai dimenticato, Francesco, che potremo finalmente indossare la t-shirt “I have survived the end of the world” …. sebbene sia naturalmente nulla rispetto alla portata del messaggio scritto nella tradizionale t-shirt del Signor Rossi qualunque: “I have survived 19.677 Italian governments and look at me… now!!”…………..

  5. Francesco Blasi // 16 December 2012 at 19:02 //

    Sommamente triste è che abbiamo lasciato sopravvivere i nostri governanti… Loro, fissi come mummie, sono sempre al punto di partenza elliottiano; noi alla ricerca del Graal.
    La mia maglietta? “Sopravvissuto a un secolo di Ordine dei giornalisti e Fnsi”. Fronte e retro intercambiabili.

  6. Effettivamente anche quella è faccenda che ti qualifica come veterano… una guerra!! Saluti.

  7. francu pilloni // 16 December 2012 at 22:40 //

    Non è giusto! Io volevo dire giusto quello che ha detto Imbuteris e invece mi ha preceduto.
    Vuol dire che mi rassegnerò a leggerlo, prima che venga meno la Lux (film).
    A proposito, Imbuteria non sarà quel luogo dove si fabbricano o si vendono imbuti?
    Perché qui, fra buchi neri e imbuti, va a finire che non si sa come va a finire!

  8. Che dirti Franco? In questi tempi di giornalismo online occorre essere sul pezzo prima!! Anche perché poi ormai mancano solo cinque giorni… Già questa sera mi è sembrato di udire un qualche avvertimento di apocalisse ma sarà stata impressione….. Ciao.

  9. francu pilloni // 17 December 2012 at 10:11 //

    Ma io ero assente giustificato. Sono andato a caccia, come a dire a far correre il cane.
    Potevi aspettare il lunedì?
    Gli scricchiolii sono più interni, anzi interiori che esterni. C’è sempre una qualche certezza che crolla nelle persone meno stupide. Altrimenti a cosa servirebbe vivere e pensare? Potremmo stare sempre in vacanza di ratio, una volta imparato il catechismo.
    Ciao e buona settimana. Come hai sentito in giro, potrebbe essere l’ultima.

  10. francu pilloni // 17 December 2012 at 10:43 //

    Adesso che ho letto l’articolo, confermo, come ha fatto Blasi: che sarebbe un bene che il mondo finisse, come tu auspichi. Magari senza strepito, come mi sono immaginato io, qualche anno fa.
    Ma se finisse davvero, vorrei seguirlo sulla mia sedia a rotelle, che è poi quella dalla quale guardo il video del computer, così da poter segnare una tacca sul bordo del tavolo ad ogni morto celebre, un po’ come faceva quel pistolero del Western (era Billy the Kid?) per ogni bersaglio centrato.
    E così anche su di me si potrà dire che, come un vero Maya, ho bisogno di sangue per continuare a vivere.
    Con questa esternazione insipiente mi qualifico come un esemplare modello di homo sapiens, che riesce a mettere una pietra sopra la storia. Così da avere un supporto nobile sul quale posare le natiche, per continuare a pensare e a non capire.

  11. Da quando parlano della fine del mondo ipotizzata dai Maya, e di quella fatidica data 21 dicembre, a me viene in mente solo che mi devo ricordare di fare gli auguri di buon compleanno a mio marito e a mia cugina Bruna che sono nati quel giorno!
    Ricordo che, ai primi del “900 i Testimoni di Geova andavano predicando che la fine era vicina (io ovviamente non ero ancora nata, ma i miei nonni si!).
    A Noè, Yhwh (si pronuncia Iavé) disse: costruisci un’arca…e diede tutte le misure per come dovesse essere fatta, e chi doveva trasportare. Per far questo, Dio ha dovuto dar tempo a Noè di realizzarne la costruzione, giusto? Allora abbiamo tutti i segni dei disastri che noi stessi stiamo combinando. Impeditemi di elencarli, si tratta di una lista interminabile che tutti conosciamo! Abbiamo anche noi il tempo di costruire l’arca, ovvero di mettere fine alle scelte sbagliate che i governi stanno facendo, in tutte le direzioni, a partire dalle guerre. La fine del mondo avverrà quando avremo finito di smantellare la Terra..e allora sapremo quando accadrà, poiché ne siamo noi gli autori.
    E quella data non saranno i Maya a scriverla martellando sulle pietre, ma la spediremo via internet e la conosceremo tutti in un baleno!!
    Surrealismo? Forse, ma molto ancorato alla realtà!

  12. Francesco Blasi // 20 December 2012 at 23:04 //

    “Con questa esternazione insipiente mi qualifico come un esemplare modello di homo sapiens, che riesce a mettere una pietra sopra la storia. Così da avere un supporto nobile sul quale posare le natiche, per continuare a pensare e a non capire.”

    Lo sottoscrivo, Francu! Tu hai colto l’essenza della fine del mondo laddove io -come previsto- non ci ero arrivato e ci giravo attorno: la fine del mondo consiste infatti nella pietra tombale sulla Storia.

    Un saluto e auguri di un cristiano Natale. A te, Rina e a tutti.

  13. Auguri Francesco e grazie. Ciao.

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