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Caro Merli, quel rapporto tra Goethe e il denaro non è una sorpresa…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

486px-Goethe_(Stieler_1828)di Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore). In un interessante articolo su una mostra dedicata al rapporto tra Goethe (1749-1832) ed il denaro e allestita nella casa natale dello scrittore a Francoforte, Alessandro Merli – inviato speciale del quotidiano di Confindustria (nonché esperto di mercati finanziari e finanza internazionale) – ha più volte espresso l’idea che l’interazione tra letteratura e denaro rappresentata in quella sede espositiva sia tale da suscitare “sorpresa”.

Dunque, per Merli, sorprendente sarebbe anche “la dotta contesa tra il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e quello della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, a colpi di citazioni del figlio prediletto di Francoforte, non a caso la città dove le due istituzioni si fronteggiano”. E, di conseguenza, sempre secondo Merli, “è chiaro che il Goethe scrittore, nel dibattito sulle rive del Meno, non è che un pretesto per scoprire Goethe l’economista, Goethe l’investitore, Goethe il frequentatore e cliente di un circolo di banchieri, Goethe l’ammiratore degli imprenditori e, infine, il Goethe ministro delle Finanze del duca Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach”.

Un “pretesto” la mostra su Goethe und das Geld ? Come a dire che i due ambiti che essa accosta sono in realtà eterogenei, incomparabili, magari persino conflittuali, secondo una vulgata tuttora dominante che relega la letteratura nella sfera dell’immateriale ed incatena l’economia (con parenti e affini) in quella di una granitica ed imperforabile concretezza? Forse Merli non lo pensa, ma la scelta del titolista (“Goethe, economista a sorpresa”, Il Sole 24 Ore, 9 dicembre 2012, p. 35) e alcuni passi del suo interessante pezzo questo lasciano intendere.

Con l’eccezione di quella frase in cui il giornalista (consapevole delle implicazioni?) afferma che “Goethe e l’economia resteranno legati comunque soprattutto alla ‘teoria monetaria’ del Faust” – luogo goethiano straordinario che manifesta l’aspirazione alla rappresentazione letteraria della totalità dell’umano (tutto incluso, comprese economia e finanza, of course) e che si fa interprete preclaro di una concezione onnicomprensiva della letteratura, già prima di Goethe praticata ma con l’epoca di Goethe definitivamente assurta a mainstream antropologico ed epistemologico. Che dire infatti, ad esempio, di quanto Coleridge (1772-1834, proprio quello della Rime of the Ancient Mariner!) scrisse sui “reputed Masters of Political economy” o dei numerosi interventi in questo stesso ambito di Thomas De Quincey (1785-1859)?

Grazie, caro Merli, di questo suo articolo. Tuttavia, se posso permettermi, le offro due spunti di ulteriore riflessione, nella speranza che i suoi preziosi contributi si orientino sempre più verso l’auspicato e “sorprendente” (questo sì!) orizzonte dell’integrazione (testuale) dei saperi, ben più vitale e fecondo del diffuso (e sempre ideologicamente orientato) conformismo specialistico, inevitabilmente riduttivo rispetto alla “sorprendente” (anche questa, senza dubbio!) ricchezza della realtà.

Il primo spunto risale al literary economist Philip Henry Wicksteed, per il quale “the prophet and the poet may regenerate the world without the economist, but the economist cannot regenerate it without them. Yet he, too, has his place. He may help to guide if he cannot inspire”.

Il secondo, invece, come ho scritto altrove, suggerisce di ricordare che molta acqua è passata sotto i ponti di quell’ennesimo “miracle of interconnectedness” che è lo studio delle relazioni tra esperienza letteraria ed esperienza economica (nel senso più esteso che entrambe le espressioni possono assumere) dai tempi in cui, ad esempio, il sociologo della letteratura Lucien Goldmann definì “la forme romanesque” nel suo complesso come “la transposition sur le plan littéraire de la vie quotidienne dans la société individualisste née de la production pour le marché”, oppure Calvin S. Brown, celebrato professore di Comparative Literature della University of Georgia at Athens, apostrofò proprio l’esame delle multiformi “interrelations between economics and literature” come “Marxist criticism”.

Cordiali saluti e buon lavoro.

Johann Wolfgang von Goethe, ritratto da J. K. Stieler nel 1828.

1 Comment on Caro Merli, quel rapporto tra Goethe e il denaro non è una sorpresa…

  1. Ah Goethe! Il favorito degli dei… un grande grandissimo che si fa amare oltre ogni tempo.

    1. Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn,
    Im dunkeln Laub die Goldorangen glühn,
    Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht,
    Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht?
    Kennst du es wohl? Dahin!
    Dahin möcht’ ich mit dir,
    O mein Geliebter, ziehn.
    2. Kennst du das Haus? Auf Säulen ruht sein Dach,
    Es glänzt der Saal, es schimmert das Gemach,
    Und Marmorbilder stehn und sehn mich an:
    Was hat man dir, du armes Kind, getan?
    Kennst du es wohl? Dahin!
    Dahin möcht’ ich mit dir,
    O mein Beschützer, ziehn.

    3. Kennst du den Berg und seinen Wolkensteg?
    Das Maultier such im Nebel seinen Weg,
    In Höhlen wohnt der Drachen alte Brut;
    Es stürzt der Fels und über ihn die Flut.
    Kennst du ihn wohl? Dahin!
    Dahin geht unser Weg!
    O Vater, laß uns ziehn!

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