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Primarie PD: dal mito di Lenin a quello di Papa Giovanni. Ritratti di compagni e… compagna. Pagelle.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Confesso che a tratti avevo come l’impressione che prima o poi sarebbe saltato fuori Mike Bongiorno a chiedere ai candidati: busta numero uno, due o tre? E quindi di tanto in tanto mi prendeva l’ansia: riusciranno i nostri eroi a rispondere correttamente a tutte le domande? Naturalmente sto parlando di quanto si è visto ieri sera su Sky TG24 durante lo scontro-primarie-PD tra Matteo Renzi, Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci.

Quelli che seguono sono dunque dei brevi ritratti-pagella (neppure troppo seri), della performance di ciascuno degli interessati secondo le mie modestissime impressioni.

Matteo Renzi

Note positive: Ha metabolizzato in maniera così totale ogni lezione di TopManagement-fin-de-siècle-for-dummies che riesce quasi a convincerti che siamo in presenza di Primarie stile americano e che la discussione si svolge in un contesto nazionale salubremente democratico e/o finalmente risanato. Non la manda a dire a Marchionne, ribadisce che non si può consegnare il Paese a Grillo e di Casini (in tutti i sensi) non ne vuole sentir parlare. Ha chiaro il concetto di “credibilità” politica ma sa pure che i panni-sporchi-bisogna-lavarli-in-casa ed è quindi determinato a mantenere quell’aria da bravo-ragazzo che un giorno o l’altro darà le dovute soddisfazioni in famiglia.

Note Negative: Troppo politically correct. Sono troppo politically correct i miti incensati di Mandela e della blogger tunisina che lotta per i diritti delle donne, sono troppo politically correct le sue campagne femministe, è troppo politically correct il suo rispetto dell’avversario (l’avversario non è infatti da confondersi con la persona!), è così politically correct nella sua reiterata apologia della “Politica bella” che da quando è sceso nell’arena il suo concittadino-segretario-del-bel-tempo-che-fu si sta girando come una trottola nella tomba. Alla lunga, annoia.

Voto: Sette e mezzo.

Nichi Vendola

Note positive: È pacato. Sogna un mondo ideale (si è autodefinito “un acchiappanuvole”) e non vi sono dubbi che si spenderebbe per crearlo quel particolare universo. Sogna anche una Italia migliore, il che non guasta. Vorrebbe maggiore sobrietà nelle campagne elettorali e – attraverso delle considerazioni quanto mai criptiche: “Trasferitevi tutti in Puglia e vedrete cosa siamo stati capaci di fare!” –  lamenta il fango, reale e metaforico, dentro il quale sta affondando il Paese.

Note Negative: Parla lento, è prolisso, ripetitivo. Scontato.  Muove per citazioni: cita Spinelli, Einaudi, Oscar Wilde e ha come mito il Cardinale Carlo Maria Martini. Il linguaggio è intriso di costruzioni intellettuali ridondanti e spesso ideologicamente obsolete (e.g. femminicidio, maschio-proprietario, massimalismo vs minimalismo, etc), nonché lontane anni luce dal modo di argomentare, enunciare, delle classi medio-basse i cui diritti pur vorrebbe difendere (i.e. vedi caso operai FIOM vs Marchionne).

Voto: Sei

Pierluigi Bersani

Note positive: Non stra-fa. Sorride bonario per tutto il tempo. Dice cose giuste al momento giusto e cose quasi-sante in tutti gli altri momenti. Chiude a chiave la credenza col Busto di Lenin e tira fuori un brand-new portrait di quel Papa Giovanni immarcescibile mito a sinistra di cui ammira soprattutto l’indiscussa capacità di cambiare senza spaventare. Fa una grande tenerezza. È simpatico.

Note Negative: Ripete sempre le stesse cose determinato ad ignorare (sperando di far dimenticare) il suo essere in Politica da enne decenni. Purtroppo per lui conosce bene la “vecchia” arte di governare la res pubblica e quindi non si “espone” mai all’insegna dell’indimenticabile motto vulpem pilum mutare non mores. Allo stesso modo – per partito preso (è davvero il caso di dirlo!) – non vi è azione politica del governo dei tecnici che si salvi da una sua critica (ma il PD non è una delle parti che tiene Monti in sella?), e che, a sentire lui, non si sarebbe potuta portare avanti in maniera diversa. Migliore. È scontato.

Voto: Sei e mezzo.

Bruno Tabacci

Note positive: È pratico e chiede ai professionisti che andranno in Parlamento di fare delle scelte lavorative di campo come a suo tempo le ha fatte lui. Non ha paura di dire le cose come stanno e raccomandandosi a San Alcide De Gasperi è fermo nel dire che il matrimonio è cosa per uomini et donne. È presente. Serio e non serioso. Odia la demagogia.

Note Negative: Non ha paura di dire le cose come stanno e raccomandandosi a San Alcide De Gasperi a volte viene fuori con delle robe davvero incomprensibili per l’uditiorio che lo dovrebbe votare come, per esempio,  quando sostiene che il matrimonio non é cosa per i gay. Per un uomo prima democristiano, poi democasinico, a volte si propone come un vecchio paladino comunista pre- Perestrojka. A volte invece l’evidente non-mediaticità lo fa risultare pesante.

Voto: Sette e mezzo.

Laura Puppato

Note positive: È una donna. È una donna intelligente. È una donna che ha un buon curriculum e ha fatto tante cose. È una donna italiana. Coltiva il mito di Tina Anselmi e Nilde Iotti.

Note Negative: Manca di grinta e a volte dà l’impressione di sottintendere che occorrerebbe votarla soltanto perché donna…

Voto: Sei e mezzo.

Nel complesso una serata che non ha detto nulla di nuovo ma che in compenso ha permesso ai partecipanti di scambiarsi tante… ma davvero tante pacche sulle spalle. Uhm…..

 Featured image Pierluigi Bersani, a seguire Matteo Renzi, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato.

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4 Comments on Primarie PD: dal mito di Lenin a quello di Papa Giovanni. Ritratti di compagni e… compagna. Pagelle.

  1. Mah Gavino se vuoi il mio parere è stato un esercizio mediatico-dialettico ad uso e consumo del pubblico gullible. Tuttavia, per essere onesti, è stata anche una via obbligata. Diciamo che perché diventi tutto più credibile occorre un salto generazionale, quindi personaggi nuovi, brand-new e una coscienza politica di riferimento (cioè un Paese, cioè noi) molto più matura. Then again, all long journeys must start with a little step… or so. ciao.

  2. francu pilloni // 14 November 2012 at 09:37 //

    Pubblico gullible, dici?
    Boh, forse è meno ingenuo di quanto si è portati a credere.
    Concordo al …, insomma senza esagerare, con i tuoi giudizi. Per me Renzi (si vedeva che è l’avversario di tutti) ha fallito un’occasione: doveva aggredirli alla Grillo, per tutto quello che hanno votato con Monti e che ora rifiutano. Questo avrebbe scardinato quell’atmosfera di volemose-bene del ci-penso-mi che fa comodo alla burocrazia del partito.
    Ma io non ci so stare in politica e probabilmente Renzi ha fatto il suo tornaconto, visto che gli premeva in qualche modo di essere “accettato”.

  3. Ubi leonis pellis deficit, vulpina induenda est, diceva una favola di Fedro. Non ce ne sono più di leoni è rimasta solo la pelle, tutte volpi furbe e astute che vogliono farci credere che loro possono ancora decidere, fare ciò che altri non hanno saputo fare, è l’eterna giostra. Chiunque abbia buon senso, ciò che ci aspetta nel nostro prossimo futuro, desisterebbe, passerebbe la mano, ma la res publica da sempre esercita un fascino irresistibile. Sono falene attratte da un lampione.

  4. Dico gullible Franco perché è indubbio che il processo democraticizzante insito nel percorso primarie a suo modo mette in pace l’animo di tutti di noi. Quindi per certi versi siamo tutti “gullible”. Il problema è che l’intero ambaradan è stata solo un classico ritrovo di “amici”, italici per giunta, una occasione per incontrarsi come ha ingenuamente detto lo stesso Renzi, non una occasione per tirare fuori le unghie e per fare vedere davvero di che pasta si è fatti. Francamente guardando a questa performance, e a quella di Renzi in particolare, ho finalmente capito cosa intendeva Scalfari quando diceva che votando lui sarebbe venuta meno la natura “antropologica” di partito di sinistra del PD. Ha perfettamente ragione. Di fatto per stare a sinistra occorrerebbe davvero dire qualcosa di sinistra, un qualcosa che vale, della sinistra migliore. Non si può sostituire la sinistra con le velleità politically correct di una pseudo-destra. Io non sono di sinistra così come non sono di destra, ma questo ora l’ho capito come a dire che c’è sempre tempo per colmare l’ignoranza e per ricordarmi che a volte, forse, più che affrettarmi a scrivere articoli critici degli altrui statements, dovrei considerare di più l’esperienza altrui. Mea culpa, in questa occasione. No doubts about it!

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