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Sul Beppe Grillo filosofo, da Pitagora a Quasimodo: la bella svolta di Catania e la Sindrome Santanché.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Chi sono? Dove sto andando? Sono un comico e sto nuotando. Sono queste le domande che si poneva e le risposte che si dava il Beppe Grillo filosofo in comizio alcuni giorni fa a Catania. Chi siete? Chi siete? Arringava poi, rivolgendosi alla folla: siete voi, abitanti di una terra speciale, siete “speciali”. Nell’enfasi oratoria l’ex comico genovese è arrivato fino ad immedesimarsi nel Pitagora che predicava da un cratere dell’Etna, dando il la – sempre a sentire il “garante” del Movimento a 5 Stelle – alla Rivoluzione Francese che, appunto, sarebbe cominciata in Sicilia.

Ma, a dimostrazione che i tempi sono cambiati, che se l’isola è pur’essa diversa (la mafia sarebbe ormai di stanza fissa in Lombardia e dintorni), molto resterebbe ancora da fare, un Grillo quanto mai ispirato si è affrettato a dipingere un quadro a tinte fosche dello stato dei beni culturali in Sicilia; il tutto partendo dall’immagine di un Etna abbandonato a se stesso, passando a descrivere la  diroccata abitazione che fu di Luigi Pirandello e arrivando a rilevare una “corruzione” latente finanche nella notoria vena poetica del popolo siculo in virtù della quale gli immortali versi di Quasimodo avrebbero subito la seguente nefasta mutazione nel dna: “Ognuno sta solo sul cuore della terra…. ed è subito Micciché”. Ma come avete fatto a passare da Quasimodo a Micchiché?

Altre domande senza una risposta troppo convinta, come ben si conviene al profondo interrogarsi di ogni grande filosofo. Certo, se è vero che “Quanto Pitagora comunicava ai discepoli più stretti, nessuno è in grado di riportare con sicurezza: in effetti presso di loro, il silenzio era osservato con grande cura” (Porfirio), allora le strade di colui e del Grillo pedinato dalle troupe giapponesi persino nel cuore della Sicilia più vera, si separano lì. A ben guardare si separano anche prima, ma di questi tempi occorre accontentarsi. Occorre accontentarsi, per esempio, dell’invito del novello Savonarola genovese ai pescatori siciliani a “parlare con me, non io a loro”, o di quando dipinge una Sicilia e una Italia dove le macerie post-belliche sono oramai diventate macerie-ideali dentro le dinamiche asfittiche  di una sorta di “terra desolata” di eliotiana memoria. Una terra-desolata che è pure “rosa malata” blakiana, laddove la corruzione la colpisce direttamente al cuore, laddove finanche la segretaria di un segretario di partito è indagata: “Ma dove cazzo si è mai visto un Segretario che abbia una segretaria?”.

E poi Grillo continua, come un fiume in piena, in un discorso esteticamente bello e politicamente valido. Un discorso fatto splendido da infinite trovate brillanti ed esilaranti, coinvolgenti, un discorso reso politicamente legittimo dagli infiniti nodi scoperti toccati senza pietà e senza simpatia giustificativa alcuna. Un discorso, a mio avviso, di svolta. A tratti, pareva certamente di riscontrare, nello stesso dirimere, artifizio correttivo – come notavasi, per esempio, nella performance di basso-profilo tenuta dall’onorevole Santanché durante l’ultima puntata di Servizio Pubblico, nel suo nuovo ruolo di rottamatrice-a-destra – ma, neppure questo ha guastato troppo. Infatti, se Grillo vorrà convincere l’altro 50% di siciliani (leggasi italiani) che non ha votato, dovrà per forza di cose dare più sostanza pragmatica alla verve dialettica e all’estro clownesco, nonché dotarlo di una legittimazione-di-superficie che considerati i molti shortcomings della natura umana (la quale è sempre incline a trovar maggiori motivi di rassicurazione nella bugia politica suadente piùttosto che nella verità rivoluzionaria spaesante), non potrà che aiutare.

Infine dovrà continuare con maggior determinazione sulla newly-found via del saper-ascoltare, perché, proprio come sosteneva il suo nuovo mentore filosofico: “Uomo che ami parlare molto: ascolta e diventerai simile al saggio. L’inizio della saggezza è il silenzio”.

Featured image la Testa del Filosofo, parte di una statua bronzea custodita al Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, è un probabile ritratto di Pitagora. Fonte Wikipedia.

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2 Comments on Sul Beppe Grillo filosofo, da Pitagora a Quasimodo: la bella svolta di Catania e la Sindrome Santanché.

  1. francu pilloni // 4 November 2012 at 19:37 //

    Il problema dell’Italia non è Grillo, siamo noi italiani
    Sì, noi italiani, cittadini scarsamente votanti,.stretti nel dilemma d’inizio millennio (e speriamo che sia l’ultimo, parlo del dilemma, naturalmente): è meglio ridere per un Grillo parlante o piangere un Monti che tace?
    Aprioristicamente non siamo disposti a lasciare ai posteri nulla, se non i debiti. Neanche l’ardua sentenza.

  2. Stai suggerendo che i posteri potrebbero volere qualcosa in eredità dalla presente epoca confusa? A mio avviso, le regole evoluzionistiche sarebbero contro di te. Ma anche quelle del mero buon senso. Detto questo mai dire mai considerando l’evidente arbitrarietà evolutiva che testimoniamo… Secondo Grillo siamo ridotti male perché in quella piazza di Catania dove avevano parlato i vari Berlinguer, Nenni, De Gasperi adesso parlava lui… Secondo me siamo ridotti male perché in questa terra dove hanno parlato i vari Lorenzo il Magnifico, Machiavelli, Guicciardini… adesso parlano tutti gli altri. De gustibus. O dei tempi corrotti.

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