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Il mistero di Puma Punku

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. La mia passione per l’archeologia, e la cosiddetta archeologia misteriosa, è parecchio datata. Da piccola divoravo qualsiasi notizia avesse a che vedere con la civiltà egizia e poi con qualunque attimo-inspiegabile-nell’universo riuscisse a curare la mia inestinguibile sete di novità: così, dal triangolo delle Bermuda alle figure della piana di Nazca, non vi è mai stata situazione poco-chiara che non abbia tentato di studiare, investigare e conoscere meglio. Crescendo, il mio hobby non è mai venuto meno e dal mitico testo “Chariots of the Gods” (1968) di Erick Von Daniken, esclusi i libri di Peter Kolosimo (di cui ho saputo solo alcuni anni fa), credo di avere fagocitato e virtualmente fatto mio tutto lo scibile sulle faccende e mille leggende di cui si nutre questo tipo di nuova-interpretazione degli avvenimenti della nostra Storia. Vi includo anche le infinite, e qualche volta noiose, puntate del Voyager del dottor Giacobbo (i.e. il Kazzenger di Crozza, per intenderci!) e tutti i post online worth-seeing sull’argomento considerato.

Di buono c’è che mano mano che andavo avanti con questa sorta di passione-proibita, cresceva il mio amore per la Scienza, quella ufficiale, per la Fisica quantistica in particolare, nonché cresceva la maggiore comprensione di quanto la necessità di applicare un metodo scientifico rigoroso fosse una conditio imprescindibile per tutte le attività miranti ad aumentare la conoscenza umana, e dunque anche per quelle legate alla materia archeologica. Un poco come se la mia idea che occorra sempre aprire la mente, metaforicamente la scatola cranica, ad ogni obiezione sensata, qualunque essa sia, fosse comunque prudentemente  controbilanciata dalla ferma convinzione che non bisogna mai aprirla “troppo” e dunque permettere al cervello di cadere a terra e sfracellarsi sul pavimento.

Mercé la mia esperienza di lungo corso credo infatti di poter dire (rispetto a quelle che sono state le mie personalissime conclusioni), che la quasi totalità delle “situazioni” spacciate come “inspiegabili”, talvolta al mero scopo di vendere questo o quel libro, lanciare questa o quella trasmissione televisiva, o questo o quell’altro blockbuster hollywoodiano, sono invero spiegabilissime e di “misterioso” hanno soltanto il fascino sempiterno che sovente le accompagna. Questo vale anche per la maggior parte dei cosiddetti “misteri” archeologici. O quasi. L’eccezione – laddove non si voglia correre il rischio di chiudere la metaforica scatola cranica di cui sopra del tutto, e quindi passare per possessori di menti ottuse o alla stregua di talpe obnubilate – è data, a mio modo di vedere, dallo straordinario spettacolo fornito da Puma Punku, in Bolivia.

Cos’è Puma Punku? Puma Punku (il cui nome in lingua Aymara significa “la porta del puma”), è il sito archeologico più straordinario, indecifrabile, incompensibile, imperscrutabile, inesplicabile di cui si sia mai saputo, l’unico luogo al mondo dove si vorrebbe stare che non sia quello in cui si sta camminando nel dato istante. Per i non addetti, il sito si trova sull’altopiano andino boliviano ad un’altezza di 4000 metri. La sua scoperta è legata ai lavori di scavo che fece, all’inizio del XX secolo, l’ingegnere tedesco Arthur Posnasky (1873-1946) in quel di Tiahuanacu, altro celebre sito archeologico boliviano. L’età che viene attribuita alla particolarissima struttura di Puma Punku è di 14000 anni circa (1), ma c’è chi sostiene che sia sito molto, molto più datato e, considerata la diversa fattura, nonché la diversa storia evolutiva (fino al presente stato di rovina, si intende!), che sia quasi certamente molto più antico della stessa Tianhuanacu.

Perché Puma Punku è tanto speciale? Perché la tecnica ingegneristica (as-a-whole) di questo manufatto (che oggidì si presenta in forma di rovine prodotte da quella che sembrerebbe essere stata una poderosa esplosione prima e una successiva ed altrettanto formidabile alluvione poi), è unica al mondo (vedere foto allegate). Soprattutto, si fa davvero grande fatica mentale a pensare che possa essere stata farina del sacco di popolazioni neolitiche primitive che non conoscevano il metallo né facevano uso della ruota. Caratteristica della prassi costruttiva impiegata è la precisione millimetrica con cui sono state scolpite ed intarsiate le enormi (alcune arrivano a pesare fino a 1000 tonnellate) lastre di diorite (un granito così duro da scalfirsi solamente con i trapani a punta di diamante), fissate da cambrette di metallo e modellate in maniera da poter essere unite le une alle altre come in una sorta di sistema modulare.

Tuttavia, a parte l’evidente capacità tecnica dei costruttori di Puma Punku, il mistero è ancora totale sulla vera ragione d’essere di questo “oggetto” unico, sul suo scopo ultimo, finanche sulle reali motivazioni che hanno portato un tale poderoso apparato a frantumarsi in minuscoli brandelli. Alcuni mesi fa è  circolata la notizia che un gruppo di archeologi avrebbe scoperto una camera sotterranea in quella stessa piana ma, ad oggi, nulla di sostanziale è stato aggiunto all’antichissima storia. Se tanto mi da tanto “la porta del puma” continuerà a conservare il suo affascinante segreto per molte migliaia di anni ancora. Misteri Kazzenger! A ben pensarci nulla a confronto dell’arcano diabolico che tuttora circonda la strage di Ustica e le altre infinite stragi dell’Italia repubblicana. So much for Puma Punku!

(1) La datazione ufficiale è di 2000 anni, mentre il sito stesso viene attribuito agli Aymara una tribù andina che non aveva una propria scrittura né conosceva la ruota.

Featured images manufatti a Puma Punku (fonte la Rete e History Channel).

9 Comments on Il mistero di Puma Punku

  1. Ninetta // 5 November 2012 at 10:34 //

    Cara Rina , molto interessante questo articolo. Pare , da studi recenti che questo complesso risalga a circa 3000 anni or sono e non 14000.Mura imponenti composte da enormi massi, uniti in maniera tale che tra le giunture (senza malta, a secco) non è possibile far passare una lama di rasoio; un osservatorio astronomico, Kalasaya, costruito alla stessa maniera delle mura e che rappresente il tragitto che il Sole compiva oltre 14.000 anni fa; un tempio semi-sotterraneo, e la scultura di un uomo con la barba, quando è noto che geneticamente i nativi della zona non hanno la barba.I materiali utilizzati, ovvero granito e dionite, si trovano distanti circa 60 Km da dove sono stati rinvenuti i resti e 20 di questi sono di deserto. Quindi come hanno fatto uomini del 1200 a.C. a trasportare per 60 Km (tra cui 20 Km di solo deserto) una quantità tale di pesantissime rocce per costruire una città? Le rocce sono lavorate con precisione millimetrica e si incastrano alla perfezione l’una con l’altra e non avevano la tecnologia necessaria per fare ciò. Che esseri superiori abbiano messo il loro zampino? Che abbiano utilizzato la tecnica delle zattere sui fiumi?
    saluti.

    • No NInetta se ritenessi che il sito abbia 2000 anni non avrei scritto il pezzo. Mi hai preceduto perche debbo ancora mettere una nota e rivederlo. Lo faro’ stasera. Puma Punku e’ qualcosa di speciale, un luogo che misura la nostra intelligenza e capacita’ di ragionamento logico.

  2. Ninetta // 5 November 2012 at 11:13 //

    qualcuno pensa possa trattarsi di un luogo non devozionale, ma un luogo di lavoro, una miniera per l’ estrazione di metalli e oro…

  3. Ti ringrazio Angela ma temo di avere consultato il tutto Von Daniken e tutti gli autori worth reading (ripeto, non gli italiani) in diverse lingue. Ho una intera biblioteca anche su questi argomenti. Ciao.

  4. Ci sono molte teorie in merito Ninetta ma non vi sarebbe tempo per entrarci e poi meglio non farlo: per dati versi è articolo irriverente (oltre che scritto a braccio, come mi capita spesso). E comunque secondo me è meglio lasciare a posteri più tecnicamente dotati (per esempio, di metologie di datazione convincenti) l’ardua sentenza. Ecco un bel video comunque. Ciao.

  5. Causa l’interesse che questo articolo continua a generare vorrei aggiungere alcuni elementi allo stesso. Intanto rispetto alla questione della camera sottorranea sembrerebbe che i radar di profondità abbiano mostrato che la stessa sia parzialmente vuota salvo una sezione che potrebbe sembrare un sarcofago. Anche l’entrata sarebbe bloccata da terra spinta contro l’ingresso probabilmente in un’altra “apertura” in un tempo passato. Al momento non sembrerebbe che i lavori di scavo siano iniziati.

    Da considerare è anche la polemica sollevata dall’ormai famoso documentario di Chris White “Ancient aliens debunked” che – a parte l’ottima smitizzazione di tante sciocchezze portate avanti con religioso zelo dai supporters delle teorie degli antichi astronauti che avrebbero visitato la terra in un tempo molto remoto –a mio avviso costituisce comunque un flop quando va a smitizzare Puma Punku (ma anche altre situazioni irrisolte in diversi siti archeologici mondiali), con il semplice claiming che si tratti di arenaria e non di granito. In realtà l’analisi fatta risulta molto superficiale e non considera i diversi “periodi” di produzione della stessa struttura che anche a livello di manufatti mostrerebbe modalità costruttive e materiali utilizzati di vario tipo.

    Per correttezza inserisco di seguito sia un link a questo oramai famosissimo documentario e poi un secondo link che mostra una recentissima visita del Robert Schoch, il quale si limita a notare le indubbie peculiarità che ha questo sito, indipendentemente dalle motivazioni “ideologiche” che si vogliono difendere. Per qualsiasi motivo.

  6. Clemente de Lombardis // 28 November 2013 at 02:04 //

    Vi prego! Continuate ad aggiornare questo tema. Ne sono davvero affascinato! Quest’estate spero di andare a scavare piramidi in Bosnia con Sam osmanagich. A presto.

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