Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

The Apprentice: da Trump a Briatore come ti ri(formo) il management

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.
(Groucho Marx)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Essere liberi nella propria mente e nel proprio spirito, senza alcuna sudditanza esteriore, e al contempo coltivare una scrupolosa obbedienza interiore alla verità (o, che è lo stesso, al bene, alla giustizia, alla bellezza, all’amore): questo è il senso di un sito come Rosebud, ed è questo l’obiettivo che promuove la Redazione. (Vito Mancuso aka Rina Brundu)

di Guido Mattioni. “Ognuno ha i Trump che si merita”. È stato questo il primo pensiero - transoceanico - che mi ha attraversato la mente mentre ieri attendevo la metropolitana rossa alla Stazione di Porta Venezia, a Milano. Pensiero immediatamente seguito, quasi ad alta voce, da una valutazione icastica e tutto sommato più italiana: “Che schifo”. No, il disgusto non si riferiva a quell’aria spessa, margarinosa e acida, che galleggia nella MM ambrosiana ogni mattina (per intenderci mi riferisco a un profumo finto di pasticceria che ti prende alla gola e allo stomaco… sono i croissant cotti con grassi innominabili e spacciati nei bar dei mezzanini,  Dio mio com’è lontana Parigi!) No, l’oggetto del mio disgusto - anzi, la sua causa scatenante - era un poster pubblicitario affisso sul muro del marciapiede opposto. Una cosa enorme - per dimensioni quasi un manifesto da rivoluzione maoista - e perdipiù illuminato, che ritraeva un gruppo di persone in posa.

In primo piano non c’era però il Grande Timoniere. C’era altro: dietro a due lenti azzurrine, due occhi sporgenti, bovini; sopra gli occhi una capigliatura bianca, declinata sul collo in ridicoli riccioli e cernecchi; come sfondo dominante un’abbronzatura violenta, da lampada, color terracotta; e infine, a chiudere tutto, più in basso, una pappagorgia quasi da pellicano. Insomma, Flavio Briatore.

Dietro e attorno a lui, a fargli corona, una serie di giovani volti anonimi, perlopiù da sfigati senza arte né parte, quelli del “dacci oggi il nostro happy hour quotidiano”: per i maschi facce, pettinature e abbigliamento da calciatori, o al massimo da nostalgici del Capital anni Ottanta, la Bibbia degli wannabe, dei vorrei ma non posso. Aspetto ovviamente da veline per le ragazze. Sguardi? Quelli riconoscibilissimi di chi, dopo averle provate tutte per entrare nel mondo dello spettacolo (il Grande Fratello, X Factor, Masterchef), è all’ultima spiaggia.

L’ultima spiaggia si chiama in questo caso The Apprentice (ovvero l’apprendista, il tirocinante, il praticante, fate voi), remake italiano di un format televisivo andato in onda in America per la prima volta cinque o sei anni fa con la conduzione del costruttore miliardario (e per fortuna fallito candidato alla presidenza Usa) Donald Trump, uno che si era fissato sul fatto che Obama non fosse nato in America, circostanza che per la Costituzione ne avrebbe impedito l’elezione alla Casa Bianca. Sì, proprio quel Trump che David Letterman, presentatore del The Late Show, definisce sempre con un ghigno dei suoi come “l’uomo che gira con un gatto in testa”, riferendosi al grottesco e mostruoso riporto biondo che ne ricopre il cranio come una soffice calotta.

Il succo di The Apprentice, un  cosiddetto “talent show” che va in onda su un canale tv chiamato Cielo (cavoli, mi era sfuggito, che passi da gigante stiamo facendo verso la cultura, grazie a questa conquista chiamata digitale terrestre!) è lo stesso della trasmissione americana (il format, gnurant, si dice il format!) dalla quale è stato clonato: una gara senza esclusione di colpi tra sedicenti aspiranti manager al termine della quale uno solo viene assunto da un’azienda.

Si chiama format perché in questo mondo del piffero non ci deve essere bisogno di pensare; perché in questo mondo del piffero sono ormai vietati – quasi fossero dei pericoli mortali – l’intelligenza della fantasia, l’estro creativo della diversità, la geniale musicalità di una stonatura. Perché oltre ad averci globalizzato le mode, i gusti e i sapori, questo mondo del piffero ci sta globalizzando anche le minchiate. Le stesse ovunque e per chiunque, senza distinzione geografica o di ceto, che ci sia il Trump vero oppure quello de noantri, Briatore. Siamo all’equa distribuzione della stupidità, al “dementi di tutto il mondo unitevi”. Grazie alle tv non ce ne risparmiano una: si va da quei ceffi in occhiali neri che giocano a poker attorno a un tavolo verde (molto educativo, per i giovani!) alle spose confettose dell’Ohio o del Nebraska che provano tra gridolini l’abito nunziale un anno prima delle nozze; dai ragazzi obesi del North Carolina o dell’Alabama che cercano di dimagrire, per arrivare al massimo del minimo, ovvero una roulette inquadrata dall’alto mentre gira. E io, cambiando canale inorridito, non mi chiedo “dove finirà la pallina?”, ma penso invece – antropologicamente preoccupato – “chissà che facce avranno quelli che la seguono mentre gira?”.

Featured image, Lord kitchener che potrebbe avere ispirato il Grande Fratello (1984) di George Orwell.

Advertisements

Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Attività editoriali per scrittori e autori

5 Comments on The Apprentice: da Trump a Briatore come ti ri(formo) il management

  1. salvofigura // 23 September 2012 at 12:47 // Reply

    Fantastica penna. Al rinnovato Ministero della istruZione ce ne vorrebbero cento così. E a voi sì, darei l’auto blu.
    Bravo.
    Salvo

    Like

  2. Guido Mattioni // 23 September 2012 at 20:56 // Reply

    Grazie Salvo. Per curiosa coincidenza un’automobile di colore blu ce l’ho, ma come potrai ben immaginare me la sono comprata io.

    Like

  3. Edoardo Giusti // 17 October 2012 at 09:33 // Reply

    Mi sembra un’analisi eccessivamente pessimistica. Io ho seguito tutta la trasmissione e la trovo assolutamente interessante, molto più dei soliti reality spazzatura; qui si impara a fare business ed a valorizzare il proprio talento. Briatore poi è a mio parere uno dei migliori imprenditori in circolazione, uno che si è fatto dal nulla grazie alle sue enormi capacità ed alla forza delle sue idee.

    Like

    • Ribadisco: quella trasmissione altro non è se non un’ulteriore opportunità per dei disperati privi di talento che cercano una scorciatoia alla notorietà. Non è andata con il Grande Fratello? Beh, adesso proviamoci con Briatore. E’ tutto finto, è tutto preparato come in qualsiasi reality, l’impresa non c’entra proprio nulla, è la Bocconi dei voglio e non posso. Stenderei poi un penoso velo su un passato non propriamente adamantino del suddetto “imprenditore” dalle “enormi capacità”, e intento qualcosa di precedente alla sua esperienza in formula uno e anche prima di quella da franchisor Benetton. Ho fatto per 35 anni il giornalista, metà dei quali a occuparmi di imprese, imprenditori ed economia, e potrei fare un lungo elenco di uomini e donne dei quali l’Italia avrebbe il dovere, oltrechè il diritto, di vantarsi. E Briatore non si classifica nemmeno all’ultimo posto di quella lista. Non c’è proprio. Ma tanto domani, grazie al Cavaliere, lo vedremo scendere anche in politica. Non c’è limite al peggio.

      Like

2 Trackbacks / Pingbacks

  1. The Apprentice: da Trump a Briatore come ti ri(formo) il management
  2. The Apprentice: da Trump a Briatore come ti ri(formo) il management | Rosebud - Giornalismo online | Scoop.it

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: