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Giornalismo online: sugli (ultimi) scandali politici italiani e sul The New York Times lapalissiano.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Diceva qualcuno che in Italia non bisognerebbe mai dare le dimissioni “perché poi le accettano”. Nel dubbio, Renata Polverini, la governatrice della regione Lazio travolta dallo scandalo Fiorito si è riservata di rassegnarle. Insomma, si dimetterà solo qualora non passasse la sua “linea”, i “tagli” oramai imprescindibili. E al Bersani che la punzecchia in merito risponde: «Dice che mi devo dimettere ma mi deve spiegare perché non lo ha fatto lui davanti alle vicende Lusi e Penati».

A ben guardare, un raro (?) caso in cui Bersani ha ragione. E pure la Polverini! Il “principe” infatti è tale solo quando si assume le sue responsabilità. L’altra “possibilità” recita che il principe non è un vero principe (o una vera principessa) perché non ha la benché minima idea di cosa accade (sta accadendo, è accaduto?) nel suo principato. Non sa gestirlo. Ma a proposito di gestione partitocratica se il PDL e il PD piangono i grillini non ridono. Dopo lo “scandalo Favia” ecco uno scandalo M5S made-in-Sardinia appena sfornato. Nella presente occasione nuragica il grillismo sarebbe addirittura accusato di metodi stalinisti quando non nazisti.

Di buono c’è che in una organizzazione “orizzontale” quale è il movimento di Grillo, il “garante” non è tenuto a dimettersi: ‘azzi loro. ‘Azzi nostri soprattutto perché se il vecchio(regime partitocratico)-che-rimane fatica o parrebbe determinato a non sollevare le terga dalla poltrona, il nuovo-che-avanza risulta quantomeno preoccupante. Per certi versi la politica italiana di questi tempi somiglia allo spirito penitente di un Riccardo III shakespeariano che si lamenta: “La mia coscienza ha mille lingue diverse, e ogni lingua narra diversa storia, e ogni storia mi condanna come criminale”. Per altri, naturalmente, tra ancelle, maiali, e festini post-datati di fine impero, il pensiero corre a La Fattoria degli Animali di orwelliana memoria e ci ricorda che “tutti gli animali sono uguali” ma alcuni continuano a restare “più uguali degli altri”. E a gozzovigliare come prima e più di prima.

For Scandal-Weary Italians, another scandal” (Per gli Italiani stufi degli scandali, un altro scandalo) ravvisava, infatti, ieri,  il The New York Times in uno stanco articolo firmato da Rachel Donadio e Gaia Pianigiani (anche loro stufe?). Nello stesso pezzo compariva, tra gli altri, un illuminante commento della 73enne Ines Pescarmona (?) che rilevava come “C’è sempre stato (ndr: in Italia), un divario tra lo stile di vita dei politici e quello della gente comune”. Il tutto per portare le autrici a concludere lapalissianamente (ciliegina sulla torta?) che “Secondo gli osservatori tali scandali sono anch’essi prova del fallimento della classe politica”. Ma veramente? Quando si dice il giornalismo d’oltreoceano!!

Featured image, Baccanale (Pieter Paul Rubens (1577–1640)).

3 Comments on Giornalismo online: sugli (ultimi) scandali politici italiani e sul The New York Times lapalissiano.

  1. Be il The New York Times sicuramente è uno dei migliori giornali online…. ma qualche volta vanno fuori (per non dire altro) anche loro. Insomma, se vedo un pezzo su quel giornale pretendo qualcosa di più, un’analisi vera. Then again… non c’é più nulla di vero sotto il sole tranne l’illusione della verità. Digitale, in aggiunta.

  2. Ma di che possiamo poi stupirci? la mia (ma credo nostra) non si può nemmeno più chiamare stanchezza, ma una vera e propria spossatezza. Mentale, intellettuale, pratica, materiale.. qualunque cosa ci mettiate dietro va bene perchè davvero “non se ne pole più!” come diciamo in Maremma. Il tragico è che questa volta è vero e lor signori (gli inquilini ad oltranza dei palazzi del potere) non se ne sono ancora accorti o forse non sanno capacitarsene. E questo non poterne davvero più, ma per davvero davvero, se da una parte mi rincuora dall’altra mi spaventa. Perchè non si può mai sapere verso quale china può condurre… Speriamo verso quella buona, una buona volta!

  3. La speranza è l’ultima a… etc etc. Ciao Francesca, abbraccio.

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