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Politica e dubbi amletici: se Berlusconi legge il blog di Grillo, Sartori legge Rosebud?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi il Corriere.it pubblica un editoriale del politologo Giovanni Sartori, il quale scrive di come – avendo saputo di Berlusconi che “legge” il blog di Grillo e ne studia i discorsi allo scopo di emularlo e di “batterlo al suo gioco” – lui, Sartori, si stia già mettendo in prima fila per non perdersi lo “spettacolo”. Il pezzo è titolato “Se le illusioni volano in Rete” e ha un occhiello che legge “Fenomenologia del grillismo” (uhm… mi ricorda qualcosa!). Il tema trattato è sempre quello: la credibilità del grillismo in quanto movimento capace di una reale operatività. La risposta è pure sempre la stessa, ovvero la stessa che Sartori confezionò durante una delle ultime puntate di Servizio Pubblico di Michele Santoro: il movimento di Grillo non ha alcuna credibilità, mentre il Grillo leader è un leader senz’altro peggiore di Berlusconi.

Tuttavia, rispetto ai giorni di Servizio Pubblico, adesso Sartori fa un ulteriore passo avanti e si spinge fino a scrivere che comunque “Di una nuova generazione «pulita», anche se impreparata, il Paese ha molto bisogno. E il grillismo, così come ha già fatto il leghismo, potrà fornire soprattutto a livello di Comuni medio-piccoli bravi sindaci e bravi amministratori”. Anche questa tematica è stata abbondantemente trattata qui su Rosebud tanto che la domanda sorge spontanea: se Berlusconi legge il blog di Grillo, Sartori legge Rosebud?

Magari! Purtroppo però – viste e considerate le conclusioni a cui il noto politologo giunge nel suo editoriale – non sembrerebbe che noi ci si possa vantare di tanto. Questo perché, a leggere il professore, i capipopolo alla Grillo e alla Bossi non possono aspirare a creare una realtà politica credibile in quanto “Loro sono i primi a non avere nessunissima idea della complessità nelle quali i governi dell’Occidente si trovano oggi invischiati”. Inutile dire che, pur con tutto il rispetto, la tentazione di fare obiezione davanti ad una simile affermazione è molto forte. La domanda, infatti, sorge spontanea: ma chi è che ci ha “invischiato” in questa complessa situazione? Grillo? Bossi? Oppure la totalità dei loro alter-ego espressione dei partiti monolitici, berlusconici, post-comunistici, post-democrazia-cristiana e/o post sconvolgimenti finanziario-digitali? E da cosa si evince che questi signori avessero “idea” di ciò che stavano facendo e del contesto delicato dove si muovevano?

Come non bastasse stupisce finanche la fiducia che il professore ripone nelle capacità di leadership e di management del “sistema”. Per esperienza diretta in numerose compagnie internazionali al tempo del boom (i.e. dei boom, prima quello tecnico e poi quello finanziario), posso invece garantire che i danni procurati ad una società dall’incapacità operativa del suo establishment hanno sempre rapprentato all’incirca l’80% del paniere complessivo di cause e concause che hanno determinato risultati nefasti (da qui i numerosi scombussolamenti attuali in materia di regolamentazione e di miglioria delle best practises di ciascuna realtà di business). Lo stesso, a mio avviso, è avvenuto con la Politica. Soprattutto, in Italia. Detto altrimenti, un’altra classe politica avrebbe prodotto un risultato diverso. E tutto ciò pur tenendo nel dovuto conto le responsabilità “globali” che pesano su questa particolarissima crisi economica.

Ne deriva che con Sartori si può concordare soltanto quando sostiene che il modello di leadership proposto da Grillo non è il miglior modello per il governo di un popolo. Esattamente come scrivevo in “Fenomenologia del grillismo”. A dirla tutta, il modello di leadership grilliana è, in realtà, un non-modello. Che però il grillismo-in-nuce non possa rappresentare la piattaforma ottimale da dove ripartire politicamente è altra storia. Del resto, caro professore, prima di diventare un politico, lo stesso Berlusconi non era un imprenditore e prima ancora un cantante di melodie napoletane sulle navi da crociera? Un poco come dire che se adesso “le illusioni volano in Rete” allora solcavano i mari… e producevano comunque molto più rumore, nonché ulteriore agitazione tra i pesci… prima della mattanza (in senso figurato, si intende!)!

Featured image, La pêche du thon (La pesca del tonno), acquaforte di Jean-Pierre Houël, 1782.

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