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Pittura: ma è vero che i Macchiaioli sono i ‘cugini poveri’ degli Impressionisti?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Paolo Campidori.“Ma il progreso, nel suo pieno e netto significato, fa le sue cose per intero, non viene ad accomodare o correggere, ma per demolire, distruggere e abolire”. Io credo che non si possa affrontare il tema del “macchiaiolismo” o dell’”impressionismo” senza tenere conto di quanto affermava in questa frase dai toni sibillini, il grande artista, fontebuonese di nascita (paesino vicino a Firenze), Adriano Cecioni, che aveva scelto per pseudonimo quello di Ippolito Castiglioni. Sappiamo tutti che Adriano Cecioni è stato grande scultore e pittore macchiaiolo, ed è stato anche il “teorico” della cosiddetta “macchia”.

Non tutti sono d’accordo però sul valore artistico e personale del Cecioni; ad esempio il De Nittis, anch’egli pittore macchiaiolo, lo giudicava provinciale, gretto, egoista e invidioso. Non so se egli fosse tutte queste cose insieme; Cecioni era forse polemico, lo possiamo capire da questa sua frase: “Esser celebri vuol dire esser mediocri”; poteva essere (a ragione) un po’ piagnucoloso e ciò lo si deduce nelle sue lettere a Carducci: “Mi dicono bravo, ma non mi danno da lavorare; non ho lavoro e nemmeno speranze: ho molti amici e conoscenti, tutta gente che dice di volermi bene, ma nessuno è riuscito finora a farmi avere la commissione di un busto o vendere almeno una terracotta”; oppure in un’altra lettera a Carducci del 1983 scriveva: “io ho degli avversari per pregiudizii di scuola e dei nemici per polemiche avute”. Ma torniamo alla prima frase del Cecioni quando con veemenza definisce il progresso. Il progresso, secondo Cecioni, che era anche un attivista ‘anarchico’, aveva un doppio significato in politica e nell’arte. Proprio riguardo a quest’ultima Cecioni giunge ad affermare che: “L’idea che tutto è bello in natura furono i primi entusiasmi di una novella era artistica”, l’arte deve essere “una sorpresa alla natura”. Non vi è dubbio che in queste parole il Cecioni afferma la sua fedeltà ai principi dei veristi fiorentini (1). Occorre dare una spiegazione o meglio una definizione di ciò che si intende per “macchiaiolismo”. E’ un movimento artistico di “Pittori operanti in Toscana nella seconda metà dell’Ottocento. In contrasto con le diffuse convenzioni accademiche, praticarono una pittura di vivace interpretazione della natura, impostata sulla visione a distanza, che elimina i particolari e riduce le figure e le cose alla più scarna apparenza. Con la disposizione dei colori a zone unitarie, a macchia, e con l’accorto uso dei toni locali, ottennero nuove relazioni volumetriche e nuovi effetti prospettici (M. Masciotta, Dizionario dei termini artistici, Le Monnier, Firenze, 1969). Ecco che cominciamo a capire ciò che Cecioni, accademico, artista e teorico della “macchia, intendeva per ‘progresso’, e cioè, una scelta radicale, non una mezza misura, e che esso non veniva certo per ‘accomodare’ o ‘correggere’, ma aveva l’effetto dirompente di ‘demolire’, ‘distrugere’ e abolire. Distruggere cosa? In primo luogo ‘le diffuse convenzioni accademiche’. Nella definizione di un altro studioso (P.F. Listri – Dizionario dei Macchiaioli – Ed Le Lettere, Firenze 2003) i Macchiaioli “ebbero per impegno e parola d’ordine la Natura, la Luce, il Vero”.

A questo punto ci viene spontanea una domanda: “è vero che i Macchiaioli sono i ‘cugini poveri’ degli Impressionisti?”. Risponde Francesca Dini, storica dell’arte, una dei maggiori esperti della “macchia”: “I Macchiaioli segnarono con anticipo sui francesi l’inizio fondamentale della rivoluzione che avrebbe introdotto all’arte del Novecento” (P.F. Listri, Diz. Ecc. op. cit.). A questo punto nasce come conseguenza la domanda in che cosa differiva l’arte dei Macchiaioli da quella degli Impressionisti. Possiamo senz’altro affermare, senza dover essere necessariamente puntigliosi sulle date, che Macchiaiolismo e Impressionismo sono due movimenti paralleli che nascono all’incirca nella stessa epoca e che presentano forti analogie, ma anche caratteristiche specifiche. Più solare, più mediterraneo il primo; più nordico e più ‘debitore’ della nascente arte fotografica il secondo. Questo perché, come già detto, l’impressionismo, come movimento artistico, si afferma in un periodo di poco successivo al “macchiaiolismo”, basti pensare che la famosa mostra di trenta artisti presso lo studio del famoso fotografo Nadar, mostra che segna convenzionalmente, ma anche ufficialmente, l’inizio dell’Impressionismo, risale al 1874, quando in Italia possiamo già parlare di Post-macchiaiolismo. Sempre “In Italia, il periodo veramente creativo della scuola dei Macchiaioli può considerarsi conclusa fra il 1860 e il 1880” (Enc. L’Arte Moderna, op. cit.). Se volessimo definire in soli due aggettivi i due movimenti dovremmo attribuire ai Macchiaioli la “luminosità” e agli Impressionisti “l’impression”, cioè l’azione fortemente tipica della macchina fotografica, cioè quella di “imprimere” la ‘lumière’ (luce) su una lastra fotografica, e renderla visibile con degli acidi anziché con i colori e i pennelli. Allora dobbiamo dire che sta qui la differenza fra le due Scuole: la pittura a “macchie” viene esaltata dai contrasti di luce e d’ombra; nell’impressionismo, sono le pennellate e il chiaro-scuro dei colori a creare la luce e il contrasto. Se il macchiaiolismo nasce come antitesi all’Accademismo, l’Impressionismo si avvale della fotografia per combattere l’Accademismo. Ma Impressionismo non è solo luce e colori esso è anche un “cogliere l’attimo” con colori e pennello di un preciso istante che passa e non torna mai più. Ecco l’immediatezza dei quadri impressionisti, primo fra tutti, “Impression, soleil levant”, di Claude Monet, 1973 (Musée Marmottan, Parigi). Dobbiamo dire che anche i “macchiaioli” hanno fatto uso della ‘novella’ tecnica fotografica, fra questi il grande Telemaco Signorini. Ricapitolando l’arte moderna prima del Macchiaiolismo (1860) è fortemente ancorata al primato del disegno; mentre dopo il 1860, primeggia l’esperimento e la libera espressione. Dobbiamo vedere a questo punto la protostoria e chi sono gli antenati dell’Impressionismo; non possiamo non citare Jean François Millet e celebri sono due sue pitture: Le spigolatrici del 1857 (Les glaneuses, Paris, Musée d’Orsay) e l’Angelus, 1859-60, Parigi Musée d’Orsée); Gustave Courbet con “Ragazze sulla riva della Senna”, Londra, Nationale Gallery; “Lo studio del pittore”, Parigi, Musée d’Orsée; Camille Corot con due splendidi paesaggi: “Le ruisseau couvert” e “Souvenir de Montefontaine, del 1864, Parigi, Museo del Louvre. Ma non possiamo pensare che grandi paesaggisti come Corot non si siano ispirati ai grandi del Rinascimento, come ad esempio Leonardo da Vinci per lo ‘sfumato’ dei paesaggi, oppure a grandi artisti dell’epoca barocca. Anche alla scuola inglese di Constable e di Turner, e specialmente a quest’ultimo gli Impressionisti si sono ispirati. Turner è considerato un precorritore degli Impressionisti. Dunque abbiamo detto che l’Impressionismo, corrisponde almeno come datazione storica al post-macchiaiolismo. La famosa scuola di Castiglioncello fra il 1861 e il 1870 produce opere veriste e innovative (moderne) che non hanno niente a che fare con la pittura ancora antiquata e accademica, se pur bellissima, dei vari Millet, Corot, Courbet e altri. Giovanni Fattori, che è il massimo rappresentante, insieme a Lega, Signorini (e altri) del ‘macchiaiolismo’ dipinge già nel “decennio d’oro 1860-70” opere come “La signora Martelli a Castiglioncello”, 1867, Livorno, Museo Civico Fattori; Silvestro Lega, pittore modiglianese, “Un dopo pranzo” 1868, Milano Pinacoteca Brera; Telemaco Signorini, fiorentino, due opere fortemente rappresentative come “La luna di miele, 1862-1863, Collezione Privata e “Pascoli a Castiglioncello del 1861, Collezione privata. Un altro teorico, ma anche mecenate era Diego Martelli che ospitava i macchiaioli nella sua tenuta di Castiglioncello. I macchiaioli trovarono in lui l’amico e il mecenate. Anche per questa ragione Diego Martelli è uno dei mecenati maggiormente ‘ritrattati’ dai macchiaioli: Federico Zandomeneghi (due volte), Giovanni Fattori (due volte), Francesco Gioli, Giovanni Boldini e, anche Edgar Degas, dipinse il ritratto di Martelli, nel 1879, quadro che adesso è alla National Gallery di Edimburgo. Solo in un momento successivo e solo per commercializzare le loro opere gli esponenti della “macchia” dovettero recarsi a Pargi e Londra. Fu in questi anni a Parigi, dopo il 1870, che nasce l’Impressionismo, una rivisitazione o se vogliamo una “contaminazione” in chiave più moderna e anche più “immediata” della pittura macchiaiola, che tuttavia raggiunge la sommità dell’arte. Un esempio su tutti: Silvestro Lega dipinge nel 1868 il quadro “un dopo pranzo” (Milano, Brera) e nel 1868-9 Fréderic Bazille dipinge “Riunione di famiglia”, quadro che ha molte affinità con quello di Lega. Una ‘contaminazione’ è comunque avvenuta anche per i macchiaioli nei confronti dell’impressionismo.

Conosco bene le pitture dei ‘macchiaioli’ avendo lavorato per più di tre anni alla Galleria d’Arte Moderna di palazzo Pitti di Firenze, che è il massimo tempio della pittura ‘macchiaiola’. Non posso non ricordare con una certa nostalgia i paesaggi, i ritratti, gli interni di Abbati, Altamura, Cristiano Banti, Giovanni Boldini, Odoardo Borrani, Cabianca, Cannicci, Adriano Cecioni, Vito D’Ancona, Giovanni Fattori, Egisto Ferroni, Francesco Gioli, Silvestro Lega, Puccinelli, Raffaello Sernesi, Telemaco Signorini, Federigo Zandomeneghi. Tutti questi artisti mi sono rimasti nel cuore ed essi sono per me non solo grandi artisti, ma anche grandi amici.

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(1) Il Verismo (derivato da vero) era la tendenza a rappresentare in un opera gli aspetti più veri ed evidenti della natura e del mondo, attenendosi ai puri dati dell’esperienza sensibile (M. Masciotta – Dizionario dei termini artistici – Le Monnier, Ed. Le Monnier, Firenze, 1969)

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Bibliografia:

Silvestra Bietoletti – I Macchiaioli – Ed. Giunti, Firenze, 2001

Ingo F. Walther – La pittura dell’impressionismo – Taschen, Bonn 2006

M. Masciotta – Dizionario di termini artistici – le Monnier – Firenze 1969

AA:VV. – Cecioni scultore – Ed. Centro Di, Firenze, 1970

Pier Francesco Listri – Dizionario dei Macchiaioli – Ed. Le Lettere, Firenze, 2003

AA.VV – Telemaco Signorini – Una retrospettiva – Artificio Ed. Firenze, 1997

Classici Rizzoli: Turner, Fattori,Claude Lorrain, Seurat, Segantini

Enciclopedia – L’Arte Moderna – Voll. 1-15 – Fratelli Fabbri Editori, Milano 1975

Titolo originale: Impressionismo e Macchiaiolismo.

Featured image, Piazzetta di Settignano, 1880, Telemaco Signorini.

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3 Comments on Pittura: ma è vero che i Macchiaioli sono i ‘cugini poveri’ degli Impressionisti?

  1. Mi e piaciuto molto la scelta dell’articolo e molto appropriata la documentazione fotografica.La autorizzo a pubblicare miei nuovi articoli. Paolo Campidori

  2. Grazie tante a lei Paolo. Non avevamo mai toccato questi argomenti sul sito, a questo livello, e avevo sempre intenzione di rimediare quando ci sarebbe stata l’occasione. E c’è stata grazie alla Sua cortesia. Pubblicheremo gli altri senz’altro. A presto.

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