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Politica: voterei Grillo ma… più che col maggiordomo ho un problema col segretario.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È proprio il caso di dirlo: robe dell’altro mondo! Meglio ancora, non ci sono più i maggiordomi di una volta! Che era dai tempi del crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi che non si vedeva una cosa simile. Fu allora che Marcinkus, l’arcivescovo americano a capo dello IOR, ebbe a dire: “Sono stato accusato di aver assassinato il Papa e di essere coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano, entrambe le cose sono completamente infondate. Dico a me stesso che questo potrebbe essere il modo con il quale Dio si assicura che ho messo il dito nella porta del Paradiso. Perché se io l’ho fatto Egli non può più sbatterla”.

Paolo Gabriele, il maggiordomo di Benedetto XVI accusato di avere rubato delle carte dalle stanze importanti del Vaticano, invece non ha ancora parlato. Sarebbe chiuso nella sua celletta vaticana (ma nel Vangelo non è scritto “perdona loro perché non sanno quello che fanno”? E “porgi l’altra guancia”?), in preghiera e in fiera meditazione. Se tanto ci da tanto qualche aneddoto da far passare alla Storia verrà comunque cogitato pure nel presente contesto, magari chiamando ancora una volta Dio a testimone e sempre che quest’ultimo non abbia cominciato ad averne le tasche piene di essere tirato in giudizio per la giacchetta, manco avesse additato nipoti di Mubarak a Tizio e a Caio…

Certo, dopo gli innumerevoli scandali che hanno spazzato via la classe politica italiana (per sempre? La speranza è sempre l’ultima a morire), non si pensava che il germe del malaffare avesse nuovamente infettato il Sacro Colle, ma evidentemente non c’è pace neppure tra gli angeli. O forse sono, al solito, i peccati originali che gettano lunghe ombre. Hai voglia dire, allora, che Grillo non ha ragione! Hai voglia dire, allora, che Grillo è inaffidabile, hai voglia mandarlo a quel paese, hai voglia ammonire che non bisogna votarlo. Che fosse per me lo voterei pure anche se… più che col maggiordomo io ho un problema col segretario.

Naturalmente non sto parlando del pur “fascinante” Georg Gaenswein, segretario personale del Papa, ma del segretario fiorentino, al secolo Niccolò di Bernardo dei Machiavelli  (1469 – 1527), storico, scrittore, politico, filosofo, autore di quel trattato di dottrina politica, “Il Principe”, che per certi versi ha plasmato la nostra visione occidentale del mondo. Fu Machiavelli, infatti, ad affermare (lui, a differenza di Marcinkus, chiamava Dio dalla sua solo quando giocava a tricche-e-trach davanti all’osteria): “Coloro i quali, da semplici cittadini, diventano principi soltanto grazie alla fortuna, lo diventano con poca fatica, ma devono poi penare per restare al potere”.

Si potrebbe obiettare che i “ragazzi” di Grillo non sono arrivati al “potere” solo grazie alla “fortuna”, quanto forse grazie alla “sfortuna” (auto-indotta) altrui. E che comunque si sono “dati un gran da fare”. E Grillo con loro. Si potrebbe obiettare che si rimboccheranno le mani, si potrebbe obiettare che ogni lungo viaggio inizia con un primo passo, si potrebbe obiettare che con la buona volontà si arriva dovunque. Et varie et eventuali. Il fatto è che il potere è senz’altro una variabile che deriva (dal momento storico, dall’occasione fortunata, dalla capacità personale) ma è pure una costante che dipende. In particolare, dipende da alcune regole non scritte (il merito di Machiavelli è stato tuttavia quello di averle magistralmente portate nero su bianco), direttamente collegabili alle dinamiche primordiali che fanno esistere la natura umana. Così com’è.

E quelle dinamiche recitano che i leader non riconosciuti (a meno che non si sia in presenza del vecchio della montagna, rispettato per la sua saggezza, ma non credo che questo sia il caso di Grillo), prima o poi vengono spazzati via (detto brutalmente, vedi le tante affermazioni dei Grillini eletti affinché Grillo si faccia un poco gli affari suoi). Come non bastasse quelle regole recitano anche che in presenza di più leader capaci (chi sono i grillini di maggior carisma, qualcuno lo sa? Ci saranno senz’altro), le guerre intestine non mancheranno di scatenarsi. Prima o poi. E con le guerre intestine, soprattutto quando procurate dalla mancanza di un capo riconosciuto, non si è affidabili. Non si governa un Paese. Sicuramente non si governa un grande Paese democratico come il nostro. Rispetto a questo argomento l’ultimo esempio concreto fu la scissione di FLI dal PDL. Ovvero, quel fatidico momento, segnato dalla guerra privata al vertice tra Berlusconi e Fini, che si trasformò nel classico sassolino rotolante dalla montagna ma capace di diventare slavina a valle. E di distruggere tutto. Proprio come è poi venuto.

La fine del Berlusconismo, infatti, è iniziata lì. Ne deriva che il “ritratto” del buon “principe” abbozzato da Machiavelli è ancora valido. E lo sarà sempre. Fino a quando la natura-umana questa sarà. In merito alla filosofia che dovrebbe fare vivere il grillismo, dunque, o sbaglia Machiavelli o sbaglia Grillo. Nel dubbio, e pur guardando con simpatia al lodevole tentativo del comico genovese, io sto col segretario fiorentino!

Featured image, il Blackfriars Bridge a Londra, sotto al quale Roberto Calvi fu ritrovato impiccato. Fonte, Wikipedia.

2 Comments on Politica: voterei Grillo ma… più che col maggiordomo ho un problema col segretario.

  1. francu pilloni // 27 May 2012 at 12:40 //

    Puoi prendere in considerazione due aspetti del tuo discorso che potrebbero essere ribaltati?
    Tu dici che quando Fini lasciò Berlusconi, per quest’ultimo iniziò la parabola discendente, ma a me pare che Fini se ne andò proprio perché aveva capito che Berlusconi era già finito, politicamente, s’intende.
    Seconda cosa: come ha fatto Papa Benedetto a scegliersi un servitore così confidenziale che di nome fa Paolo Gabriele?
    Se Gabriele fu l’angelo dell’annuncio della venuta del Salvatore, Paolo fu quello del falso discepolo che distorse l’annuncio che diede il Salvatore, così tanto che i veri apostoli Pietro e Giacomo lo cercarono per dargli la morte come a un vero traditore (vedi gli Atti degli Apostoli).
    Quanto a Grillo e ai tanti o pochi leader del M5S, a me piace l’anarchia, anche l’Anarchia con la A maiuscola, come ideale di vita, come simbolo di libertà, come sogno di uomini non soggetti ad altri uomini, ma solo a regole giuste e condivise.
    Hai detto poco!, mi dirai. Sì, ho detto molto, ma solo per questo vivo.

  2. No, non hai detto poco. In realtà mi permetti di fare una aggiunta a cui tengo. Rispetto al primo punto. No, io non penso che Fini se ne andò perché aveva capito chissà cosa. Fini fu “costretto” ad andarsene. Nella maniera che era più tipica del berlusconismo, espressione moderna del machiavellismo (in negativa connotazione), dato che il berlusconismo è figlio anche di date pratiche manageriali che io conosco molto bene. Fini è stato “costretto” a lasciare quando il “gregge” si è schierato col capo pena il bando dal desco imbandito. Caratteristica prima del berlusconismo, infatti, ed altro elemento che lo ha portato alla morte, è (non mi stancherò mai di ripeterlo) che non produce leader ma seguaci. I leader confezionati dal berlusconimo sono quelli che restano, quelli che non hanno alternative. Quelli che non hanno una loro vision. Proprio come accade nelle company dopo che il tempo del fondatore è andato e si instaura lo status-quo. Di fatto, andandosene Fini ha dimostrato di essere un leader vero, anche se poi non ha fatto seguito a quella sua “promessa” di leadership perché ancora dentro le dinamiche da Seconda Repubblica. A mio avviso però Fini proprio per quel suo gesto eredita una positiva eredità per il futuro e sarebbe credibile anche dentro diversi contesti nella… neonata Terza Repubblica.

    Queste dinamiche le conosco molto bene perché fu proprio con l’articolo “Il Principe” che parlava di questi argomenti che cominciai a scrivere di Politica. E da allora non l’ho più lasciata. Neppure ora che è in letargo.
    Ecco il link, era il lontano Aprile 2010, poco più di due anni fa ma sembra passata una vita.
    https://rinabrundu.com/2010/04/25/il-principe/

    Sul secondo punto non saprei. Non mi intendo né di maggiordomi meno che meno di logiche “divine”, ma mi sa tanto che anche qui Machiavelli si sarebbe fatto una gran bella risata….

    PS Quanto a Grillo lo seguiamo. E magari poi lo si voterà pure. Del resto da una parte occorre pure cominciare a fare piazza pulita del passato. Per ché non farlo dal grillismo? Comici, infatti, ce ne sono stati anche prima in politica… Anzi, era tutta una commedia… dell’assurdo in salsa dinamica king-and-fool shakesperiana.

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