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Giornalismo online: sul nuovo ruolo delle agenzie di stampa. Dell’ANSA.IT e del caso Jimmy Ghione.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Me ne sono accorta per caso. O forse per necessità.  Me ne sono accorta mentre ricercavo un sito informativo attendibile, e da consultarsi quotidianamente, via smarphone. Il fatto è che le grandi corazzate del giornalismo nostrano hanno avuto la bella, quanto deleteria pensata (da un punto di vista del business), di trasformare i loro siti per mobile in siti a pagamento per abbonati. Pagare  o cercare un altro luogo virtuale altrettanto valido dove informarmi? Inutile dire che la risposta è venuta spontanea e tra il… dire e il fare è bastato un nanosecondo per arrivare su… ANSA.IT, ovvero il sito dell’agenzia ANSA.

Come molti sanno l’ANSA è la più nota agenzia di stampa italiana e dal 1945, ovvero dall’anno in cui prese il posto della pionera Agenzia Stefani, è il nostro primo ente giornalistico dedicato alla “fornitura” di notizie a giornali, riviste, televisioni e radio. Detto altrimenti è un poco il loro “braccio armato”. Meglio ancora è la fonte da cui quegli altri organi di informazione traggono linfa vitale per sostenere la loro attività. Da un dato punto di vista. Da altra prospettiva le agenzie di stampa sono sempre state le “cenerentole” del giornalismo perché alla festa del principe, vestite di tutto punto e trasportate da favolose carrozze, sono sempre andate le loro sorellastre, ovvero le testate giornalistiche e televisive.

Ma se Internet avesse cambiato le regole? O le stesse cambiando? A farmi venire in testa la balzana riflessione è stato una mera analisi del sito dell’ANSA che, giornalisticamente parlando, ha una sostanza decisamente superiore a quella dei siti di tutti gli altri quotidiani online. Il serbatoio notiziabile è maggiore, così come lo è la capacità informativa del singolo occhiello.  Non solo: il posto virtuale as-a-whole ha una grafica più lineare e dunque più adatta ad ogni luogo giornalistico che tenti di mantenere un dato standard qualitativo, mentre l’overall approccio alle cose (la scelta del basso profilo di facciata, per intenderci!) mostra una coscienza del suo ruolo ben superiore a quella dei siti giornalistici più rampanti e trendy come, per esempio, l’arcinoto sito The Huffington Post di Arianna Huffington.

L’elemento che però porta maggiore tristezza a chi, come me, coltiva il mito di un giornalismo ideale, è lo scoprire, facendo un raffronto tra homepage Ansa e le altre homepages, che pure i titoli creati dai giornalisti dell’agenzia vengono “rubati”. Non solo le notizie, dunque! Portando all’estremo queste teorizzazioni svagate si potrebbe azzardare che l’impressione è quella di una calcolata presa-in-giro dei loro lettori da parte di alcune testate autorevoli. Come a dire, il marchio è di via Condotti ma il bel vestito è confezionato dalle sarte di paese. L’altra impressione è che il grande giornalismo moderno si sia già trasformato in una sorta di professione da salotto o, alla peggio, in una specie di esercizio scritturale tipo passaparola-scritta (Jimmy Ghione escluso, sembrerebbe, dato che ha – come accadeva ai tempi epici del giornalismo – ancora il buon senso di andare a stuzziccare il can che dorme nella sua cuccia, con tutti i rischi annessi e connessi!). Sbaglio? Nel dubbio continuerò a navigare nel sito dell’ANSA. Del resto, se uno vuol bere acqua fresca perché non farlo direttamente alla fonte quando ve n’é la possibilità?

Naturalmente, continuerò a visitare il sito dell’ANSA fino a quando anche il suo spazio virtuale non diventerà un altro luogo informativo per mobile a pagamento. A quel punto, in epoca di giornalismo online, di you.reporter, di you-giornalista, di you-opinionista, di you-che-te-la-canti-e-te-la-suoni….è proprio il caso di dire che sarà la… morte sua. Detto altrimenti, andato un Papa se ne fa un altro!

Featured image, prima pagina del The New York Times, 1918, fonte Wikipedia.

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