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Giornalismo online – Sul modello di leadership tedesca: l’ispettore Derrick non è il tenente Colombo!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. In un suo editoriale di oggi per il Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia parla di Germania. In particolare si sofferma sulla natura “vuota” dell’austerità imposta da Berlino all’Europa. E, soprattutto, sulla cronica incapacità di questa nazione di trasformare la sua leadership economica in una vera leadership politica. Galli della Loggia si spinge fino ad una comparazione con il modello egemonico statunitense post seconda guerra mondiale, laddove quell’America sarebbe riuscita a “federare e dominare, ma insieme convincere e sedurre” l’Occidente.

Continua poi a spiegare le ragioni delle differenze tra l’antico e il nuovo status-quo ma senza, a mio avviso, dare una risposta convincente rispetto alle motivazioni che impediscono la realizzazione di una leadership politica completa made in Germania. Come a dire che la tesi potrebbe essere valida tuttavia il suo sviluppo non lo è altrettanto. In realtà, a parte il background storico completamente differente, il paragone tra il modello neo-colonialistico economico imposto dagli Stati Uniti all’Europa nell’aftermath bellico (e di preparazione alla Guerra Fredda), e il modello economico-politico etico che, allo scopo di giustificare la sua leadership, la Germania vorrebbe imporre al vecchio continente post-euro e post-crisi finanzia non s’ha da fare per infinite altre ragioni. Più pregnanti.

In primo luogo vi è un problema di credibilità. Gli Stati Uniti la loro credibilità se l’avevano conquistata sul campo, intervenendo militarmente con uomini e mezzi in una guerra che, almeno su quel versante, avrebbero potuto non considerare loro. In secondo luogo intervenendo economicamente con quel famoso Piano Marshall che ha permesso a noi italici (occorrerebbe infatti non dimenticare che fu proprio l’Italia la prima nazione europea di rilievo a scuotersi di dosso le macerie della guerra e a darsi da fare per rinascere), e poi agli stessi teutonici di rimettersi in piedi. Ne deriva che gli americani erano visti soprattutto nel loro ruolo di liberatori e di salvatori delle varie patrie continentali. Di converso, l’immagine dell’odierna Germania che tenta di salvare la Grecia dal default per salvare se stessa e le sue banche non è proprio la rappresentazione immediata di quello che potremmo considerare uno spirito caritatevole, o no?

Ma non basta. La ragione importante per cui la Germania non potrà mai aspirare (con mezzi pacifici) a diventare unico e indiscusso leader politico europeo – e prima o poi dovrà farsene una ragione dello status-quo – è scritta nella sua geografia. Detto altrimenti questa nazione (per quanto grande, per quanto ricca) non potrà che essere per sempre una nazione tra le nazioni del vecchio continente. Caratteristica dei popoli europei è quella di avere una lunga storia, direttamente legata al proprio territorio, che impedisce una qualsiasi forma di costituzione di unità politica sovrastatale che vada a detrimento della sovranità del singolo stato membro. Anche quando questo stato membro fosse soltanto la piccola Repubblica di San Marino.  Gli esempi che si potrebbero portare per avvalorare questa tesi sarebbero molti, tra i tanti basti pensare all’Inghilterra che – dentro il suo stesso microcosmo isola – pur essendo riuscita a creare un impero globale durato nei secoli non è mai riuscita, neppure per un momento, a convincere del suo diritto “divino” ad esercitare una qualsiasi supremazia politica né gli scozzesi, né i gallesi, né tantomeno gli irlandesi.

Detto questo sono senz’altro d’accordo con Galli della Loggia quando dice che la leadership tedesca è una leadership sostanzialmente “vuota”. Per certi versi mi ricorda il genere di recitazione che vediamo nelle loro fiction tv e che siamo costretti a sorbirci in virtù degli accordi europei: sguardo vitreo, distanza prossemica e un gap straordinario tra l’orizzonte d’attesa ideale e l’effettivo target raggiunto. Insomma, l’ispettore Derrick (sebbene lo si ami molto grazie ai meriti di quel grande uomo e grande tedesco che fu Horst Tappert) non è il tenente Colombo! Ne deriva che, in tempi di pace, vi sarà sempre e soltanto un unico modello sostenibile di leadership teutonica: quello che propone la Germania come una sorta di madre benigna capace di comprendere che sono i suoi figli a procurarle gran parte delle sue ricchezze e della sua rispettabilità. Senza, sarebbe persa!

Featured image, Horst Tappert in una caricatura, fonte Wikipedia.

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1 Comment on Giornalismo online – Sul modello di leadership tedesca: l’ispettore Derrick non è il tenente Colombo!

  1. Addendum: si potrebbe obiettare che a dispetto delle riserve con cui gli irlandesi, gli scozzesi e i gallesi hanno sempre accolto l’attitudine al-governo inglese, l’Inghilterra è riuscita nel suo intento. Sì, ma a quale costo? La differenza naturalmente è che gli inglesi sono riusciti a realizzare il loro sogno imperiale nel giusto periodo storico e a farlo pure con un dato stile. I tedeschi no e dirimere oltre sarebbe come sparare… sulla Croce Rossa.

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