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Giornalismo online – E Grillo disse: tu, grillino, non partorirai… non parteciperai ai talk-shows. E sul plastico della crisi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Che non si può stare mai tranquilli. O tranquille. Scagli, la prima pietra, infatti, quell’esemplare femminile che, almeno una volta nella vita, leggendo e rileggendo (si fa per dire) questo immortale passo biblico “E il Signore disse: tu donna partorirai con dolore e… soffrirai in solitudine in comode rate mensili”, non abbia alzato il volto al cielo e sussurrato: “Farti una vagonata di capperi tuoi mai, eh?”.

Che adesso ci si mette pure Grillo! Naturalmente, l’imperativo categorico dettato dal leader del Movimento a 5 Stelle è di tutt’altra natura ma la sindrome è sempre la stessa, una sorta di sindrome di Mosè, insomma. Di fatto, non è tanto la barba bianca, il microfono in mano (laddove quello straordinario eroe antico preferiva il suo mitico bastone), l’attitudine a lanciare avvertimenti sull’incombente fine dei tempi (politici), a propiziare questa analogia, quando piuttosto la determinazione grilliana a tenere il “popolo eletto” separato dagli altri. Il problema è che, qualora optasse pure il Beppe nazionale per un giretto di 40 annni nel deserto, campa cavallo che “l’elezione” dei suoi verrebbe confermata nelle occasioni che conteranno davvero e nelle sedi deputate. Sedi deputate che, crisi o non crisi, restano sempre quelle.

Tuttavia, l’aut-aut dato dal comico genovese ai suoi non avrebbe potuto essere più chiaro: “Chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”. Scelta che qualcuno dei grillini avrebbe fatto comunque, mentre qualcun altro non  avrebbe esitato a ricordare a Grillo che lui è solo un garante: non un leader! In realtà, guardando questa faccenda dall’esterno, ma sempre restando dentro metafora, sembrerebbe quasi che “l’Altissimo” sia ben determinato a mantener la dimora avita in cima alla montagna e a parlare al popolo via-megafono o, all’occorrenza, tramite cespuglio portato alla combustione spontanea. Perché? Forse perché la troppa vicinanza con il gregge a valle rivelerebbe difetti e tratti troppo scandalosamente umani? O se invece fosse per mera tema di essere surclassato dai migliori rappresentanti del popolo-eletto che lui stesso ha testardamente allevato? Tutto può essere.

Resta il fatto che da qualunque parte la si guardi non è davvero facile comprendere (o giustificare) questa “uscita” grillesca. Alla meno peggio riesce a sembrare una di quelle mosse infelici che nell’aftermath di un successo ne pregiudicano la sua durata.  Non è certamente il mezzo (in questo caso quello televisivo) che compromette il risultato, quanto piuttosto i discorsi (nonché le azioni) degli uomini e delle donne che utilizzano quel mezzo millantando sostanza. Questo perché, nell’Italia mediatica e politica che racconta e gestisce la crisi, ciò che scarseggia è proprio la sostanza. E la credibilità. Mentre le chiacchiere abbondano. Oggi come oggi manca solo un plastico di congiuntura internazionale nefasta a Porta a Porta e poi sarà la fine. Anche di ogni nostra speranza.

Featured image, Mosè con in mano i dieci comandamenti raffigurato da Rembrandt.

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