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Audace colpo dei soliti noti: Bossi si ricandida. Un’analisi.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Rina Brundu. Leggo che Bossi si ricandida alla guida della Lega. Sembrerebbe che lo voglia “la gente”. Chissà perché a leggerla così questa notizia mi riporta alla memoria quel meraviglioso film di Nanny Loy titolato Audace colpo dei soliti ignoti (1959) e in particolare la scena in cui Mario (Renato Salvadori), Capannelle (Carlo Pisacane) e Piede Amaro (Nino Manfredi) sono in macchina. Piede Amaro è alla guida ma è assonnato. Pressato da Mario affinché non si addormenti, Piede Amaro suggerisce: “Datemi chiacchera sennò m’addormo!”.

A leggerla così questa notizia potrebbe appunto sembrare altra “chiacchera” mediatica per evitare che ci  si addormenti al ritmo di spread calante e soprattutto crescente. Potrebbe sembrare. Se non fosse che siamo in Italia e occorre andarci coi piedi di piombo. Del resto non c’è altro Paese al mondo dove una mezza verità non nasconda una grande bug… pardon, una verità assodata. A posteriori. Per intenderci a cose già fatte. Già decise. Soprattutto quando di mezzo ci sono faccende ossimoriche come quelle che riguardano le poltrone. Vacanti.

Che a guardare il pelo nell’uovo (facciamolo, ecchesaramai!), occorrerebbe pure chiedersi chi è questa “gente” di cui parla Bossi. Fuori i nomi, insomma! Che a volte la “gente” si può pirandellianamente confondere con “uno, nessuno e centomila”. Altre volte, invece, sono i visi che ti fregano. O l’arte di cui si occupano. Proprio come accadeva nel mitico film antesignano a quello di Loy, ovvero l’indimenticabile I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli con Vittorio Gassman e Totò nel ruolo del re-degli-scassinatori, Dante Cruciani. E’ in questo capolavoro, infatti, che troviamo quest’altro fenomenale scambio tra Capannelle e un bambino. “Dimmi un po’ ragassolo, tu conosci un certo Mario che abita qua intorno?” chiede Capannelle. “Qui de Mario ce ne so’ cento”, risponde il ragazzo. “Si va bene, ma questo l’è uno che ruba…” insiste Capannelle. “Sempre cento so’!” ribatte serafico l’altro.

Naturalmente qualsiasi riferimento alle altre dichiarazioni che avrebbe reso il Senatur, in virtù delle quali nessuno avrebbe rubato dentro la Lega perché “Abbiamo fatto solo degli errori”… è puramente casuale. Il fatto è, a mio avviso, che se quando Bossi si è dimesso, indipendentemente dal malaffare che veniva fuori dentro l’universo padano, gli si poteva concedere l’onore delle armi e in dato modo si poteva tentar di comprendere il suo dolore di grande-capo avvilito, questo tentativo revanscista a corpo-ancora-caldo non depone proprio a suo favore. Ne deriva che se i politici italici hanno sicuramente molto in comune con i grandiosi “mariuoli” (per dirla craxianamente) della saga de “I soliti noti”, è pure indubbio che con quei personaggi di celluloide non condividano la dimensione melanconica e filosoficamente grande che ne giustificava l’esistenza. Come metterla altrimenti? Dell’audace sequel di Nanny Loy non se ne potrebbe fare a meno, di quello di Umberto Bossi sì!

Featured image, un fotogramma da Audace colpo dei soliti ignoti (1959), fonte Wikipedia.

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