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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Fenomenologia del grillismo. E sulla maledizione del “principe” Artù oclocratico ligure: NO, I CAN’T… candidarmi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Tra i molti "consigli" di Niccolò Machiavelli pensati per fare di un “principe” un “principe ideale” per il governo di una nazione - consigli che ancora oggi sono basilari per la scrittura di un qualsiasi manuale di leadership che si rispetti - ve n’é uno in virtù del quale il tal principe/principessa (decliniamo anche al femminile che è pure tempo!), dovrebbe essere sempre capace di mostrare ai suoi sudditi la necessità di un esecutivo “per il benessere del popolo”, pena il rischio oclocrazia.

Che cos’è l’oclocrazia? L’oclocrazia sarebbe una ideale forma di amministrazione della cosa pubblica dove le decisioni vengono prese dalle masse (dal greco όχλος = moltitudine, massa). Per lo più sarebbe una degenerazione demagogica delle possibilità della democrazia. Difficile anche da attuarsi, a mio avviso, soprattutto al tempo in cui Platone ne scriveva, molto più possibile al giorno d’oggi se, per esempio, si seguisse l’ideale grilliano tanti login sul suo sito Internet tanti voti incassati. Tuttavia, ora come allora l’oclocrazia portata all’estremo potrebbe avere una sua drammatica conseguenza: ovvero, l’approdo verso una qualsiasi forma di dittatura.

Riformulo: l’oclocrazia potrebbe portare verso una qualsiasi forma di dittatura ogni qualvolta si fosse in presenza di un movimento politico dotato di un capo riconosciuto anche formalmente! La faccenda quindi non riguarderebbe comunque il Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo che, com’è noto, vanta una politica sostenuta da una gerarchia interna digitale di tipo orizzontale, sulla linea dell’ideologia primus inter pares (primo tra i pari) che a suo tempo ispirava re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, se il già citato grande segretario fiorentino nel corso del lungo cogitare che lo portò a mettere insieme i capitoli de “Il Principe” non considerò simili contesti-politici (simili a quello teorizzati da Grillo, per essere chiari!), davvero pregnanti per meglio descrivere la sua idea di leadership,  un motivo ci sarà stato!!

Secondo me quel motivo è da ricercarsi specificatamente nella figura del leader che tali contesti esprimono. Esiste, infatti, una differenza fondamentale tra il “principe” (in senso tecnico e machiavelliano) Artù e il “principe” Grillo, così come esiste, naturalmente, una differenza abissale tra il “principe” Grillo e il “principe” machiavelliano tout-court. Tale differenza è determinata dalla caratteristica prima dell’organigramma gestionale espresso dal “grillismo” che come ben sappiamo è un grafico che mostra una unica verticalità: Grillo stesso! O, nelle parole usate da un suo adepto durante l’ultima trasmissione di Servizio Pubblico di Santoro, mostra… il garante.

Un “garante” che è sì un primus inter pares alla maniera arturiana ma che, a differenza di Artù – mercé l’ideologia estremista e fortemente populista con cui Grillo ha voluto connotare il suo movimento – non può andare in guerra, pardon, non può candidarsi (vive, insomma, all’insegna di un motto che è antiobamiano nella sua essenza: NO, I CAN’T!), pena la sua perdita di credibilità nel suo ruolo di rappresentante di quel mondo migliore, duro e puro di cui lui stesso ha garantito l’esistenza. Ma sarebbe stato davvero credibile un quanto mai magnanimo, democratico, tollerante (fin troppo, come la leggenda insegna!), re Artù, incapace però, quando se ne fosse presentata la necessità, di mostrarsi un vero capo andando a combattere in prima linea alla testa del suo esercito? Ne dubito fortemente!

Di sicuro, se non sarebbe stato credibile un tal Artù, meno che meno lo sarebbe stato un vero “principe” machiavelliano. Un “principe” che, lo ricordiamo, doveva senz’altro essere astuto come una volpe, coraggioso e ragionevole come un centauro, forte come un leone e poi… prudente, saggio quanto si vuole, ma soprattutto doveva sapersi dimostrare un fine condottiero esperto come nessuno nell’arte della guerra! O, per dirla in termini moderni, nell’arte di vincere una qualsiasi democratica competizione elettorale, non importa quanto dura! Che ci fosse qualcosa di buono finanche in quella dannata arte Politica che è effettivamente sfuggito al “grillismo”? Agli elettori (senza login) l’ardua sentenza!

Featured image, la morte di re Artù di James Archer (1823-1904).
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