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Cuba: il Venerdì Santo non si lavora

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Alejandro Torreguitart Ruiz. La notizia del giorno è che a Cuba si farà festa il Venerdì Santo, non si lavorerà, insomma, come non si lavora quasi mai, d’altra parte. Il Granma lo scrive a tutta pagina, caratteri cubitali, i giornalisti di tutto il mondo lo ripetono, asini che non sono altro, invece di parlare delle cose serie, la visita del Papa è stata un successo, quindi, faremo festa il Venerdì Santo.

“Cesseranno le attività lavorative non indispensabili durante la Settimana Santa”, dice il Granma. Che bello, non bastava uno stato comunista, socialista, marxista – leninista, adesso abbiamo pure uno stato confessionale. Mi sembra di leggere la vignetta di un mio amico, uscita l’altro giorno su Guamá, dove Raúl e Fidel indossano la tiara papale e il Santo Padre sfoggia la falce e il martello: “L’oppio dei popoli e la rivoluzione del proletariato, uniti, non saranno mai sconfitti”, recita la didascalia. Ecco questa cosa che tanto non costava niente, serviva solo a fare un po’ di propaganda, è stata subito accettata. Il Papa ha parlato pure di diritti umani, libertà di circolazione, riconciliazione tra cubani sparsi per il mondo, di non penalizzare le differenze, ma sono argomenti importanti, è bene continuare a far finta di niente. Bravi, avremo il venerdì santo festivo, allora, tanto non abbiamo niente da fare per tutta la settimana e per quanto paga lo Stato chi lavora per lui possiamo pure fare festa, ruberemo il giorno dopo, arrafferemo dopo Pasqua, sottrarremo le risorse – come dicono gli economisti che parlano scelto – quando potremo, ché di quello campiamo, se non lo sapete, poveri gonzi di giornalisti europei che abboccate all’amo teso da questo governo di cariatidi.

Il Granma di oggi intervista pure Ricardo Alarcón, quello che da piccino sarebbe voluto andare a Varadero ma non poteva e che non prende l’aereo perché se tutti lo prendessero sai quanta gente viaggerebbe, insomma Ricardito ci dice che il governo consulta Fidel su ogni argomento d’importanza decisiva per il futuro della nazione, che il padre della patria, pure se si è ritirato dal governo è sempre presente e partecipa attivamente a ogni cambiamento. Pure sul Venerdì Santo festivo ci sta che l’abbiano consultato e lui avrà detto che va bene, che il Papa è un bravo figliolo, dopo tutto, è venuto a Cuba e ha fatto poco danno, non ha parlato con i dissidenti, si è lasciato dettare l’agenda dal governo, non ha ricevuto Payá e le Damas de Blanco, insomma è stato proprio in gamba. La polizia ha picchiato e arrestato quanto ha voluto, la Chiesa ha lasciato fare, non era compito suo intervenire, ogni posto ha le sue usanze, in fondo. Il cardinale Ortega ha alzato la voce soltanto a Santiago, ha detto che non era quello il modo, che mica si può interrompere la messa del Papa per certe sciocchezze, dopo tutto il comunismo ce l’abbiamo dal 1959, non è il caso di gridare mentre si prega, ci saranno altre occasioni. Magari il Venerdì Santo festivo servirà a guadagnare un posto in Paradiso, guarda, ché quello attende Fidel, anche se si crede immortale. La moltiplicazione delle patate è un miracolo che non gli è riuscito,  ma un posto alla destra del padre, date retta a me, non glielo leva nessuno, dopo tutto ha parlato con due papi.

L’Avana, 30 marzo 2012 

Traduzione di Gordiano Lupi

Featured image, Crocifissione, Giotto, dal ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova.

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2 Comments on Cuba: il Venerdì Santo non si lavora

  1. Posto qui, a mo di commento, una mia ripresa di argomentazione sul tema che oggi affronto nel mio blog http://www.natalinopiras.it: “Il mistero della Domenica delle Palme”. Uno degli snodi è appunto l’inconro tra Benedetto XVI e Fidel.
    Natalino Piras

    Su Deus dignu è tema di grande fascino, mi fa piacere che Giovanna lo porti alla luce. Solo che la croce disumanizza il divino e l’umano. Come quando i carrarmati entrarono a Praga a spegnere l’inizio della primavera. O, dice il poeta Zanzotto in una delle sue più belle “Pasque”, uccide la mite notte Hitler. Su quella “o” come disgiunzione tra il male assoluto (il nazismo) e il male relativo (il socialismo reale che tradisce il comunismo) è stato costruito molto orrore. Noi europei, quelli degli idola, mica ragioniamo con la cattiva coscienza di Ensor e del suo “Ingresso di Cristo a Bruxelles” nelle tante e ripetute domeniche delle salme. Siamo affetti di sepolcritudine farisaica (il male tutto umano che condannò Dio alla croce). Siamo noi,europei colonizzatori e colonizzati,esportatori di “cuori di tenebra”, che abbiamo insegnato a Pol Pot come sterminare milioni e milioni di esseri umani, nel nome di un dio di sangue. Glielo abbiamo insegnato alla Sorbona e Oxford e, oltre oceano, a Berkeley. Abbiamo pure la colpa di confondere Pol Pot con Ho chi Min. Davvero quest’ultimo servì unu deus dignu, la giusta rivolta di un dio contadino contro la logica sterminatrice, anglo-americana, di un dio tecnolgico, questo sì autentico moloch se invece che dominarlo ce ne facciamo dominare.
    C’è cattolicesimo e cattolicesimo così come c’è comunismo e comunismo. Molto attizza le guerre di religione, tante altre domeniche delle salme, il fatto che una distorta ideologia impedisca di vedere come cosa positiva il recente dialogo tra il papa Benedetto XVI e Fidel Castro. Si preferisce insistere sugli esuli cubani. Ma Castro non è Stalin. Se si iniziasse a ragionare su queste differenze, non ad acuirle, forse, alla prossima Domenica delle Palme, potremmo avere qualche milioni di morti in meno per la violenza della fame e della guerra. La politica del riconoscimento de su Deus dignu costa ed è ardua più di quanto si creda. E’ più sul versante del lumen e della ragione che su quello di un falso sentimentalismo che continua a lucrare sullla quantità dei morti, delle salme, degli scheletri, degli scheletri nell’armadio. Eppure basterebbe che facessimo durare oltre le 24 ore canoniche il trionfo di Cristo a Gerusalemme, riconoscere che molto più ci rappresenta un Dominus a cavallo d’asino che non un signore della guerra.

  2. Era ora,mal’oa si avvicina per Fidel e cia

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