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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Dedicata alla mia Hama, città martoriata da Assad.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Nancy Penrose. Hama è una città della Siria. È la città dove mi sono fermata durante un viaggio da Palmira ad Aleppo, dove ho fotografato le antiche ruote di legno che tagliano il curvilineo letto del fiume Oronte, dove il giorno prima c’era stata la festa dell’Eid al-Adha, dove l’attesa della celebrazione eccitava la gente che passeggiava nel parco accanto al fiume, dove mio marito ed io sembravamo essere i soli occidentali presenti, dove le persone ci guardavano con curiosità, dove un uomo con un keffiyeh a quadretti rossi e bianchi, avvolto intorno alla sua testa e che gli scivolava dietro l’abito, riprendeva un bambino col cellulare, suo figlio forse, che posava davanti alle ruote di legno, dove un venditore di palloncini legato al suo bouquet di limoni, mandarini, turchesi e rose mi guardava mentre fotografavo l’uomo col keffiyeh, dove un venditore di caffè lo versava dalla caffettiera d’acciaio con il lungo manico che si trovava sul suo carretto che era una bicicletta, dove mi invitò con un gesto a comprarne una tazza e io avrei dovuto farlo come compenso per averlo fotografato ma non l’ho fatto, dove una giovane donna con un foulard color lavanda e stivali neri con tacchi chiodati aspettava mentre l’uomo che l’accompagnava comprava del granoturco arrostito da una bancarella a lato, dove io ho chiesto al nostro autista, Abed, di indicarci una pasticceria così che avremmo potuto assaggiare la specialità halawat al-jibn, dove abbiamo ammirato il panettiere mentre appianava cumuli di impasto di formaggio dolce, dove il panettiere ne prese un pizzico per farmelo assaggiare, dove il gommoso impasto color crema fu tagliato e versato intorno al budino, dove fette di tronchetti ripieni ci furono serviti su un piattino bianco abbellito con rose dipinte, dove una pioggerella verde di farina di pistacchio completava la confettura, dove il primo morso sapeva di acqua di rose, dove la dolcezza si faceva sentire sulla lingua grazie allo sciroppo di zucchero che impregnava il tutto, dove Abed comprò una scatola di dolci da portare alla sua famiglia, dove pagò il nostro conto come silenzioso dono, dove sulla mia guida di viaggio lessi del massacro del 1982, dove il Presidente Assad ha ucciso 20000 membri dei Fratelli Musulmani, dove nell’autunno del 2010 questo sembrava già storia, dove nell’estate del 2011 i franchi-tiratori adesso fedeli all’attuale Presidente Assad, il figlio, uccisero protestanti pacifici, dove in centinaia di migliaia protestarono contro il regime dopo le preghiere del venerdì, dove i carri armati e i soldati presero d’assedio la città, dove immagini indistinte di corpi martoriati e insanguinati furono scattate con i cellulari e postate sulle pagine web di Al Jazeera, dove sono rimasta impressionata dagli orrori che vedevo sullo schermo, dove le memorie di quelle mie ore poetiche colà sono state cambiate dall’audacia e dal sangue dei siriani, dove gli oscuri crepacci della repressione non sono più nascosti sotto superfici zuccherate.

Traduzione di Rina Brundu, MMXII.

Afterword by Rina Brundu. Dear Mrs Penrose, I wish to thank you (as well as Elie) for the opportunity you gave me to print and translate this delicate memory of Hama of  yours. Nothing like translation allows us to fully appreciate the quality and structure of an article. Its mood, the very reasons that brought its author to write it in the first place. Therefore, while going along I felt all your love for that lovely town, for its people, for its moments, and I felt all your pain, all your sorrow for the bloody way in which they are currently being treated. I admired the lyric quality of your writing and the most beautiful metaphor you managed to create by comparing the destiny of Syria and of the Syrian people to that of the cakes you enjoyed, ate and purchased in that nameless bakery. Thank you again for allowing us to share this great experience of yours, hoping we will be able to read something else in the future, hopefully celebrating a liberated Syria. And here we go with the original article…

An Hour In Hama

By Nancy Penrose. Hama is a city in Syria. Hama is the city where I stopped on a journey from Palmyra to Aleppo, where I photographed the ancient wooden water wheels that jigsaw the curving riverbed of the Orontes, where it was the day before the feast of Eid al-Adha, where the foretaste of a holiday effervesced the crowds that strolled the park by the river, where my husband and I were the only apparent Westerners, where people watched us with curiosity, where a man in a red-and-white checked keffiyeh that wrapped around his head and flowed down the back of his robe used his cell phone to photograph a little boy, his son perhaps, posed before a water wheel, where a balloon seller tethered to his bouquet of lemon, tangerine, turquoise, and rose watched me as I took a photo of the man in the keffiyeh, where a coffee seller poured from the long-handled stainless steel pot on his cart that was a bicycle, where he gestured to me to buy a cup and I should have as payment for taking his picture but I did not, where a young woman wearing a lavender headscarf and black boots with spike heels stood by as her young man companion bought an ear of roasted corn from a vendor on the sidewalk, where I asked our driver, Abed, to find a pastry shop so we could sample the specialty of halawat al-jibn, where we watched the baker roll flat the mounds of sweet cheese dough, where the baker pinched off a piece for me to taste, where the chewy cream-colored dough was cut and rolled around a custard, where the sliced and overstuffed logs were served to us on a small white plate wreathed with painted pink roses, where the green sprinkle of ground pistachios topped the confection, where the first bite whispered rosewater, where sweetness surged across my tongue from the sugar syrup poured over it all, where Abed bought a box of the sweets to take home to his family, where he paid our bill as a quiet gift to us, where I read in my travel guidebook of a massacre in 1982, where then-President Assad murdered 20,000 members of the Muslim Brotherhood, where in the autumn of 2010 this felt like history, where in the summer of 2011 snipers loyal to now-President Assad, the son, kill peaceful protestors, where hundreds of thousands demonstrate against the regime after Friday prayers, where tanks and soldiers storm the city, where blurry images of limp and bleeding bodies are captured with cell phones and posted to the web pages of Al Jazeera, where I am bonded to the horrors I see on the screen, where the memories of my lyric hour there are changed by the boldness and blood of Syrians, where the dark crevasses of repression are no longer hidden beneath sweet surfaces.

This article appears in Al Jadid, Vol. 16, no. 63 © Copyright 2011 AL JADID MAGAZINE

Featured image, scorcio della citta di Hama, Siria, fonte Wikipedia.

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5 Comments on Dedicata alla mia Hama, città martoriata da Assad.

  1. Che poi quando leggi simili pezzi la domanda se si sta a fare qualcosa di buono ha una sola risposta….

  2. Ho letto con l’anima piena di amore e di dolore, questo meraviglioso scritto! Hama l’ho amata anch’io, e il nome ricorda, nella nostra lingua, amore! Le norie, con il loro rumore di catene arrugginite, cigolanti di giorno e di notte, il qahwa, caffè arabo, servito da brocche in rame, dove i fondi restano nella tazza. Le donne, vestite con cappotti che le coprono fino alle caviglie ma che fanno intravedere le scarpe coi tacchi a spillo, e il bordo dei jeans. Antico e moderno mescolati con saggezza: esternamente la tradizione, che nasconde la tendenza ad accettare i gusti occidentali. E la cucina siriana è molto curata e deliziosa: se penso che ho appena fatto in tempo a vivere il mio viaggio in un tempo di pace…almeno apparente, poiché a Damasco siamo dovuti scendere di corsa dal pullman turistico, in quanto si udivano colpi di arma da fuoco…Allora si era pensato a qualche atto di delinquenza…chi immaginava che erano i primi segni di una guerra civile?

  3. Grazie cara Danila per aggiungere qualche altro ricordo di Hama. Si questo è per me uno di quei post che fanno una differenza che racconta il Rosebud che mi piacerebbe che fosse. Uno che sa ridere, che sa prendersi gioco di tutto, ma anche uno che abbia un grande cuore e uno che abbia il coraggio di raccontare tutto ciò su cui non si può ridere….

    E su cui invece si dovrebbe lavorare…. prima e soprattutto come comunità internazionale.

    Che, per il momento, dorme. O fa finta di dormire.

  4. Quante persone hanno ripreso questo pezzo! Bene… vuol dire che non tutti si sono dimenticati della Siria.

  5. matteo baudone // 3 April 2012 at 07:47 //

    che dolce descrizione la pasticceria locale.
    che triste desolazione sapere di tante morti.
    che peccato che luoghi ricchi di interessi da scoprire siano collegati a tante brutture.

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