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Una doverosa riflessione sul rapimento Urru e non solo..

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Antonella Napoli (Presidente di Italians for Darfur ONLUS). Cari amici, "Oggi guardando blog, pagine su Facebook e profili Twitter ho notato il numero spropositato di quanti hanno commentato la le notizie su Rossella Urru. La cosa non mi ha sorpresa ma grazie a Paola De Luca, volontaria in Darfur e autrice dei post "Dal Darfur, restiamo umani" nel blog dell'associazione, che ha dato sfogo alla sua frustrazione per il grande clamore sulla liberazione della Urru a fronte di un disinteresse totale alla notizia del suo rapimento il 22 ottobre, è maturata in me una riflessione doverosa.

Come ho scritto a Paola, se mi indignassi ogni volta che una situazione simile si verificasse non potrei più occuparmi di Africa, diritti umani e crisi dimenticate come il Darfur. La mia azione è partita proprio da qui… dal disinteresse dei grandi media e di gran parte dell’opinione pubblica nei confronti di temi come quelli appena citati.
Era il 2005 quando, per la prima volta, toccavo con mano la realtà dell’immensa tragedia darfuriana. Da quel momento non sono più riuscita a scrollarmela di dosso. Tornata in Italia ho fatto quello che potevo, ho iniziato a parlarne attraverso i canali di informazione con i quali collaboravo e facendo ‘lobby‘ a favore del Darfur nelle sedi istituzionali. Ma mi sono scontrata con una indifferenza tale che il mio entusiasmo si è desolatamente sopito.
In fondo, da sola, cosa potevo fare? Poi, un anno e mezzo dopo, mi sono imbattuta in Mauro Annarumma, cuore e anima di Italian blogs for Darfur e sostenitore della causa quanto e più della sottoscritta! E da lì è iniziata la nostra battaglia, la battaglia di Italians for Darfur, per accendere i riflettori su questa crisi dimenticata che abbiamo identificato in un episodio davvero sconsolante: mentre in Darfur venivano massacrate migliaia di persone in Italia c’era chi pensava che il Darfur fosse uno ‘stile di vita’… E non parlo di gente semplice e ignorante, ma di parlamentari…
Ancora oggi molti non sanno nemmeno dove si trovi questa regione del Sudan ma le notizie nei tg sul Darfur, dal 2007 ad oggi, sono quintuplicate. Certo è ancora poco, soprattutto se si pensa che i tg nazionali e i quotidiani più importanti danno spazio all’argomento solo quando c’e’ di mezzo un italiano rapito oppure un personaggio del mondo dello spettacolo si fa bello mettendoci la faccia come testimonial, vedi Clooney.
Ma “e’ la stampa bellezza, è la stampa… e tu non ci puoi fare niente...” come diceva il mitico Bogart nell’indimenticabile film “L’ultima minaccia”! E noi non possiamo fare altro che resistere alle storture di un sistema che spesso non funziona ma che è indispensabile. E anche se si riesce a ottenere solo pochi spazi beh, bisogna andare avanti.
Noi che ci crediamo teniamo duro. E fino a quando incrocerò sulla mia strada giovani come Mauro e Paola, o personaggi dello spettacolo come Monica Guerritore, Fiorella Mannoia, Tony Esposito, Andrea Mariano (Negramaro) e Mark Kostabi che si impegnano sinceramente per il Darfur, non perderò mai la speranza in un mondo migliore…”.
Nella fotografia, guerra in Darfur, fonte Wikipedia.
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4 Comments on Una doverosa riflessione sul rapimento Urru e non solo..

  1. Grazie alla dott.ssa Napoli per averci fatto avere queste considerazioni che non hanno bisogno di commenti,credo, nel loro raccontare una perfetta verità….

  2. http://legofemi.blogspot.com/2012/03/il-mio-piccolo-blog-per-il-darfur.html
    ecco, il mio piccolo contributo. Di più non saprei che fare. Ho paura, non mi vergogno a direlo, ad andare laggiù. Cerco di fare quel che posso da qui. Se serve altro contattatemi.
    Salvo

  3. Mi accodo a Salvo, aggiungendo che non solo avrei paura, ma neppure età e salute per recarmi in simili posti, non solo in Darfur, non andrei neanche nei paradisi dei vacanzieri, in Africa. Ma condivido il dolore di quei popoli e ho pubblicato anche sul mio blog la lettera di Antonella Napoli.
    http://www.ilparadisononpuoattendere.blogspot.com
    Per diffondere il messaggio, nel mio piccolo.

  4. Il punto importante a mio avviso nel discorso di Antonella è il denunciare come dati tragici avvenimenti diventino tali solo quando denunciati mediatimente dal vipetto di turno, piuttosto che per la loro intrinseca gravità… Ed è tutto dire!

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