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Clito-Power, o la riscossa delle farfalle. E altre storie di donne.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Terminate le nefaste celebrazioni dell’ottomarzica “festa del maccarone al pomodoro” credo sia d’uopo parlare di donne. Moderne. Di fatto, a parte quel siparietto nazional-popolare vestito da caramella spiro-tanto-sentimento che si riesce a mettere su soltanto tra le nostre machistiche sponde, ciò che salta immediatamente all’occhio, anche lanciando una mera sbirciata distratta alle homepages dei giornali che contano, è la grande visibilità dirigenziale e operativa che sta avendo l’universo femminile in questo inizio di secolo.  In altre parole, mai come ora mi è parso di vedere così tante donne impegnate in una attiva gestione di dinamiche socio-politiche, finanche economiche, fondamentali, sia sul palcoscenico mondiale che… udite… udite nel nostro reazionario - per vizio e per destino - cortiletto di casa.

Sotto dati punti di vista sembrano davvero lontani anni luce pure gli infausti giorni delle prezzemolate campagne SE NON ORA QUANDO? (per inciso, la risposta a simili domande pseudo-retoricheggianti avrebbe dovuto essere una e una sola soltanto: QUANNO ME PARE!), ovvero di quei molti giorni, tipici di svariati periodi della nostra Storia, in cui i diritti inalienabili degli individui (come il diritto ad esistere in piena libertà, indipendenza e coscienza) – donne o uomini che siano fa poca differenza – vengono piegati alle necessità della più vile strumentalizzazione politica. Per certo, se oggi come oggi optassimo per limitare la nostra prospettiva di visione allo scopo di privilegiare una perfetta analisi dei recenti achievements della galassia-donna, non sarebbe esagerato dire che in questi drammatici tempi di crisi è bello vedere la Cancelliera Angela Merkel che “detta legge” in Germania e in Europa, è bello vedere Christine Lagarde che dirige il Fondo Monetario Internazionale, ed è bello vedero Elisabetta II (la Grande, a mio avviso) che con l’aplomb di sempre celebra sessanta anni da regina e si candida a diventare il più straordinario “asset” che la corona inglese abbia mai avuto.

E nel nostro Paese? Per quanto incredibile possa sembrare persino da noi lo status-quo è abbastanza confortante. Nello specifico, è senz’altro confortante vedere un Ministro del Lavoro Elsa Fornero che – asciugatasi infine ogni lacrima – batte con decisione il pugno sul tavolo sindacale e sbraita: “Senza il sì niente paccata di miliardi”; ancora, è confortante vedere che la sua principale interlocutrice è quella Susanna Camusso difficile da “convincersi” nel suo ruolo di Segretaria Generale della CGIL; infine, è oltremodo confortante scoprire che il loro aspro dibattere si svolge sotto lo sguardo attento ed interessato della nazione-tutta e del Presidente di Confindustria, nonché Presidente dell’Università Luiss Guido Carli, al secolo signora Emma Marcegaglia.

Ma questo Clito-Power di inzio secolo è vero-potere? Di sicuro è quella cosa più vicina al vero-potere che le donne, e le donne italiane in particolare, abbiano mai sperimentato. Utilizzato al meglio, potrebbe pure trasformarsi nella miracolosa leva che permetterà ad alcune rappresentanti privilegiate di sostenere le vitali ragioni delle altre. Questo perché di donne che hanno bisogno di sostegno e di appoggio – tolta la becera retorica marzolina di cui scrivevo nell’incipit – ce ne sono davvero tante. Dovunque sotto il sole. A questo proposito mi piace ricordare, una volta di più, le battaglie delle Femen dell’Europa Orientale, le quali, a seno nudo, svestite come bellissime e novelle Amazzoni, protestano nelle piazze di mezzo mondo contro lo scempio che ogni giorno viene fatto del corpo femminile. Nei diversi contesti. Da quelli più leggeri a quelli più gravi. E lottano da sole. Senza uomini a tenere loro la mano o a sostenerne le ragioni… in piazza.

Tempo di riscossa per tutte le farfalle, insomma, e non soltanto per quella di Belen!

Nell’immagine, collage, autore Rina Brundu, fonte singole foto Wikipedia.

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4 Comments on Clito-Power, o la riscossa delle farfalle. E altre storie di donne.

  1. Credo, e spero di non sbagliarmi, che qui non si tratta solo di rivendicazione femminile, ovvero di quel falso femminismo dei tempi andati, dove si urlava in piazza: “l’utero è mio e me lo gestisco io”! Dell’utero poco ce ne cale! Quello che veramente importa, è che le donne vengano finalmente considerate per quello che sono realmente: dotate di cervello, e di un cervello pensante, ragionante, colto e versatile. Basta con le farfalline e le tettone gonfiate all’uopo di attrattiva mielosa per i fuchi di turno! Sono inorgoglita, quando constato che molte donne hanno raggiunto alti vertici: politici, aziendali, artistici e quant’altro! Finalmente possono mostrare la loro maggior attrattiva: la testa!

  2. Riprendendo le parole di Livia Turco che ho sentito dirimere giorni fa su questi argomenti, cio’ che le donne debbono rivendicare – dandolo per scontato (ed ecco perche’ io odio le robe di piazza) – e’ il diritto alla liberta’ dell’essere. Il diritto ad esistere come meglio ritengono esattamente come fa un uomo.

    La scelta invece di seguire una data moralita’ e’ solo nostra e quella non possiamo imporla a nessuno. O per m eglio dirla, per me la moralita’ e’ un valore perche’ pertiene alle ragioni che fanno esistere il mio spirito cosi come e’ (pulito) ma se per un’altro essere non lo fosse, quel credo andrebbe rispettato. Sempre e comunque. In ogni luogo. In ogni tempo.

    Noi non siamo i giudici di nessuno. E come spiriti liberi non siamo dipendenti da nessuno. Fermo restando che questa liberta’ la dobbiamo anche esigere…

  3. Ho voluto solo mettere in evidenza l’intelligenza femminile, e la parità di diritti in assoluto, sia nella carriera – ovunque essa debba esistere – che nella vita familiare e sociale. Non ho inteso criticare l’uso o l’abuso di determinate scelte personali, ma evidenziare altro. Ovvero,che la donna nonè donna solo perché detentrice dell’utero! Sono d’accordo con la redazione, sul contenuto del commento, che amplia notevolmente il mio pensiero.

  4. Bellissimo commento il tuo Danila.

    Per quanto mi riguarda il tutto si riassume con un concetto che già scrivevo anni fa.

    Se prima infatti il femminismo viveva all’insegna del motto: l’utero è mio e me lo gestisco io.

    Adesso le donne moderne di cui dicevo preferiscono un più prosaico: il neurone è mio e me lo gestisco io!

    Tutto qua!
    Ciao

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