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Giornalismo online: “Tu quoque, Angelino, fili mi!”. O delle idi di Marzo. E sul disappunto del Cardinal Vesponi novello Leone III.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Che come in tutte le tragedie di tipo shakespeariano non è mai immediatamente chiaro chi è la vittima e chi il colpevole. Chi c’ha perso e chi c’ha guadagnato. Finanche le trame rimangono oscure, in attesa di un climax tutto da definire che, ne siamo certi, non mancherà di un effetto-agnitivo degno delle migliori tragedie del bardo di Stratford-upon-Avon. Che i personaggi in grado di far vivere questo “dramma” politico dei tempi moderni ci sono pure tutti, il problema, semmai, sono le dinamiche che restano davvero surreali, e sarebbero risultate difficili da cogliere, a mio avviso, sia per il sommo drammaturgo già citato sia per il nostro miglior Machiavelli impegnato ad estrapolare logica da reazioni meramente umane e dunque implicitamente illogiche.

Il tema? La mancata partecipazione di Silvio Berlusconi al programma “Porta a Porta” di Bruno Vespa. Si trattava di una puntata in diretta, in prima serata, annunciata urbi et orbi da diverso tempo. Che il Cardinal Vesponi ch’aveva pure preparato una tisana all’ex-premier e, memore dei grandi exploit dialettico-operativi in cotanta reggia-mediatica (una tragedia shakesperiana non è mai veramente tale se non vi è un castello, un vetusto maniero di mezzo, reale o ideale che sia!), aveva finanche procurato penna-carta-e-calamaio (o un plastico delle stesse vetuste reliquie) nella speranza che, nella rara occasione, Silvio si risolvesse a firmare almeno almeno un memorandum-con-gli-italiani (questioni di auditel si intende!), dato che di questi tempi i contratti non ispirano troppa fiducia ed elettoralmente parlando possono risultare controproducenti.

Che, purtroppo, le peggiori abitudini mediatiche nazional-popolari sono degenerate a tal punto che in qualche occasione l’effetto-boomerang è per lo più consequentia rerum. Di fatto, oggi come oggi, presentarsi da Vespa in dati momenti è, per un qualunque leader politico, un poco come presentarsi la notte di Natale davanti a Leone III: una qualche incoronazione la si riceve sempre! Passare dunque dalle oscure trame shakespeariane alle imbarazzate dinamiche machiavelliche di cui si ciarlava nell’incipit è questione di un attimo: leader si nasce o si diventa per investitura? Nel dubbio, ha fatto bene Decimo Giunio Bruto Angelino a puntare i piedi, a chiedere “bravamente” al recalcitrante cardinal Federigo Bor… Vesponi che la-puntata-non-s’avesse-da-fare e, forse forse, pure a rifiutarsi (per la stessa ragione!) di partecipare al previsto incontro con il Premier Monti e con gli altri segretari dei partiti che sostengono il suo governo. Del resto, si sa, speculare è peccato ma molto spesso ci si indovina.

“Tu quoque, Angelino, fili mi!” si sarà quindi lamentato Gaio Giulio Cesare Silvio notoriamente sensibile al fascino della ribalta, prima di optare comunque per una sana ritirata in buon ordine. Di fatto, viviamo tempi marzolini che, storicamente e politicamente parlando, inducono senz’altro alla prudenza. Fermo restando che Decimo Giunio Bruto Angelino, sempre a sentire Machiavelli, non dovrebbe preoccuparsi troppo. Secondo il brillante genio fiorentino, infatti, governare è soprattutto far credere. A volte – aggiungo io – è soprattutto far finta!

Nel dipinto, la morte di Cesare, Jean-Léon Gérôme (1859)

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