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Giornalismo online: la polemica annunziatica, Busi, gli “italioti” della Lega e Lucio Dalla. Un appello all’Arcigay.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Ho sempre pensato che nel corso della nostra vita ci siano “momenti” che, più di altri, rivelano chi siamo. Sono, per lo più, quei momenti in cui diciamo basta. Basta con i soprusi, basta con le ingiustizie, basta con il perbenismo, basta con l’ipocrisia, basta con lo stereo a tutto volume del vicino, basta con le baruffe chiozzotte, basta con i piccioni che sporcano il sagrato. E diciamo basta mettendoci la faccia. Bella o brutta che sia. Ma sono anche quei momenti in cui scegliamo di fare e di non fare. Di dire e di non dire. Il “peso specifico” di quelle scelte determina “il peso specifico” della nostra “sostanza”. Della nostra Essenza. E, in definitiva, dice tutto sulla qualità e sulla capacità del nostro spirito. Nonché, del nostro intelletto.

La casta giornalistica non è immune da simili “prove”. Au contraire, sono proprio quei “momenti di scelta”, tra il fare e il non fare, tra il dire e il non dire, che diventano la cartina di tornasole per valutare la maggior sostanza e la capacità di fare-notizia del giornalista. La sua “consistenza”. Non ho difficoltà quindi a scrivere che, a mio avviso, la scelta fatta dalla giornalista Lucia Annunziata di utilizzare il commosso momento del funerale di Lucio Dalla per inserirvi la datata polemica Chiesa vs mondo-gay sia stata una delle più infelici. E non ho difficoltà a scrivere che, qualora l’universo gay decidesse di cavalcarla, farebbe un grosso errore. Il mio appello agli amici dell’Arcigay è di non farlo: di non accettare una simile strumentalizzazione di campagne che meriterebbero ben altro impegno. E di non farlo in nome dell’artista e dell’uomo che è stato, e che è (perché i miti non hanno tombe) Lucio Dalla.

Intellettualmente mi spiace apprendere che anche Aldo Busi, scrittore per cui ho una data venerazione, si sia accodato a questa baruffa-chiozzotta di goldoniana memoria. Spero ci ripensi. Il casus belli? Secondo Lucia Annunziata – intervenuta in uno dei tanti programmi che ieri si occupavano della morte di Dalla – il funerale cattolico di Lucio, nel suo complesso, mostrerebbe, una volta di più, l’ipocrisia della Chiesa a proposito della tematica omossessualità: “Va tutto bene e ti seppelliscono finanche in una cattedrale (…) se non dici di essere gay”. Quindi, dobbiamo dedurne: Dalla-cattivo-bambino e attenti al lup… pardon, attenti a Lucio che non ha fatto coming-out?

Resto perplessa! Intanto non si capisce perché la Chiesa dovrebbe trattare l’universo gay, diversamente da come ha sempre trattato l’universo etero e l’universo-donna negli ultimi duemila anni. O meglio, perché dovrebbe spalmare la sua ipocrisia-di-fondo solo sugli etero, o solo sulle donne? Cos’hanno in più i gay per meritare trattamento diverso? Senza considerare che – usando la filosofia che meglio si addice alla “rilevanza” dell’argomento trattato, ovvero una filosofia-di-bassa-lega – si potrebbe senz’altro speculare che l’ipocrisia della Chiesa non fa che riflettere l’ipocrisia-del-mondo che la fa esistere e che tale convenzionalismo è vitale per la conservazione dell’una (la Chiesa) e dell’altro (il mondo così come lo conosciamo). Di converso, è pure vitale per gli uomini e per le donne di buona volontà (e Lucio Dalla cadeva soprattutto in quest’ultima categoria, nonostante il suo essere un grandissimo artista a cui spettava di diritto scegliere come meglio relazionarsi con l’esterno, anche a proposito del delicato tema della sua sessualità), finanche per il giornalismo di buona volontà, “scegliere” quali sono i momenti più adatti per lottare contro tale ipocrisia-conclamata. A mio avviso, per esempio, i momenti più adatti sarebbero stati “tutti gli altri”, tranne quello scelto dall’Annunziata.

Sembrerebbe infine che il cadavere ancora caldo di Dalla non sia stato risparmiato neppure dagli avvoltoi politici. Leggo, infatti, che per la Lega Lombarda l’autore dell’immortale Caruso sarebbe stato “Un italiota. Colpa della mamma che non era padana…”. Parafrasando i geniali scriptwriters di Star Trek, si potrebbe forse azzardare che commentare una simile affermazione sarebbe un poco come “andare là dove nessun commento è mai giunto prima”. Per cui non lo faremmo. In generale però è ovvio che, a proposito delle tematiche appena trattate, anche io ho avuto davanti a me una scelta: fare o non fare, dire o non dire. Ho scelto di dire, sempre alla mia maniera, mettendoci la faccia, bella o brutta che sia. E non me ne pento.

Nello screen-shot, Lucia Annunziata

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3 Comments on Giornalismo online: la polemica annunziatica, Busi, gli “italioti” della Lega e Lucio Dalla. Un appello all’Arcigay.

  1. Io direi che sarebbe ora di fare silenzio. Ognuno fa le sue scelte e nessuno ha il diritto di criticare. Fosse il Papa, Bersani o Berlusconi o Monti.

  2. Anche quella del silenzio è una possibilità.
    L’ultima a cui guardiamo sempre…

  3. Penso comunque che l’affaire sia venuto andato e si sia perduto nel “niente” che lo sosteneva. Per fortuna!

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