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Aspettando Euro 2012: dopo la sconfitta con gli USA, ma che facciamo, dobbiamo marcare a zona o a “tecnico”?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Mi manca il calcio. Il grande calcio. Appartengo a quella Goldrake Generation che il campionato “più bello del mondo” (quando era davvero tale!) lo seguiva ogni domenica pomeriggio dalle radioline. Tutte le partite. E poi, terminati gli incontri, si incollava religiosamente davanti alla tv per vedere 90º minuto con… Paolo Valenti. Soprattutto, appartengo alla mitica generazione che ha visto trionfare l’Italia in quella fatidica serata dell’11 Luglio 1982 allo stadio Bernabeu di Madrid, e che quando deve snocciolare una formazione ideale, ancora oggi, non può impedirsi di recitare, sempre con una data devozione: Zoff, Gentile, Cabrini, Collovati, Scirea….

Per carità, nessuno lo nega: i tempi sono cambiati! Il cambiamento più significativo è che la Spagna, da Paese “ospitante”, è diventata la nazione detentrice della Coppa del Mondo. Impensabile nel 1982, impensabile anche molto tempo dopo, persino difficilmente “accettabile” oggigiorno per chi, come me, è cresciuto con l’idée-fixe che almeno in questo sport noi italici non siamo secondi a nessuno. O, come ebbe a rimarcare un giornalista inglese mentre commentava un incontro del Milan-stellare: “Se noi lo abbiamo inventato (il calcio), sono stati loro (gli italiani) che lo hanno reso grande!”. Altri tempi, appunto! Tempi pre-crisi, tempi pre-calcio-scommesse, tempi-pre-berlusconici, tempi-pre-governo-tecnico, tempi-pre-Schettino, tempi-pre-festival-di-Sanremo-disastrosi…

Ma se quelli erano tempi “pre”, è pur vero che questi sono tempi “post”. Anche tempi post-governi-zapaterici et collassi da bolle immobiliari collegati. Nonché tempi post-PIGS (parlo dei PIGS originali, Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). Ne deriva che anche “l’impeto” delle Furie Rosse trova il tempo che trova, sempre che non stiano aspettando il momento propizio per riguadagnare l’orgoglio e l’onore economico perduto. Magari a Danzica. Magari Domenica 10 Giugno, proprio contro l’Italia. Inutile sottolineare che una sconfitta in quella prima partita-chiave, potrebbe “costare” il torneo all’una o all’altra formazione, mentre le “conseguenze” non sarebbero indolori né per noi né per gli iberici.

Che le vittorie nei vari campionati di calcio e in tutte le manifestazioni sportive internazionali facciano-PIL è infatti cosa nota! Perché non prendere quindi i classici “due piccioni con una fava” prima della prossima draconiana “manovra-economica”? Certo è che guardando alle non troppo brillanti recenti performances degli azzurri, c’è poco da stare allegri. Il dubbio, per esempio, è senz’altro legittimo: che facciamo per giocarcela ad armi pari in Europa e fronteggiare la crisi finanche calcistica? Marchiamo a zona o a “tecnico”? Non vorrei che persino la prossima formazione pallonara ideale, religiosamente “declamata” dai posteri, dovrà essere così composta: Monti, Griffi, Passera, Clini, Fornero, Martone, Grilli…. Detto altrimenti: guai ai vinti!

Nell’immagine, Festa italiana al Circo Massimo il 10 luglio 2006, al ritorno della squadra con la Coppa del mondo vinta in Germania, autore Alessio Damato, opera propria, fonte Wikipedia.

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3 Comments on Aspettando Euro 2012: dopo la sconfitta con gli USA, ma che facciamo, dobbiamo marcare a zona o a “tecnico”?

  1. Che romantica e romantica….
    e che mi hai preso per un mon-cherie!

    Pessimo articolo scritto controvoglia (e si vede!) ma inutile dire che Euro 2012 lo seguiremo minuto per minuto. O quasi. Di sicuro non ci ritiriamo in quel di Capalbio….

    E chi ha orecchi per intendere, intenda. Appunto!

  2. daniela manca // 6 March 2012 at 08:59 //

    Si, bellissimo. Il giorno della finale di Spagna avevo sostenuto l’esame di maturità e finalmente dopo tanto studio potevo godermi la partita, pensavo, invece mi sono addormentata sfinita. Dopo mio fratello mi ha svegliato per andare in piazza a festeggiare.
    Ricordo anche lo scudetto del Cagliari, avevo sei anni, babbo (che non era poi un grande tifoso) mi ha portato in piazza e per il corso di Lanusei sulle sue spalle, ampie come una piazza d’armi, a urlare con gli altri; che spettacolo, ricordo la marea di folla tutte quelle teste che vedevo dall’alto… bellissimo

  3. Grande Daniela! Altroche’… se ricordiamo. E altro che “romanticismo”… stiamo parlando invece di quando il miglior calcio diventa ricordo.. civile. E storia. La nostra. E quella di chi ci stava intorno.
    Grazie per questo intervento.. a dimostrazione che le donne d’Ogliastra ancora ancora (seppur con grande difficolta’ visto i tentativi di revanche del peggior machismo) riflettono le… donne d’allora…
    Quelle davvero libere. E forti. In tutti i sensi.

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