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Giornalismo online: Itaca, o del prezzo del “Servizio Pubblico” (di Santoro et non) in tempi di crisi. E su Lucio Dalla a Sanremo.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. Celentano, c’è?” si interrogava ieri Michele Santoro nel suo programma “Servizio Pubblico”. Fermo restando che un titolo molto più appropriato sarebbe stato “Celentano, c’è o ci fa?, è indubbio che l’ex ragazzo della Via Gluck, in quella trasmissione, c’era. Finanche in “spirito”, in apertura, quando lo stesso conduttore si è lanciato nell’ennesimo sermone di matrice molleggiatara inneggiante alla libertà. E alla libertà di critica. Secondo Santoro, infatti, un’azienda come la Rai non può esistere senza la critica, che è necessaria. Ne deriva che, sempre secondo Santoro, il Servizio Pubblico deve sapersi accollare il “rischio” implicito nella creatività artistica, nel talento visionario et geniale, pena il non-controllo del potere. Questo sarebbe dunque il prezzo del servizio pubblico.

Forse. Secondo me però il prezzo del “servizio pubblico” lo hanno pagato e lo stanno pagando soprattutto i contribuenti che versano il canone e che di anno in anno debbono sorbirsi qualsiasi sceneggiata nazional-popolare e pseudo-intellettuale venga in mente a Tizio e a Caio. Il tutto senza alcun controllo gestionale apparente. Rispetto al termine “rischio” invece preferirei non esprimermi se non altro per il rispetto che si deve a chi veramente “rischia” la propria vita, e non solo la propria, nei luoghi dove metterla a repentaglio e faccenda di un maledettissimo istante (Siria docet!). Come non bastasse, bisognerebbe ricordare che, diversamente da quanto si possa pensare, non tutto è dovuto al “talento” e, supposto che ci sia, non tutto è dovuto alla “creatività artistica”: di sicuro, non è dovuto loro il diritto di censura e men che meno quello di schernire chicchessia da un qualsiasi palco.

A leggere Sören Kierkegaard “L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola”. Non so se Santoro abbia deciso di prendere questo statement alla lettera, ma è indubbio che la “libertà di parola”, nella sua trasmissione, abbondi. A volte per il meglio, quando si occupa di crisi, di operai licenziati, cassintegrati, incazzati e sfruttati, a volte per il peggio quando riesce a dar vita a salotti faziosi unici dove vige tutto tranne la tanto anelata libertà di pensiero, mentre il diktat è categorico: o sei con gli “amici” o sei contro! E guai a chi sgarra! Come dire che tutto il mondo italico, anche mediatico-online, è in fondo… sistema-Paese.

Scrivevo prima che al talento e alla creatività artistica non tutto è dovuto. A volte però qualcosa glielo dobbiamo. Dobbiamo, insomma, non solo riconoscerli (i.e. talento e creatività) in quanto tali, ma render loro merito anche per la maniera con cui sanno proporsi. Soprattutto, quando questa modalità di proposizione è all’insegna della signorilità e dell’umiltà. Questo è stato senz’altro il caso del Roberto Vecchioni che l’anno scorso ha vinto il festival con la bellissima “Chiamami ancora amore”, e di Lucio Dalla, quest’anno. C’era, infatti, un che di straordinario e ad un tempo commovente nel vedere questo gigante (lui sì!) della grande canzone d’autore italiana, salire le scale del palcoscenico in silenzio, dirigere l’orchestra e la voce giovane di un ragazzo appena esordiente e poi andarsene. Andarsene con la stessa faccia buffa e sbarazzina di sempre. Portandosi seco la stessa talentuosa genialità di sempre.

Sarà un caso quindi se a proposito del “prezzo” del Servizio Pubblico, su cui tanto gattopardescamente si interrogava Santoro, mi torna in mente la struggente, appassionata, sovversiva e ribelle “Itaca”? Celentano… le tue prediche, pago anch’io coi soldi miei, mentre il mio più gran peccato, fa sorridere gli dei, e se muori è un re che muore, la tua casa (discografica?) avrà un erede, quando io non torno a casa, entran dentro fame e sete… Itaca, Itaca, Itaca…”.

 Nell’immagine, una spiaggia a picco sul mare a Leucade, fonte Wikipedia.

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2 Comments on Giornalismo online: Itaca, o del prezzo del “Servizio Pubblico” (di Santoro et non) in tempi di crisi. E su Lucio Dalla a Sanremo.

  1. francu pilloni // 24 February 2012 at 20:55 //

    Mi piace questo Kierkegaard, anche se aveva trascurato un fatto importante: la libertà di pensiero può uccidere. La libertà di parola, al massimo annoia.

  2. Sarà per questo che scriveva anche;

    « Non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza dell’immensità di cosa è capace di fare e diventare. »?

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