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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Rosebud libri: recensioni e interviste (Franco Forte, Giovanni Modica, David Riondino e Milo Manara) – Febbraio 2012

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di autori vari.

“Il segno dell’untore”

Il nuovo romanzo thriller di Franco Forte 

di Giuseppe Nativo

Un romanzo “giallo” che è anche thriller la cui architettura narrativa si muove attraverso un continuo amalgamarsi e intrecciarsi dei due generi. Un ricostruzione storica, il cui respiro sociale e culturale dell’epoca presa in considerazione fa da sfondo ad una intricata indagine criminale, che vede la cinquecentesca Milano, con il Duomo ancora in costruzione, sotto la dominazione spagnola, in una contrapposizione di poteri: quello della Corona di Spagna e della Santa Inquisizione, a essa collegata, a quello del Soglio di Pietro, strettamente connesso alla figura dell’arcivescovo Carlo Borromeo, nel conflitto tra potere secolare e potere temporale.

Sono questi gli ingredienti che contraddistinguono la recente fatica letteraria di Franco Forte, “Il segno dell’untore” (Collana Omnibus Mondadori, 2012, pp. 358), giornalista, traduttore, sceneggiatore, editor delle collane edicola Mondadori. Un romanzo così ben costruito, ricco di personaggi e temi intriganti, che sin dalla prima pagina avvolge il lettore facendogli compiere un salto nelle pieghe del tempo catapultandolo in un suggestivo scenario. Corre l’anno del Signore 1576. Sono giorni oscuri quelli che sommergono la capitale del Ducato. La peste bubbonica è al suo culmine, il Lazzaretto Maggiore rigurgita di ammalati, i monatti stentano a raccogliere i morti che “si inseguivano ora dopo ora”. L’aria è un miasma opaco per il fumo dei roghi accesi ovunque. In questo scenario spettrale il notaio criminale Niccolò Taverna, una sorta di magistrato, viene chiamato a risolvere due casi: un furto sacrilego in Duomo e un brutale omicidio. Chi ha assassinato il Commissario Inquisitoriale Bernardino da Savona? E perché? E chi ha rubato il candelabro di Benvenuto Cellini dal Duomo?

Sono questi i binari su cui scorre l’impianto narrativo in cui opera il giovane magistrato Niccolò Taverna, investigatore astuto, intelligente, acuto osservatore, una sorta di cinquecentesco Sherlock Holmes, immerso in una città dilaniata da un clima di tensione tra il Governatore, il potere clericale, rappresentato dalla figura dell’arcivescovo Carlo Borromeo, e la Santa Inquisizione spagnola, che vede nell’arcigna figura di Guaraldo Giussani il suo nume tutelare. Un’indagine incalzante quella di Niccolò in cui lo stesso arcivescovo Carlo Borromeo pare implicato, così come le più alte cariche della Corona di Spagna e della Santa Sede. Sfruttando le sue straordinarie capacità investigative e le tecniche d’indagine dell’epoca, Niccolò Taverna cerca di venire a capo della intricata vicenda che rischia di compromettere la sua carriera e la sua stessa incolumità. Pur sostenuto da un intuito eccezionale, è costretto a combattere contro troppi nemici, anche contro la Santa Inquisizione, i cui artigli ghermiscono proprio chi Niccolò ha di più caro: l’amore per una fanciulla nei cui occhi ha l’impressione di annegare. Un thriller straordinario, che non concede soste al lettore, sostenuto da una rigorosa ricostruzione storica frutto di un lungo lavoro di ricerca.

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Due recensioni di Gordiano Lupi

Giovanni Modica

Dario Argento e L’uccello dalle piume di cristallo

Profondo Rosso – Pag. 285 – Euro 27,00

http://www.profondorossostore.cominfo@profondorossostore.com 

Giovanni Modica pubblica il suo secondo saggio di cinema e si pone all’attenzione della critica come uno degli autori più preparati della nuova generazione. Il primo lavoro, dedicato a Sette note in nero di Lucio Fulci, faceva intravedere doti di sopraffino intenditore cinematografico e di grande cultore della materia, anche se la forma era ancora sovrabbondante. Dario Argento e L’uccello dalle piume di cristallo, invece, è un testo completo, esauriente, informato e definitivo sul primo thriller del regista romano. La forma della scrittura è migliorata, anche se preferisco un approccio più divulgativo e meno tecnico, più rivolto ai lettori e meno agli studiosi. In ogni caso servono testi rigorosi e scientificamente esatti per dimostrare la necessità di studiare autori un tempo bistrattati. Modica analizza sequenza per sequenza il film di Argento, espone la trama in un’ampia sinossi, racconta l’esordio registico dell’autore romano e le prime esperienze da sceneggiatore western con Sergio Leone. Non mancano le fonti dell’ispirazione di Argento: Fritz Lang, in primo luogo, ma senza dimenticare il maestro Mario Bava, persino Michelangelo Antonioni e le fonti narrative alla base della poetica thriller. Un intero capitolo è dedicato all’analisi della carriera degli interpreti principali del film, con particolare attenzione a Tony Musante, Enrico Maria Salerno e Suzy Kendall. I luoghi dove è stata girata la pellicola sono oggetto di studio accurato, così come la fotografia di Storaro e il montaggio di Fraticelli vengono analizzati con puntualità, grazie a interviste e commenti di prima mano. Non poteva mancare un capitolo sulla musica di Ennio Morricone e neanche una discreta appendice critica. Modica è il solo critico italiano che approfondisce il legame tra L’uccello dalle piume di cristallo e il telefilm Il tram, interpretato da Paola Tedesco ed Enzo Cerusico. Molto interessante la parte curata da Luigi Cozzi (editore, buon regista del passato, autore dell’editing e della selezione fotografica), che ripropone alcune vecchie interviste al regista romano con cui ha vissuto (e continua a vivere) anni di amicizia e proficua collaborazione. Giovanni Modica si propone di compiere un lavoro esaustivo sulla cosiddetta trilogia zoologica di Dario Argento. Attendiamo con interesse i prossimi volumi dedicati a Il gatto a nove code e 4 Mosche di velluto grigio.

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David Riondino e Milo Manara

Il trombettiere

Magazzini Salani – Euro 18

Il trombettiere è la storia quasi vera di Giovanni Martini, trombettiere, che fu con Garibaldi e Custer, a Cuba e Nuova York, recita il sottotitolo, ma la cosa straordinaria è che David Riondino scrive in decime, strofe da dieci versi che ricordano l’ottava rima della Maremma toscana, la decima cubana e lo stile dei poeti repentisti come Alex Díaz Pimienta. Il lavoro è impreziosito dalla stupende tavole di Milo Manara, forse il miglior disegnatore italiano, noto per aver collaborato anche con Federico Fellini e Roberto Vecchioni. Le donne di Milo Manara, calde e sensuali, disponibili e ammiccanti sono vere e proprie icone del fumetto erotico, miraggi a base di curve e maliziosi sorrisi che occhieggiano dalle pagine per conquistarti. David Riondino è innamorato di Cuba, ha girato un film stupendo come Velocipedi ai tropici, una sorta di Ladri di biciclette ambientato all’Avana, ha stretto amicizia con i poeti della decima, si è lasciato condizionare da quest’arte semplice e popolare. La sua poesia presenta l’incedere e la musicalità delle liriche di José Martí, citato nella parte cubana del viaggio, sulla falsariga de Io sono un uomo sincero/ vengo da dove nasce la palma/ e prima di morire voglio/ cantare i miei versi dell’anima. La storia di Giovanni Martini è il racconto di una romantica fuga, di un viaggio al seguito di Garibaldi – con la spedizione dei Mille – per liberare il Regno delle Due Sicilie dai Borboni e consegnarlo ai Savoia, ma anche della traversata per arruolarsi nel Settimo Cavalleggeri del generale Custer. L’ultima parte del viaggio vede Martini a Cuba, dopo essere sfuggito alla tragedia del Little Big Horn, in compagnia della fidata tromba, di una musica che intreccia suoni, colori, emozioni e rappresenta la nascita del jazz, composto da ritmi che provengono dal vecchio continente e si fondono con le sonorità africane.

Il libro è scritto in decime, uno stile desueto, un modo di raccontare che i giovani ignorano, ma non è impossibile avvicinarsi a una cultura che affonda le radici nella musica popolare, che proviene tanto dalle nostre campagne come da quelle del nuovo mondo. L’italiano Giovanni Martini è un personaggio realmente esistito, suonava la tromba nel Settimo Cavalleggeri, fu l’ultimo a vedere Custer vivo ed è stato l’unico superstite della disfatta del Little Big Horn. Merita un’epopea da romanzo epico, “una sorta di monumento al Musicista Anonimo, come simbolo dell’infinito numero di ignoti suonatori che vagano per il mondo, navigando tra cronaca e storia”.  Magazzini Salani scommette su un libro non commerciale, ma la notorietà e la bravura degli autori rende la sfida meno incerta.

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