PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Giornalismo online: sull’intellectual commitment partenopeo (e parte-non-saprei) di Bolle e di Saviano.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu. “Commitment” è un termine inglese che, nella lingua di Dante, rende al meglio con la parola “impegno”. In campo artistico potrebbe tradurre anche “radical chichismo” ma, in generale, “commitment” è un termine più serio. Ne deriva che applicarlo alle nostre cose “italiche” significa proprio volerla tirare per i capelli, ma tant’è! Di fatto, in questi tempi di “intellectual commitment” di tipo nazional-popolare, gridato urbi et orbi dal palcoscenico sanremese, puntellato a colpi di beneficenza agli indigenti (dico io, non sarebbe stato meglio usare parte di quei soldi per creare lavoro e dunque permettere ai tanti di vivere del proprio “impegno”, anche se non intellettuale, piuttosto che della beneficenza altrui, per quanto sia benvenuta?), val la pena, secondo me, guardare anche ad altri “esempi” sul come questo “impegno” può estrinsecarsi nell’era digitale.

Il primo caso riguarda Roberto Bolle, una delle nostre etoile ballerine più famose al mondo. Sembrerebbe infatti che Bolle, alla maniera del Saviano dell’amletico dubbio qual’è-o-qual è, abbia deciso di tweetare. E lo avrebbe fatto in questi termini: “I senzatetto che s’accampano e dormono sotto i portici del Teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città”. Apriti cielo: gli incauti dei nuovi media! Manco il tempo di pubblicare i famigerati 140 caratteri che subito gli sono piovute addosso ingiurie, commenti-contro, persino dichiarazioni ufficiali da parte dello stesso sindaco Luigi de Magistris che, avendo evidentemente più tempo da dedicare del sindaco Alemanno vittima delle circostanze atmosferiche (?), avrebbe subito ribattuto, pardon… tweetato che “il Comune sta seguendo con attenzione il problema”.

Dunque il problema c’è? Se il problema c’è non si capisce il perché della levata di scudi. Men che meno si capisce perché Bolle, almeno a giudicare da ciò che si è letto sui giornali, abbia deciso di fare marcia indietro e di cancellare quanto scritto. Soprattutto, non si capisce perché un artista del suo calibro abbia scelto di “piegarsi” (se lo ha davvero fatto!), tweetando poi parole di spiegazione e di scusa.  Chiunque voglia bene a Napoli (e francamente risulta difficile non amare la città dell’incommensurabile Principe De Curtis!), dovrebbe sottoscrivere una tal denuncia non difendere l’indifendibile per mero spirito fazioso. Per dirla dunque con il bravo Celentano il primo tweet era rock, gli altri lenti, molto lenti e purtroppo nuovo esempio lampante di come l’impegno d’intelletto di cui dicevo nell’incipit trovi il tempo che trovi  tra le nostre sacre sponde.

Fortuna che a riportare l’argomento Napoli sul tavolo della discussione ci ha pensato lo stesso Roberto Saviano, ieri sera, nel programma “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Nello specificio Saviano si è soffermato sulla recrudescenza criminale nel quartiere di Scampia e non ha mancato di lanciare un appello in forma di accusa al governo tecnico di Mario Monti: “Questo governo è persino in ritardo, non si può non affrontare come un’emergenza il problema Sud e della criminalità organizzata”. Il tutto prima che l’autore di Gomorra rendesse omaggio all’arte di  Wislawa Szymborska, la poetessa premio Nobel per la letteratura nel 1996, morta la scorsa settimana a 88 anni. A ben guardare un bel momento di televisione, finanche “dignified” come affermerebbe la regina Elisabetta II interpretata da Helen Mirren (The Queen, 2006). Come a dire che per dimostrare il proprio impegno non servono grandi palcoscenici e che a volte basta soltanto saper osare un poco di piu, in un singolo verso o anche in un singolo… tweet.

Nella fotografia pappagallo amazzonico, autore Matt Edmonds, fonte Wikipedia.