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Giornalismo online: chi non lavora non fa l’amore ma prende 300.000 Euro a puntata: miracoli del Sanremo in crisi!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu.  “Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere, se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza… e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffelatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita”, così parlava il grandissimo Totò tanto tempo fa.

E di sicuro attore comico lui lo era. Di sicuro lui sarebbe stato uno dei pochi artisti nostrani capaci di scardinare la prosaica logica in questa affermazione che avrebbe fatto di recente Antonio Mazzocchi, deputato del PDL, nonché presidente dei Cristiano Riformisti: “In un contesto di profonda crisi economica e con un Governo di emergenza, è quantomeno inopportuno che la televisione pubblica spenda quote a sei cifre per pagare questo o quell’artista. E non mi interessa che l’artista sia Celentano o un altro”.

La mia idea, infatti, è diversa. La mia idea è che ci possono essere artisti e performance artistiche che giustificano finanche il pagamento di simili cifre in contesti depressivi ma uno di tali artisti non è l’ex ragazzo della via Gluck. In altre parole, e senza voler nulla togliere al pur bravo Adriano, io credo che un simile cachet sia esagerato per le sue possibilità (in senso lato, si intende). Sarà pure perché trovo difficile inquadrare Celentano nel contesto di “miseria e nobiltà” tratteggiato dal sublime Totò citato nell’incipit di questo articolo, fatto sta che non riesco a capire cosa potrebbe dire, fare o cantare che possa giustificare un simile ingaggio. Non me ne voglia ma, a mio avviso, niente! Senza considerare che, oggi come oggi, non è l’artista, nostrano o internazionale, a portare un-di-più al Festival, ma è il Festival della canzonetta italica che, avendo superato indenne la contestazione sessantottina e post-sessantottina, l’indifferenza yuppistica anni-80 da un lato, lo snobbismo dell’intellettualismo più committed dall’altro, finanche l’imperturbabilità ostentata dell’era digitale, riesce a dare esagerata visibilità all’artista. Chiunque egli/ella sia.

Soprattutto, riesce a consegnargli un palcoscenico eccezionale per dire la sua. Per fare la sua predica. Temo, infatti, che nel caso di Celentano di altra predica possa trattarsi. Naturalmente non è tutto così semplice e non nego che il dubbio mi stia assillando: mi chiedo, per esempio, se non stia prendendo fischi per fiaschi e se in verità il compito dell’artista dell’era digitale non sia proprio quello di parlare, predicare, smuovere le coscienze elettronicamente assopite. Così fosse è innegabile che tanto più vasto sarà il suo uditorio tante più chances avrà il “messaggio” di… passare. Arrivare. Urbi et orbi, come dicono nella Città del Vaticano.

Ne deriva pure che se dovesse essere davvero questa la verità rivelata non ci resterebbe che attendere trepidanti “il verbo” sanremese per poi dirimere a posteriori sul di-più civile guadagnato.  E far buon viso-patriottico all’esoso esborso dalle casse pubbliche. D’altro canto, se si dovesse scoprire che per quei 300.000 Euro spesi verranno sparate 300.000 c…. o pseudo-tali  (con o senza pause intervallanti), l’oramai famoso operaio sardo, cassintegrato e attapirato, dopo aver fatto vedere i sorci verdi a Castelli, avrebbe tutto il diritto di afferrare il forcone è correre in Liguria. Destinazione: san –scemo-ma-mica-poi tanto! Chi non lavora non fa l’amore….

Nell’immagine, il Casinò di Sanremo, autore Ciosl, opera propria, fonte Wikipedia.

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9 Comments on Giornalismo online: chi non lavora non fa l’amore ma prende 300.000 Euro a puntata: miracoli del Sanremo in crisi!

  1. Bell’articolo! Sperequazione, e affronto continuo per chi lavora per davvero e retribuisce stipendi da fame. 300.000 euro non si riesce a metterli da parte neanche dopo una vita di lavoro… ecco perché in tanti sognano il mondo dello spettacolo. Questo è uno schiaffo alla voglia di lavorare di un onesto cittadino, di un giovane laureato con tanta buona volontà, di un adulto lavoratore o pensionato che conteggia ogni giorno la sua retribuzione con l’ansia di non riuscire ad arrivare a fine mese.

  2. Francesca // 30 January 2012 at 06:42 //

    Mia cara, carissima Rina, GRAZIE !! a lettere cubitali !!
    a qualcuno una volta ho sentito dire (assistendo a quel che doveva essere un varietà nobilitato dalla presenza di uno di questi nostrani “mostri sacri” o millantati tali) “se volevo un sermone andavo in chiesa, il nostro prete è meno palloso e banale”.
    Io sono ancor più lapidaria: qualunque predicozzo, parlato o “silenziato” faccia, perchè ho i miei dubbi che resista alla sua vocazione da redentore (e in questo caso scriverlo minuscolo è doveroso) non sarà che l’ennesima messinscena di un appartenente a quel pasciuto gruppetto di predicatori moralisti con le tasche strapiene che cavalcano l’onda e mi rammentano (chissà perchè?! ) i ben noti sepolcri imbiancati… personaggi che “mi sono molto scaduti”, col progredire degli anni e delle esibizioni, fino a diventarmi talvolta addirittura urtanti.
    Da tempo ormai il palcoscenico sanremese ha perso molto del suo fascino (senza colpa per il palcoscenico, semmai per coloro che lo calcano e/o si premurano di scegliere chi lo calchi) ma quest’anno devo dire che ad ogni annuncio, ad ogni anticipazione (che vorrebbe essere stuzzicante) cresce la mia voglia di non scordarmi il giorno del debutto, anzi, di appendere un bel post-it sul bordo del televisore per non correre proprio il rischio di accenderlo su quel canale.
    Questo mi renderà forse molto ingiusta, ma se è per questo che pagare il canone è obbligatorio… bhe, io pago, ma lasciatemi almeno il diritto di dormire col sottofondo che mi pare!!
    Se mi sbaglio chiedo venia e auguro Buon Sanremo a tutti. Bacioni, bacioni.

  3. Che dire? Dopo aver letto l’articolo di Rina, e i due strepitosi commenti che precedono il mio, mi pare che tutto sia già stato abbondantemente detto. Posso solo unirmi condividendo. E aggiungendo di mio: sono anni che non mi interesso a San Remo, ovvero da quando mi muovevo nel mondo musicale e teatrale: fin da quei lontani tempi – per fortuna scaricati volentieri dalle spalle – sapevo che Sanremo, è tutta una farsa: le buone canzoni, se non spinte da padrini d’eccezione, non passano la selezione, mentre altre decisamente banali, arrivano prime in classifica. E tutto condito da mazzette piuttosto cospicue. La televisione ci propina di tutto – stronzate megagalattiche – insieme all’obbligo di pagare il canone, definito una vera e propria tassa, dalla pubblicità che ricorda che sta per scadere il termine. E noi paghiamo, anche se non otteniamo trasmissioni di tutto rispetto culturale e perché no, anche ludico. Ma ci è rimasta una incancellabile libertà: quella di non accendere la TV e se dovesse capitare per sbaglio di farlo, di spegnerla non appena ci troviamo di fronte ad una trasmissione di basso contenuto intellettuale e artistico! Ci sono cose migliori nella vita, che perder tempo per San scemo! Ma quando decideranno di depennarlo dai palinsesti?

  4. Dimenticavo…l’immagine che accompagna il pezzo, rappresenta la facciata del palazzo Sanremese: solo che invece di chiamarlo Casinò sarebbe opportuno togliere l’accento sulla “o”, molto più convincente!

  5. Angela, sei forte!!

  6. Quanti commenti, grazie a tutti!

    NIn particolare grazie a Rina (Accardo) per l’intervento! Bello avere due Rine qui che non si sa mai…. speriamo di non confondere i più!
    Spero di avere qualcosa di tuo su Rosebud: qualche poesia, perché no?

    Francesca ricevuto il tuo libro! (ne profitto!:)) grazie

    Molto interessante ciò che dice Franco, a mio avviso bisogna elaborare quei punti e il follow-up di Danila e Angela. Infatti, lo faccio dopo. Grazie!

  7. Franco il punto che mi piace di più è questo: “I lavoratori sono convinti che Celentano può vincere la guerra che loro perdono regolarmente da 65 anni”.

    Il problema in tutto questo è che Celentano la vince senz’altro. Loro appunto la perdono.

    Però la colpa mica è di Celentano. Lui fa il suo lavoro. Come farebbe chiunque. La colpa è la nostra che tutto questo sponsorizziamo. Vivo da quasi vent’anni in Irlanda, molto vicino alla Gran Bretagna, non ho mai sentito che questi popoli nordici (et celtici) abbiano simili fenomeni. Sono appunto fenomeni tutti italiani. Il che la dice tutta. Ciao.

  8. Ascoltando l’intervista con Gianni Morandi, se è vero che Celentano offre il suo compenso interamente alle famiglie disagiate, è un grande! Ma resta sempre fermo che un compenso a sera,di quell’importo, è davvero alto! Perché lo Stato, i Comuni, non aiutano le famiglie povere direttamente, e Sanremo non abbassa i compensi dei vip che vi partecipano? Così la bella figura la fa l’artista, e lo Stato sempre quella… barbina!!!

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