PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Le ali di Nanuk

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

black-headed_gull_-_st_james_27s_park_2c_london_-_nov_2006_edit2di Enrico Porqueddu. Se avesse le ali, mi son detto più volte, volerebbe più in alto di un’aquila, forse con la fantasia, la mia.

Sì, perché quando la vedo scuotersi per un rumorino, fiondarsi verso la porta d’ingresso, richiamata da un tenue scricchiolio dell’ascensore, capisco che qualcuno sta al di là della porta. Gente di casa o qualche coinquilino?

Sta di fatto che lei se ne sta per qualche minuto di “guardia”, muovendo a tratti la testolina e il musetto che fiuta continuamente, in modo quasi ossessivo in attesa che qualcosa accada. Poi si arrende e puntandomi gli occhi addosso pare dire – “falso allarme” –

Quindi riconquista il suo “covo”, sul divano, in posizione di guardia.

Stacco gli occhi dal televisore e adesso sono io che li punto su di lei.

Perché mi guardi?, perché non parli?, le domando.

Mi fissa senza muovere alcun muscolo, minuti e minuti. Poi chiude gli occhi e pare dormire.

Ma é più vigile che mai perché ad un mio pur minimo movimento li riapre e ancora mi fissa.

Quante vole, nel pomeriggio, si ripete la stessa scena? Molte e, senza distrami, continuo ad interrogarla “sarà il caso che tu ti decida. Capisco che ti manca la parola ma, santa pazienza, cerca di imitarmi e sforzati per articolare almeno una parolina”   Niente da fare: talvolta mugugna e sembra quasi che ce la stia mettendo tutta per…parlare. Insisto, ma poi faccio altro. Si accosta alla porta finestra del terrazzino, che è chiusa, e riprende a mugugnare, facendomi capire che vuole uscire. Sul terrazzino c’è una poltrona in vimini sulla quale ho sistemato un cuscino e quando le permetto di uscire lei vi sale e rotea la testa inseguendo pedoni o mezzi motorizzati che transitano nella strada. Pare…un vigile urbano impegnato nel regolare il traffico. E allora, quando fa rientro in salotto, le chiedo com’è andato il servizio, se ha elevato qualche multa e quante auto hanno transitato. Chissà perché non mi…..risponde. Si accuccia nella sua postazione e riprende a fissarmi per qualche minuto. Perdo la pazienza e le dico che mi pare, il suo, un comportamento non consono alla…….divisa che veste. Quando mai, la rimprovero, un pubblico ufficiale non risponde alle domande, specie

quando a formularle è il “comandante”, cioè, io?

Passano le ore. Lei di tanto in tanto scorrazza per le stanze. Si reca in cucina dov’è “apparecchiata la sua tavola”

Ma, da mangiare, ancora non c’è nulla. Allora si accontenta di qualche sorso d’acqua, poi ritorna in salotto.

Accanto all’antica libreria c’è un pupazzetto, lo agranfa e si avvicina, sfidandomi a portarglielo via. Ci tento, fallisco perchè lei, con una velocità supersonica, si allontana. La scenetta si ripete, lei vince sempre.

Perdo la pazienza, insomma, le dico, se vuoi giocare devi passare “la palla”, sennò che gioco è?

Mi guarda attonita, pare non capisca e invece sono più che sicuro che capisce, eccome!

Quando mi va meglio riesco a strapparle il pupazzetto. La sfida. Fingo di lanciarlo ma lo tengo, lei sta allerta, mi studia, muove gli occhietti mentre faccio roteare la palla. Fingo di lanciarla ed è lei che si lancia, inseguendo l’oggetto che rimane comunque stretto nella mia mano. Ma, quando alla fine, lo lancio è lei come un siluro, lo insegue e mi sfida ancora. Giocherelliamo per qualche minuto, poi la lascio, ho voglia di leggere. Lei capisce e si rimette a dormicchiare.

Giunge l’ora della cena, mangio poco, lei rimane in salotto ma, quando avverte il profumo di qualche pietanza, mi raggiunge, mi fissa, so che cosa vuole, vuole mangiare. Le preparo “la cena”, mangia ma non mi sembra convinta, infatti mangia poco, ok, anche stasera è andata.

Adesso si va a nanna, solita routine d’ogni notte, mi si avvicina e mi fa capire che le devo preparare “il letto”, che faccio.

Si accuccia, chiude gli occhi, solo apparentemente, perché mi sta spiando. Spengo la luce, la notte trascorre serena.

Al mattino mi si avvicina fissandomi. Niente “colazione”, l’ho abituata così, da tre anni, da quando mio figlio m’ha fatto questo “regalo”, aprendomi ad un mondo, a me fino ad allora sconosciuto, quello dei cani.

Già, di un cane, anzi, di una cagnolina ho voluto dire in questo raccontino che sta tra la fantasia e la….psichiatria! E’ noto, infatti, che tutti coloro che hanno un cane non sono proprio giusti di testa e la mia cagnolina, Nanuk, di testa mi ha fatto uscire.

Sfido chiunque ancora non si sia accostato a questo mondo a “quattro zampe”, a tentare di esplorarlo. Si apre, d’incanto, un paradiso di dolcezze, di sensibilità, di amore immenso, pare quasi di vivere oltre la brutta realtà di questi tempi.

E allora non ci resta che sperare che,  un giorno,  ai cani venga dato il dono della……….parola.

Si capirà, forse, quanto questi esseri siano davvero i migliori amici dell’uomo.

Non ci credete?. Beh!, vi sfido. Anzi, mi…..fido, di me stesso e del messaggio che ogni giorno la mia Nanuk mi regala.

Nella fotografia, un uccello mentre spicca in volo, autore Diliff, opera propria, 2006, fonte Wikipedia.

3 Comments on Le ali di Nanuk

  1. Bellissimo raccontino! Sembra di vedere la scena. Nanuk è uno splendido nome: in eschimese significa “il grande vagabondo solitario” e si tratta dell’orso bianco polare. Ma mi par di capire che questa cagnetta sia piccina. Davvero si riesce a dialogare con un animale, non serve che abbia la parola, basta uno sguardo, un gesto, e nasce un vero e proprio dialogo, molto più intelligente di certi discorsi vuoti tra persone che non hanno veramente nulla da dirsi. Lo so: ho studiato i vari versi del mio Chico, un volpino di Pomerania biondo: ad ogni sua esigenza, emette un versetto particolare: quello per dirmi che è ora di uscire per la passeggiata igienica, quello per dirmi che sta per suonare il citofono (sente il rumore del motore dell’auto di mia figlia,ancora prima che lei parcheggi e prema il campanello), quello per dirmi che ha fame, portando in giro per la cucina la sua ciotola vuota. E via di seguito. Comprendo quindi Enrico, quando ammetti di aver perso la testa per la tua cagnolina! Però non son tutte rose, qualche volta i nostri compagni a quattro zampe sono anche indisponenti, capricciosi,disubbidienti….come certi bambini, ma non per questo li amiamo di meno.

  2. Caro direttore grazie mille. Inutile dirti che aspettiamo altri tuoi pezzi se vogliamo fare crescere Rosebud come si deve. E con il giornalismo online non vi è nulla come… partecipare. Tutti insieme appassionatamente. Ma, dico io, meglio se bravi. Per questo ti vogliamo qui. Grazie.

  3. Gabriello // 28 November 2012 at 17:16 //

    A cuor contento Caro Direttore .

    Gabriello

Comments are closed.