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Yousra: PREGO ALLAH INFILANDOMI I LEGGINGS. Ma non è che il CORRIERE ci sta copiando?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Danila Oppio. Neanche farlo apposta! Il destino a volte si diverte! Stamattina ho comperato il Corriere della Sera – giornale che non stimo più, ma mi interessava l’allegato – e ho trovato un articolo che pare far seguito al tuo di ieri (ndr Danila fa riverimento all’articolo della signora Alexandra Stanisic: Sulayman, Yazbeck, Muhammad: eroine del mondo arabo in rivolta, oltre il fascino femminile e il glamour, pubblicato su Rosebud), relativo all’attrice siriana  Sulayman. Qui riporto alcuni stralci di un’intervista rivolta ad un’altra attrice, questa volta egiziana, e si nota la differenza!

“Il titolo dell’articolo è un po’ dissacratorio: PREGO ALLAH INFILANDOMI I LEGGINGS”:

Corteggiata dai registi, minacciata dagli integralisti .Yousra è uno dei volti più amati del mondo arabo. Ma guai a parlare di politica alla Sharon Stone d’Egitto: “Sono un’artista e non mi schiero”. (Vigliacca?)

Yousra in arabo significa:  successo, fortuna.

Dice: dopo la rivoluzione è stato terribile, mi hanno messo sulla lista nera dei collaboratori di Mubarak con tante celebrità, perfino con il tycoon Nagib sawiris e il papa copto Shenuda. Tutti trattati come traditori, racconta più indignata che spaventata. “Durante la rivoluzione ero all’estero, non riuscivo nemmeno a rientrare. Ho solo detto che temevo per la stabilità del mio Egitto che amo più di ogni altra cosa. Sfido chiunque a provare il contrario. Nel caos seguito al crollo del regime molti hanno usato la libertà per farsi pubblicità, parlando a caso, e dando credito a voci assurde”.

Della rivoluzione e delle conseguenze dice che non vuole parlare. La politica è sporca, non mi è mai piaciuta e non mi sono mai schierata….

Qui mi fermo,ma resto perplessa: da un lato si evince uno spirito libero, che prega Allah, ma indossa i leggings. Dall’altra si chiama fuori da qualsiasi schieramento politico. Come mai era all’estero, durante la rivoluzione? Fuggita? Mah! Se prende posizione verso i rivoluzionari, o verso il regime di Mubarak, rischia di rovinarsi la carriera.

Questo mi conferma la tua chiusura di un commento:  Bisogna lottare contro il mobbing, contro la sopraffazione, contro il dispotismo, contro la cancellazione dell’individuo come tale, contro la viltà, contro la goliardia, contro il leccaculismo per partito preso, contro tutto ciò che uno spirito onesto e pulito rifiuta come merda che ti deve girare intorno ma non ti deve sfiorare mai. Chi sacrifica la sua libertà in nome della sua sicurezza non merità né la libertà né la sicurezza!

Mi pare che Yoursa sia l’esatta antitesi di Fadwa!

Nella fotografia, il Tetrapylon di Palmira in Siria. Autore HighContrast, opera propria, dicembre 2009, fonte Wikipedia.

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13 Comments on Yousra: PREGO ALLAH INFILANDOMI I LEGGINGS. Ma non è che il CORRIERE ci sta copiando?

  1. Be’ non è che il Corriere ci sta copiando (anzi grazie all’autore dal cui articolo, tu, Danila, hai preso questi stralci), piuttosto c’è da chiedersi perché tanto focalizzare su Yoursa e non su Sulayman… Comunque, visto che abbiamo la possibilità di andare direttamente alla fonte, in Siria, chiediamo quale è la visione di Yoursa in loco e vediamo… Così almeno abbiamo una visione obiettiva prima di dirimere…

    E questo ferme restando le parole della stessa Sulayman che abbiamo letto ieri: ci sono una infinita serie di artisti di regime in Siria o artisti che sono tali solo perché direttamente legati alla Sicurezza Nazionale. Del resto, non sono argomenti noti anche su queste italiche sponde? Meditate gente, meditate…. e grazie Danila. Fantastica!

  2. Alcune precisazioni: l’articolo – tagliato poiché ho preso solo la parte che ci interessava, il resto era solo gossip – l’ho preso da “Io donna”, l’allegato settimanale del Corriere della Sera, la cui autrice è Cecilia Zecchinelli. Questo per amor del vero e per non essere tacciata di plagio. la parola tra parentesi, inserita nell’articolo, è mia (Vigliacca?). Il resto a partire da Qui mi fermo…” è frutto delle mie considerazioni.

  3. Grazie Danila per questa precisazione di cui non sapevo. Be’ chiediamo venia eventualmente alla signora Zecchinelli e teniamo il tutto per il momento….
    Anche perché sto aspettando delle risposte per saperne di più…

    Detto questo l’argomento resta vivo e dovrebbe essere sviscerato meglio in un sito come questo. Nell’articolo precedente, quello della signora Alexandra si sottolineava a più riprese il rapporto, in Siria, tra l’artista e lo Stato.

    Un rapporto a mio avviso da analizzarsi con attenzione anche da noi. A mio avviso, per esempio, la crisi lo ha in qualche modo cambiato e, paradossalmente, in meglio… perché finite le sovvenzioni….. non se pappa più e resta solo il vuoto…. laddove non era riempito adeguatamente dalla vocazione artistica, s’intende. O no?

  4. Te lo dico subito. Prima c’era il dinero dello Stato che inondava Premi Letterari, manifestazioni culturali, e tanta roba di cui se ne poteva fare francamente a meno… perché alla fin fine era tutto un magna magna. Adesso il borsellino è chiuso, ma chi sa fare arte la fa comunque. Un bravo cantante continua a cantare e a vendere, un bravo violinista continua a suonare e un bravo attore continua a recitare. Gli altri? Non servono. Braccia levate all’agricoltura come direbbe il mitico e grandissimo Guareschi.

  5. Rina, avevo solo dimenticato di citare il nome della giornalista che ha scritto il pezzo su IO DONNA, che comunque resta una testata del Corriere della Sera. Era doveroso dirlo.Ma dico anche che mi sono limitata ad estrapolare alcune parti, trascurando quelle che si occupavano solo di gossip, Parti che riguardavano il rapporto che l’attrice ha con la politica, ed il divario di scelta tra la prima (siriana) e la seconda (egiziana). La prima ha abbracciato la causa a difesa delle donne (emancipazione e libertà), la seconda ha preso le distanze dalla politica, ha dato un colpo al cerchio ed uno alla botte, per non sbilanciarsi, in modo da non mettere a rischio il suo lavoro e di conseguenza la sua vita. L’antitesi tra coraggio e vigliaccheria.
    Mi pare normale inserire in un testo anche qualcosa che non ci appartiene, se vogliamo lavorarci su. Chi scrive un libro, spesso cita brani presi da altri autori, e poi li elabora, oppure gli servono per sottolineare un concetto: io ho fatto lo stesso, solo avevo dimenticato di scrivere il nome della giornalista. E ho messo la pezza con il secondo commento!

  6. Non ti preoccupare Danila le citazioni fanno parte del normale modus operandi sono certa che l’autrice capirà. Al limite se necessario taglieremo qualcosa. Hai fatto bene a citare l’autrice perché questa è la corretta prassi deontologica. Sul resto, sull’argomento, vorrei tornarci domani con serenità. Si tratta infatti di qualcosa che vale la pena continuare a discutere…

  7. Danila per il momento aggiungo solo qualche notizia che mi è stata data da mie fonti.

    Yusra sarebbe una attrice egiziana che avrebbe rilasciato la seguente dichiarazione ad un quotidiano kuwaitiano, ovvero che “lei piange perché gli arabi stanno tradendo la Siria”. Lei supporterà Bashar Al-Assad. Anzi, lo sostiene già e prima ha sostenuto Mubarak. Secondo le mie fonti non è artista di eccezionale talento ma naturalmente ci sarà pure qualcuno che la penserà diversamente…
    Almeno credo. Qualora un suo fan volesse smentire siamo qui.

  8. Le notizie che tu hai aggiunto, non le conoscevo, ma le supponevo! Quando non si vuol perdere il prestigio ottenuto, si lecca il c..o ad ogni capo di Stato! Molto differente dalla mia amica egiziana Nabila, che decenni fa mi diceva di ammirare Mubarak: lei era costretta a farlo, altrimenti non le davano l’espatrio per venire con la sua famiglia in Italia. E lì in Egitto, parlo di 20 anni fa, suo marito insegnava pedagogia, con uno stipendio mensile equivalente a 100.000 lire italiane e doveva mantenere una famiglia di 4 persone. Venuto in Italia, ha trovato lavoro come cuoco presso la moschea di Milano, e lo stipendio è lievitato a 2 milioni. Tant’è vero che si sono costruiti una bella casa, hanno aperto un distributore di benzina con annessa cafeteria, nella loro città egiziana, che si trova a mezza strada tra Il Cairo e Alessandria. A suon di sacrifici, si sono creati un futuro. Credo quindi che il meccanismo di accettazione passiva di un certo governo, sia anche la conseguenza della necessità di vivere o sopravvivere. Ma questa attrice, paragonata in quell’articolo addirittura a Sharon Stone, sconosciuta al resto del mondo, forse deve solo mantenere un livello di vita molto alto, che se prendesse posizione verso il malgoverno, perderebbe. Una bella differenza! Un po’ come gli italiani che, sotto il fascismo, divenivano fascisti per forza, altrimenti perdevano la tessera per gli alimenti di prima necessità, per non dir di peggio.

  9. Per carità quello che dici è molto giusto. Però a mio avviso vale più per il signor Rossi. E’ meno perdonabile in un’artista. O meglio per fartelo perdonare devi essere un artista molto molto valido, pensiamo per esempio ai grandi artisti del Rinascimento che si mettevano al servizio dei mecenati, be’ dico io, per fortuna lo hanno fatto!
    Dentro i contesti moderni che stiamo analizzando invece le questioni sono differenti. E sono differenti perché io so che ci sono e ci sono stati innumerevoli uomini e donne qualunque che sono morti per difendere la loro libertà. Allora se un artista non è in grado di far sentire la sua voce per proteggere quegli uomini e quelle donne, quei martiri del pensiero libero, meglio sarebbe che usasse la sua arte per sparire. E nascondersi. Questo io penso, perché penso che essere artisti sia soprattutto avere un sentire diverso, a suo modo più completo e se quel dono non può essere messo a disposizione per i bene dei più, ma diventa solo prezzolato mezzo per titillare il proprio narcismo… be’ di quel dono noi tutti possiamo farne tranquillamente a meno. Baci.

  10. sorry per i refusi di troppo….

  11. Il tuo discorso non fa una grinza! Ma non è neppure opposto al mio: in questo caso Nabila e famiglia (il signor Rossi di cui parli) ha dovuto arrangiarsi da sola. Mentre se ci fosse un nutrito gruppo di persone, un partito popolare che sappia difendere i diritti dei cittadini, che sappia mettere in moto una campagna contro la tirannia, che conosca la sofferenza dei fratelli compatrioti, e quindi usi quei mezzi per farla conoscere al suo governo e che il popolo non è un gregge comandato dal bastone del pastore, e dal cane maremmano! Solo che spesso succede che questa sofferenza viene raccolta da altre Nazioni, Nazioni che hanno tutto l’interesse di metterci lo zampino – e gli interessi sono sempre di natura economica, non certo come azione di pace – così poi entrano le truppe alleate, compiono stermini giustificati come necessari per la difesa della nazione sottomessa al tiranno, in effetti solo a fini di lucro. Quante guerre avrebbero potuto essere evitate? O quanto meno, restare solo rivoluzioni interne, da sbrigarsela tra connazionali. Ma quando subentrano altri Stati, io sono persuasa che peggiorino la situazione. E’ come se in casa mia ci fosse una forte discussione tra genitori e figli, o tra fratelli e arrivasse il vicino di casa, e anche quello più lontano, e cominciassero a mollar sberloni a destra e a manca, dando ragione a questo o a quello, così poi si chiamano i rinforzi e, invece di restare una lite familiare, che magari sarebbe finita a tarallucci e vino, diventa una guerra civile e poi una guerra mondiale. Il mercato delle armi, gli interessi sul petrolio, sui luoghi strategici cui mettere basi e quant’altro, creano enormi motivazioni per entrare in guerra contro il nemico di un popolo del quale magari, fino a poco tempo prima, nessuno se ne era occupato. Cos’ muoiono amici e nemici, si distruggono paesi e città, si rende ancor più deserto un luogo che già mancava di tutto, e si lascia solo desolazione. Ci sono Enti appositamente creati per evitare le guerre, ma sonnecchiano, se ne infischiano ONU svegliati! Dove c’è un dittatore, lo si rimuove, non con la violenza, ma con un ordine perentorio che arrivi da chi ne ha l’autorità. Dove ci sono sommosse, non si inviano armi per aggravare la situazione. Ma quanto scrivo sono solo idee utopistiche, troppi interessi si intrecciano in queste vicende! Ci vogliono portatori di Pace, ma che sia Pace vera, non solo una bandiera sventolata fin che tira vento, e poi ripiegata e riposta in un baule!!!

  12. Be’ se lo sposti su quel tavolo il discorso concordo. Lì però entrano in gioco altri argomenti a cominciare dai discorsi di Realpolitik e senza dimenticare gli interessi specifici delle nazioni. Nel mio post io parlavo soltanto del comportamento del singolo. E del singolo-artista in particolare. Il rapporto tra l’artista e lo Stato (incluso un eventuale Stato canaglia) è un tema notevole come scriveva la stessa signora Stanisic e dovrebbe essere investigato nel dettaglio. A volte non lo si fa (parlo per esempio dei giornali che contano) perché si ha la coda di paglia. Altro che schiena diritta!

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