PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Don Verzé: l’uomo che era sicuro di superare la boa dei 100 anni.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Danila Oppio. Scrive Beppe Grillo: e’ morto don Verzè, aveva 91 anni e sembrava in ottima salute come a suo tempo Papa Luciani, per rimanere nell’ambito religioso, o Sindona, per spaziare negli affari clericali. Lascia il San Raffaele, uno dei simboli del potere terreno di Comunione e Liberazione, e un crack di 1,5 miliardi di euro. Dicono che ad ucciderlo sia stato un arresto cardiocircolatorio dovuto allo stress per l’ipotesi di reati di bancarotta e associazione a delinquere. Anche se l’infarto fosse vero, nessun italiano ci crederà mai.

Una domanda: “Chi gli ha portato il caffè corretto?”.

Filippo Facci asserisce: “Don Verzè resta un uomo che nella sua lunghissima vita ha fatto più cose (buone) di quanto riuscirà la maggior parte di noi messi insieme”.

Statera: “Il jet privato, le ville in giro per il mondo, le fazende brasiliane, i festini, la religione come paravento etico, gli affari, la politica, i servizi segreti usati come armi mafiose contro i renitenti”.

Conosco don Verzè per quanto si è parlato di lui, nel bene e nel male. Ho preso alcune citazioni, giusto per fare il quadro del personaggio. Il mio punto di vista conta poco, ma sono persuasa che un uomo di chiesa debba occuparsi delle cose dello spirito, non di quelle degli affari e del mondo.

Il San Raffaele è nato per curare, come tutti gli ospedali, ed è stato voluto all’avanguardia come, anzi meglio, di alcune cliniche svizzere. E fin qui, nulla da eccepire. Ma è diventato il mausoleo di don Verzé, la cattedrale del suo potere e della sua illimitata ambizione.

Si sono compiuti passi alquanto più lunghi della gamba e – forse – in modo non proprio onesto. Dico “forse” perché non spetta a me giudicare, non ho in mano prove e documenti, ma credo che se c’è una giustizia, questa sonderà a fondo come si sia potuto toccare il fondo con un deficit tale da far scoppiare un bubbone pieno di marciume.

Il potere porta a perdere di vista la realtà: per don Verzé, pasteggiare con vini pregiati, costosissimi, sembrerebbe fosse cosa normale, così come volare su un jet privato. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…..

Ho un sommo rispetto per i sacerdoti, se questi si limitano a celebrare il loro mandato, con vocazione piena. Così se costruiscono chiese laddove non ce se sono, piccoli ma efficienti ospedali nei Paesi del Terzo Mondo, istituiscono scuole, o scavano pozzi per ottenere quel bene prezioso che è l’acqua, considero la loro opera encomiabile.

Don Verzè al secolo non ci è arrivato: com’è possibile che in un ospedale all’avanguardia, non siano riusciti a tenerlo in vita per almeno altri 200?

L’uomo si crede grande, ma poi è una falena che si brucia le ali non appena sfiorano le luci della ribalta e si sa, chi vuol salir più su di quel che possa, sente poi nel cascar maggior percossa.

Da questa vicenda ho appreso un buon insegnamento: noi non abbiamo la padronanza del nostro tempo su questo pianeta, facciamo progetti a lunga gittata, ci sentiamo immortali, ma poi finiamo tutti in una fossa, quando meno ce lo aspettiamo: vale dunque la pena lasciar di noi un ricordo infangato, perché abbiamo vissuto senza scrupoli morali?

Ai posteri e a voi l’ardua sentenza!

Nel quadro “Suora in clausura”, Doris Ulmann, 1882–1934.

13 Comments on Don Verzé: l’uomo che era sicuro di superare la boa dei 100 anni.

  1. Bellissimo pezzo Danila: stiamo crescendo un’ottima generazione di giornalisti digitale. Anche se tra te e Franco a forza di “raffreddare” ho finito il ghiaccio!:) Sperem bien!!

  2. Potrei dire che “Danila è… l’Oppio dei lettori”, come Don Verzè predicava l’oppio dei popoli. Non mi trovi d’accordo Danila.
    All’inizio Don Verzè ha sognato il suo progetto, poi chi l’ha realizzato ha infangato il suo sogno. Dire che i preti fanno bene il loro mestiere solo se costruiscono chiese e scavano pozzi è alquanto riduttivo. I preti devono sporcarsi le mani col sangue, con la droga, con la prostituzione e con gli ospedali. Padre Pio fece uno degli ospedali migliori d’Italia; lo trattiamo anche lui come don Verzè? Un Papa ci provò e un altro lo ha fatto santo e allora chi dei due?
    Salvo
    P.S. Il ghiaccio a Rina lo porto io, oggi in Sicilia, nevica.

  3. La discussione si fa interessante e credo che lo diventerà ancor di più domani…. Si, Salvo forse è il caso che ne raccogli una carriolata di ghiaccio temo potrebbe servire….:)

  4. Credo che per certi versi stiamo tornando verso alcuni temi trattati anche nell’articolo di Enrico. Esiste, ed è sempre esistito un gap formidabile tra la religione ideale proposta da Cristo e quella professata dai suoi uomini in terra. Gli uomini e le donne di Chiesa dovrebbero trattare argomenti-altri. Detto questo, è pure vero che alcuni compiti-spirituali hanno bisogno di un input pragmatico. E’ mia opinione per esempio che qualche volta possa servire “sporcarsi un poco le mani e l’anima” per costruire un ospedale che allevierà i dolori di molti….. Perché no? Il problema sorge solo quando quei molti anziché essere gli “ultimi fratelli” di cui parlava Gesù Cristo, sono i figli di Tizio e di Caio. Insomma, i soliti noti, GLI AMICI. O meglio l’elite, l’establishment. A quel punto l’anima credo ce la si potrebbe essere fottuta per nulla.

    Solo pensieri in libertà si intende perché noi possiamo solo ragionare su situazioni astratte e non abbiamo né il diritto né il “dovere” di speculare su ciò che non sappiamo. Credo.

  5. Cara M.Teresa….sul giudizio temerario posso essere d’accordo, ma su fatti ben segnalati, che non sono cosa di oggi, ma vecchi di anni, si può solo o condividere o prendere le distanze. La Chiesa deve fare un netto distinguo tra “cose del mondo” e cose di Dio! Gesù disse chiaramente ai suoi discepoli: siate NEL mondo,ma non siate DEL mondo”. Chiarissimo il concetto. Occuparsi del male del mondo è dovere della Chiesa, per risanarlo, ed in questo rispondo anche a Salvo, quando parla del “sporcarsi le mani”. Ma se un medico non usa le precauzioni quanto cura un malato infetto, s’infetta pure lui. Mi pare evidente che un conto è prendersi cura del male, sia esso fisico che morale, un conto è farsi contagiare. Posso immaginare, anzi lo voglio, che don Verzè sia partito con un bagaglio di buone intenzioni e sentimenti, ma poi si è fatto fagocitare da qualcos’altro. Potere, cattivi consiglieri, megalomania…. in quanto a quest’ultima, dimmi cosa serve, a livello di cure ospedaliere, quella cupola con l’angelo, costata una barca di soldi! Che lìArcangelo dorato forse serve a curare i degenti in ospedale? Cè una grossa tendenza al buonismo: tutto si copre,tutto e lecito o quasi, ma cosa vuoi che sia, c’è di peggio, e via discorrendo! Poi ci lamentiamo che le cose vanno male, e per “cose” intendo la politica, il governo,l’economia, le istituzioni, compresa la Chiesa, ma cosa facciamo per interrompere questa rovinosa caduta in basso? Teniamo la bocca chiusa, al massimo facciamo come te, tappiamo quella di chi vuol denunciare, giustifichiamo anche i reati più miserevoli. Non mi sono mai occupata in passato di certe situazioni: lasciavo correre,mi bastava star bene io e la mia coscienza, gli altri facessero quello che meglio o peggio credevano. Ma se non alziamo la voce, se non mettiamo un out-out a certe deplorevoli azioni, che mondo offriamo aile generazioni future? Da chi potranno mai prendere esempio,se non ci sono giuste figure di riferimento ? Voglio che i miei figli ed i miei nipoti sappiano che “così non s’ha da fare!”. Smettiamola di difendere le azioni di chi non merita lode!! ( e badate bene, io non condanno colui o colei che sbaglia, ma le azioni errate, e don Verzé ne ha commesse tante!

  6. Non voglio intervenire nella vostra bella discussione Franco quindi ignorate questo commento. Volevo sottolineare come l’incipit al tuo commento si sia guadagnato l’ennesima prima pagina su Rosebud tra gli ipse-dixit de noiartri. Ormai sei la stella incontrastata del sito mitico Franco!

    Per il resto di che ti sorprendi: di fatto sto allevando una scuola di giornalisti-digitali proprio come li avevo sempre immaginati io!!! Chiamami la Maria-de-Filippi de noiartri o del giornalismo-online che dir si voglia. Ciao.:)

  7. Effettivamente “allevatrice”….:)

  8. A mio avviso meglio sarebbe se tornassimo sull’argomento dell’articolo. Per esempio a me piacerebbe sapere che uomo era, o meglio che “carattere” era Don Verzé…. Il carattere di un uomo non è sempre specchio della sua sostanza, ma, conoscerlo, aiuta.

  9. Carissima trovo il tuo commento molto appropriato. E molto saggio. Ben sapendo quanto tu abbia a cuore le cose dello spirito ti fa onore che tu sappia guardare alla faccenda tanto spassionatamente mentre difendi comunque il tuo credo. Un abbraccio.

  10. E’ doveroso da parte mia rispondere ancora una volta a Maria Teresa: è vero,l’ospedale San Raffaele è un’opera compiuta, ma se questa impresa ha causato un crack di 1,5 miliardi di euro, non è cosa ben riuscita. Se io mi costruissi un castello, non con soldi miei, ma chiedendo finanziamenti a destra e a manca, e poi non ho modo di restituire il prestito, questo castello mi appartiene? No di certo! Quindi quanto ho costruito non è frutto di un oculato impegno personale, o di un finanziamento studiato a tavolino, da ammortizzare in un dato periodo i debiti contratti, ma piuttosto un modo per vivere alla grande senza pensare alle conseguenze. Se infatti il S. Raffaele non troverà acquirenti, rischia di chiudere, e sempre se le notizie media sono esatte, il Vaticano ha ritirato la proposta di aiuti, e allora non solo tutto crollerà miseramente, ma molti perderanno il posto di lavoro. Spero così che qualcuno sia disposto a salvare l’ospedale.
    Sul piano spirituale, la sofferenza per me aumenta. In questa sede non ho mai parlato del mio credo, della mia fede, e di che ruolo io abbia nell’ambito ecclesiale. Lo faccio ora: sono una carmelitana secolare, ovvero una religiosa laica, e quindi incuneata nella Chiesa in modo definitivo, e che amo molto. Per questo sono così arrabbiata quando succedono cose che non rientrano nello specifico di un membro della Chiesa, che possono spaziare dalla pedofilia all’associazione a delinquere, ad azioni fraudolente, a comportamenti non consoni ail’Ordinazione ricevuta o ai voti emessi da un religioso. Vale anche al femminile, per par condicio! E sono stanca dei silenzi, delle coperture, e del svicolare da certi argomenti, tutto nascondendo dietro un dito. Mille giustificazioni inutili e spesso dannose.
    Un prete sbaglia? E’ un uomo che ha sbagliato! Stop. Che errore ha commesso? Un crack economico. Come tanti! Ma essendo un prete, va giustificato, perdonato. E se fosse un Paolo Bianchi qualsiasi? Ah no! Quello va linciato! Davanti al Dio ci arriviamo tutti, credenti o atei, e poiché credo nella giustizia divina, sono certa che Dio giudica le azioni, e non se l’uomo che le ha compiute sia stato prete o laico. Credo nel contempo nella misericordia, e sono certa che il Signore terrà conto delle attenuanti di ogni specifico caso.
    La giustizia umana è molto diversa: non sempre è giusta, talvolta si fa corrompere, talvolta è eccessivamente severa, talvolta condanna un innocente, e la talaltra assolve un colpevole.
    Mario Cal, il braccio destro di don Verzè, il 18 luglio dello scorso anno decise di spararsi, per quale motivo? Paura della giustizia? Vergogna? Non saprei, ciò di cui sono convinta, rimane il fatto che un uomo onesto, che non ha nulla da nascondere, non cerca di fuggire da vigliacco, uccidendosi. Sempre che non si tratti di omicidio, poiché anche la morte di don Verzé pare programmata: 31 dicembre 2011, ultimo botto di capodanno.
    Mi sovviene il caso Gardini, e molti altri: quando la corda che si è tirata comincia ad arrotolarsi intorno al collo,si finisce col rimanere soffocati.
    Per questo grido evviva l’onestà,per questo sogno un mondo pulito, giusto.
    E cara Maria Teresa, certo che dobbiamo esporci in prima persona, mettendoci di nostro perché se un filo d’erba cresce in un terreno incolto, altri fili d’erba prendono esempio e formino un prato! Ma non basta! Non posso curare il mio orticello, se quello del vicino è pieno di erbacce infestanti: devo chiedergli di ripulire il suo terreno, e se non lo fa, devo denunciarlo alle autorità competenti. Questo non lo dico io, lo dice Gesù Cristo agli apostoli: ” se un fratello sbaglia, prendilo da parte e indicagli il suo errore. Se il fratello persiste nel suo errore, chiama a testimoni altri fratelli, e se il fratello è incorreggibile, portalo davanti a tutto il Tempio. (che allora aveva funzione di tribunale). Poi ci sono i Giuda, che risolvono punendosi da soli, col suicidio!
    Non si deve scusare per essere stata sincera, cara Maria Teresa, ha detto ciò che sente giusto, e che anch’io condivido, ma la verità è come un poliedro di cristallo, ha mille sfaccettature, dipende da che parte lo si guarda, e si vede brillare solo il lato illuminato dalla luce, mentre altri lati restano in ombra, se non si prova ad illuminarli! Grazie a lei!

  11. Non ci sono “correzioni” Danila: e chi mai potrebbe farle? A mio avviso ci sono diverse visioni delle cose della vita basate sulle diverse esperienze che si fanno. E tutte queste visioni aiutano a guadagnare prospettive angolazioni interne. Io non sono certa che la vita sia dono tanto prezioso: io penso che sia un dono come un altro nel lungo percorso dello spirito (inteso come essenza – non in senso religioso)…. Più preziosa a mio avviso è la capacità di apprendere e quella di aprirsi agli altri. Di amare gli altri. Conosco persone di 100 anni infatti a cui 100 anni non sono bastati per cambiare di un solo millimetro… per insinuare il dubbio o una lucetta d’amore… e non ho capito se questo è bello. O triste. Ma, appunto, aiuta a riflettere.

  12. E’ quanto intendp, Rina cara, quando parlo di VITA: non certo quella vissuta lasciandosi scorrere il tempo addosso, senza arricchirsi interiormente. Alla nascita, ognuno di noi ha un pacchetto all inclusive donatoci gratuitamente: una mente pensante, un cuore pulsante (d’amore) il desiderio di conoscenza. Non è importante lo sviluppo esteriore, quanto quello interiore. Se non cresciamo DENTRO, saremo solo un corpo che si muove nello spazio, trascinandosi stancamente nella routine quotidiana. Ma se non si possiede la vita, quella che ci fa respirare i giorni, non si può né apprendere né aprirsi agli altri. Il valore dell’esistenza è comprensivo del corpo che hanno concepito i nostri genitori, se non avessimo quello, non potremmo realizzare quelle aspettative che richiediamo a noi stessi. E lo spirito inteso come essenza, non deve essere necessariamente legato ad una religione! E’ talmente qualcosa di così straordinario, proprio perché libero! Personalente, dopo un lungo periodo di riflessione, di dubbi e certezze, ho scelto un cammino, perché dentro questo ho trovato le risposte che cercavo. Altri le trovano su altri percorsi, ma sono a mio avviso, tutti validi. Ciò che importa è dialogare, amare, donare e donarsi, accrescere la conoscenza, poiché è quella a fare la differenza tra un gattino affettuoso e l’uomo consapevole di questo affetto! Un po’ fuori tema, ma ci tenevo a sviluppare un concetto che mi pareva lasciato in sospeso.

  13. Concordo pienamente Danila: sono tutti validi! Un abbraccio.rb

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